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Tasse sulla casa in Italia, che succede se aumenta la cedolare secca

Aumento degli affitti, boom di sfratti e crescita degli affitti brevi tra le possibili conseguenze

tasse sulla casa
Tasse sulla casa e cedolare secca / Gtres
Autore: Redazione

Il prossimo 30 novembre sarà la prima scadenza per il pagamento della cedolare secca 2019. Ma dal prossimo anno tutto potrebbe cambiare. Quali conseguenze porterebbe l’aumento delle aliquote ipotizzato dalla manovra 2020?

La cedolare secca, come si sa, è una sorta di imposta sostitutiva che si applica ai proventi di coloro che affittano casa. Al momento, se per chi affitta casa a canone libero si applica un’aliquota del 21%, per coloro che optano per il canone concordato l’aliquota applicata scende al 10% andando a sostituire anche le imposte di bollo e di registro.

Con il documento programmatico di bilancio 2020, però, ci potrebbero essere delle novità in merito alla cedolare secca, che, dal 10% potrebbe crescere al 12,5%, accompagnandosi ad un aumento da 50 a 150 euro ciascuna dell’imposta ipotecaria e catastale sui trasferimenti immobiliari (tra privati) soggetti all’imposta di registro (prima casa e altri immobili). Il che naturalmente non ha fatto piacere agli operatori del settore, impegnati in questi giorni in una battaglia per evidenziare le conseguenze negative sul comparto immobiliare di una decisione che aumenta la pressione fiscale proprio sulla fetta di mercato destinata alla clientela con maggiori difficoltà economiche.

“E’ assurdo, - ha commentato in questo senso Enzo Albanese, presidente Fimaa (Federazione italiana mediatori agenti d’affari) per l’area Milano, Monza Brianza e Lodi a margine della presentazione dei dati sul residenziale milanese a cura dell’ufficio studi Sigest, - andare ad aumentare la tassazione delle abitazioni a canone concordato, applicato in genere all’abitare sociale che, al contrario, andrebbe incentivato”

“Dalla manovra – aggiunge Santino Taverna, presidente nazionale Fimaa - arriva un ulteriore incremento di imposte sull'immobiliare: non solo triplicano le imposte ipocatastali sui trasferimenti immobiliari (tra privati) soggetti all’imposta di registro (prima casa e altri immobili), ma emerge anche l’ipotesi di un aumento della cedolare secca sulle locazioni a canone concordato. Dopo l’illusione di attenzioni e promesse disattese per il comparto anziché dare ossigeno ad un settore fondamentale per la crescita economica del Paese, lo si appesantisce ulteriormente utilizzandolo come bancomat per fronteggiare qualsiasi necessità, senza mai ricorrere alla riduzione dei costi della spesa pubblica improduttiva che sta affondando il Paese”.

La decisione di aumentare le aliquote delle imposte sul canone concordato, secondo Nomisma, potrebbe indurre i proprietari a convertirsi all’affitto breve, penalizzando ulteriormente l’offerta abitativa per le famiglie che versano in condizioni disagiate e non possono permettersi affitti elevati.

“La possibilità che la cedolare secca sugli affitti disciplinati dagli accordi territoriali (cosiddetti concordati) salga dal 10 al 12,5%, come si evince dal Documento programmatico di bilancio, certifica in maniera inequivocabile la mancata comprensione dei fenomeni in atto – sottolinea infatti Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma. - In una fase in cui il mercato della locazione è esposto alla spietata concorrenza degli utilizzi temporanei (affitti brevi), qualsiasi provvedimento che riduca la redditività dell’opzione tradizionale comporta inevitabilmente uno spostamento di offerta verso le forme di utilizzo degli immobili più profittevoli. A risultare penalizzati non saranno tanto i proprietari, che sapranno riorientare prontamente le proprie scelte, quanto le famiglie, in particolare quelle disagiate, che si troveranno di fronte un’offerta sempre più esigua e un contesto sempre più competitivo. In una fase in cui una lettura informata dei fenomeni consigliava una detassazione delle forme di utilizzo più favorevoli all’inquilinato, si è scelto di andare in senso opposto. Il costo sociale del risicato aumento di gettito che un approccio meramente contabile ha consentito di stimare rischia di rivelarsi elevatissimo. La speranza è che una sopraggiunta consapevolezza consenta di evitare il più clamoroso degli autogoal” .

Definizione, quella dell’autogoal, condivisa da Confedilizia “La cedolare sugli affitti calmierati è una misura sociale - ha dichiarato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – condivisa da forze politiche, sindacati inquilini, operatori ed esperti del settore immobiliare. In questi sei anni di applicazione ha garantito un’offerta abitativa estesa, favorendo la mobilità di lavoratori e studenti sul territorio. Inoltre, come rileva la nota di aggiornamento del Def, la cedolare ha determinato una riduzione senza precedenti dell’evasione fiscale nelle locazioni. Insomma, c’è una misura che funziona, apprezzata unanimemente, ad alto impatto sociale: il Governo vuole davvero modificarla in peggio?”.

"Ci appelliamo alla maggioranza e al Governo affinché rinuncino al proposito di aumentare la tassazione sugli affitti abitativi a canone calmierato per famiglie e per studenti universitari – aggiunge il Presidente di Confedilizia. - Sarebbe una scelta in totale contraddizione, da un lato, con la linea anti-evasione con la quale l'Esecutivo ha voluto caratterizzare la manovra per il 2020 e, dall'altro, con il sostegno alla locazione che il Ministero delle infrastrutture si propone di fornire nell'ambito del nuovo piano casa. Peraltro, oltre a scoraggiare l'utilizzo di questa tipologia di affitto riservata ad inquilini meno abbienti, l'aumento rischia di provocare anche una richiesta generalizzata di ricalcolo al rialzo dei canoni da parte dei proprietari, consentita da una norma del decreto ministeriale che regola la materia”.

Si tratterebbe  di un errore madornale anche secondo Massimo Pasquini, Segretario Nazionale Unione Inquilini. “Aumentare l'aliquota della cedolare secca per i contratti agevolati non ha altro effetto che aumentare gli importi degli affitti in quanto tutti gli accordi fino ad oggi firmati localmente vedrebbero la richiesta da parte delle associazioni dei proprietari di rivedere i valori essendosi aggravata la tassazione. Affitti agevolati più cari significherà anche un possibile balzo negli anni futuri degli sfratti. Questo mentre non giungono notizie sulla cedolare secca relativa ai contratti a libero mercato oggi al 21%. Questa si che sarebbe giusto abolire o innalzare, in quanto è una aliquota di favore a proprietari che scelgono il libero mercato quindi il massimo della rendita, mentre lavoratori e pensionati pagano un minimo del 23% come aliquota Irpef”.

Al momento, tuttavia, nulla cambia. L’acconto della cedolare secca 2019, dovuto per importi superiori ai 51,65 euro si paga

  • in un’unica soluzione, entro il 30 novembre, se inferiore a 257,52 euro
  • in due rate, se l’importo è superiore a 257,52 euro:
    – prima rata del 40% dell’acconto entro il 30 giugno
    – seconda rata del 60% dell’acconto entro il 30 novembre.

Il saldo si versa invece entro il 30 giugno; se si dilaziona il pagamento al 31 luglio, si applica una maggiorazione dello 0,40%.