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Cappotto termico con l’ecobonus al 110 per cento, in cosa consiste l’intervento

Il consigliere CNGeGL, Pietro Lucchesi, spiega a idealista/news cos'è il cappotto termico

Cosa sapere sul cappotto termico / Gtres
Cosa sapere sul cappotto termico / Gtres

Tra gli interventi ammessi dall’ecobonus 110 per cento c’è il cosiddetto cappotto termico. Ma di che cosa si tratta? idealista/news ha approfondito il tema con il consigliere CNGeGL (Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati), Pietro Lucchesi.

Si ricorda che l’ecobonus 110 per cento è disciplinato dall’articolo 119, “Incentivi per l'efficienza energetica, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici”, della legge 17 luglio 2020, n. 77, di conversione con modifiche del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (decreto rilancio). Secondo quanto riportato, "la detrazione di cui all'articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, si applica nella misura del 110 per cento per le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo”. Tra le spese previste ci sono quelle relative a “interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l'involucro dell'edificio con un'incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell'edificio o dell'unità immobiliare situata all'interno di edifici plurifamiliari che sia funzionalmente indipendente e disponga di uno o più accessi autonomi dall'esterno”.

In base a quanto stabilito, la detrazione “è calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a euro 50.000 per gli edifici unifamiliari o per le unità immobiliari situate all'interno di edifici plurifamiliari che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o più accessi autonomi dall'esterno; a euro 40.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l'edificio per gli edifici composti da due a otto unità immobiliari; a euro 30.000 moltiplicati per il numero delle unità immobiliari che compongono l'edificio per gli edifici composti da più di otto unità immobiliari”. Inoltre, “i materiali isolanti utilizzati devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 ottobre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 259 del 6 novembre 2017”.

Ecco di seguito quanto spiegato, proprio in merito al “cappotto termico”, a idealista/news dal consigliere CNGeGL, Pietro Lucchesi.

Pietro Lucchesi, consigliere CNGeGL / CNGeGL
Pietro Lucchesi, consigliere CNGeGL / CNGeGL

Tra gli interventi ammessi dall’ecobonus 110% c’è il cappotto termico. Di cosa si tratta esattamente?

“Il cappotto termico, con chiaro riferimento al capo di abbigliamento, ha la funzione di andare a efficientare meglio quelle che sono le trasmittanze dell’involucro dell’edificio – intendendo con involucro tutte le superfici opache (verticali, orizzontali e inclinate), come indicato nella legge 77/2020 conversione del DL 34/2020 – e quindi di far sì che le prestazioni dell’involucro stesso migliorino. 

Il cappotto fa sì che l’edificio aumenti di prestazioni, ma bisogna fare attenzione anche all’applicazione, perché ove non si riuscisse a coibentare totalmente oppure rimanessero punti senza congiunzioni o spazi privi di cappotto, si andrebbero a creare i ponti termici. Essendo questi estremamente nocivi al fabbricato, è necessario garantire la continuità della coibentazione nei punti di intersezione e di congiunzione con gli infissi.

Poi ci sono altri aspetti da considerare, come la vivibilità dell’immobile e, in particolare, la salubrità degli ambienti confinati. Gli edifici stanno diventando sempre più ermetici, la sommatoria del cappotto insieme ad infissi ad alte prestazioni energetiche e acustiche può impedire e ostacolare la respirazione naturale dell’involucro. A tal proposito, è necessario prestare attenzione ai materiali che si mettono in opera, alle tecnologie che si adoperano per la messa in opera e alla reazione degli edifici stessi”.

Quali sono, nello specifico, i rischi di una errata applicazione?

“Non creare la necessaria continuità. Un fatto nocivo per il fabbricato, in quanto favorisce la creazione di ponti termici, ben visibili con la termografia, che è lo strumento con cui si misura la temperatura della parete e che va a evidenziare i punti in cui l’edificio disperde di più e di meno.

I punti in cui disperde di più sono quelli dove si creano le muffe, materiale organico che può contenere dei batteri e che quindi può essere nocivo per la vivibilità e, soprattutto, per la salubrità. Sono i punti dove rimane più freddo e si forma la condensa, in cui si possono sviluppare per l’appunto anche le muffe e senza una buona areazione si generano ambienti insalubri.

Bisogna coibentare, ma bisogna anche pensare alla salubrità dell’ambiente in cui l’uomo vive. E’ necessario quindi una buona progettazione che sappia unire tutte le tecniche, le tecnologie, i materiali che abbiano come obiettivo i criteri ambientali e creino il miglior ambiente per l’uomo che li vive. Tutto questo va unito a una buona realizzazione”.

E quali sono i benefici?

“Si vanno a migliorare le prestazioni dell’involucro dell’edificio, anche se non si può pensare di risolvere i problemi mettendo un cappotto. Gli edifici cosiddetti energivori – e in Italia ne abbiamo tantissimi – si possono risolvere con un progetto globale degli edifici stessi, che non deve prevedere un senso unico relativo al cappotto o all’involucro.

Il cappotto e l’efficienza energetica dell’edificio rappresentano uno degli elementi che caratterizzano l’edificio, ma ci sono tantissimi altri elementi da considerare che fanno parte del criterio ambientale. Non è corretto rendere un edificio molto efficiente, magari efficientarlo fino a ottenere la classe A, se poi si tratta di un edificio che dal punto di vista statico non sta in piedi o ha dei deficit. La rigenerazione di tutti gli edifici deve produrre un ambiente migliore in linea con il sapere dei nostri tempi e delle esperienze che abbiamo raggiunto. E’ necessario perseguire obiettivi che mirino ad ambienti adatti ai nostri tempi nel rispetto dei requisiti energetici, statici e acustici. Bisogna poi considerare l’integrazione con l’ambiente esterno.

L’efficientamento energetico deve essere ben pensato e ben fatto. In linea di massima un edificio è caratterizzato dall’involucro e dai contenuti dell’involucro con particolare riferimento all’impiantistica. Quindi la sommatoria di queste caratteristiche principali determina la qualità della vita dell’ambiente stesso e la sua compatibilità con l’ambiente. Involucro e impiantistica opportunatamente realizzati possono creare ambienti confortevoli e sani”.

In merito al cappotto termico, cosa prevede nello specifico l’articolo 119 della legge 17 luglio 2020, n. 77?

“L’articolo 119, in merito al cappotto termico, dice che bisogna intervenire su una superficie maggiore del 25% dell’involucro. Non si può accedere al superbonus se interveniamo su superfici inferiori. L’innovazione sta nel fatto che i materiali adoperati per il cappotto devono rispettare i criteri CAM, che sono i Criteri Ambientali Minimi. E’ stato quindi introdotto un criterio ambientale importante.

I materiali che rientrano nei criteri CAM devono rispettare tutta una serie di caratteristiche ambientali che garantiscono nel loro ciclo di vita - ovvero produzione, uso e successivo smaltimento - criteri ambientali. Rientrano nei criteri anche il rispetto della distanza tra il luogo di produzione e di realizzazione assimilabile a quello che più comunemente conosciamo come km 0. 

C’è dunque un’attenzione particolare ai materiali che dovranno essere adoperati proprio per i cappotti degli edifici in relazione all’ecobonus. Si tratta di un input a un criterio ambientale che si deve unire naturalmente a una buona progettazione, a una buona applicazione e a una valutazione di quelli che saranno gli effetti all’interno dell’edificio per migliorare la vivibilità, il comfort e la salubrità.

Come Consiglio Nazionale ci siamo adoperati per far sì che non ci sia solo attenzione ai bonus fiscali, che sono importantissimi, ma che sono un input per raggiungere i veri obiettivi. Abbiamo realizzato una serie di pubblicazioni, e ne faremo altre, per evidenziare l’opportunità che abbiamo per far sì che il nostro patrimonio immobiliare possa essere migliorato dal punto di vista energetico, ma soprattutto ambientale, e quindi per stimolare e mettere in atto tutte quelle tecniche, sia professionali che applicative, che possano portare al miglior risultato possibile dal punto di vista ambientale.

Tutto il mondo professionale è già preparato, ma dovrà migliorarsi ancora. E’ necessario che evolva anche la domanda, che non dovrà essere solo orientata all’agevolazione fiscale, ma dovrà vedere il risultato reale che dovrà essere concreto e utile per tutti, ma soprattutto utile anche per l’ambiente. Del resto, anche gli ultimi accordi con l’Europa ci chiedono un’economia più green, quindi è questa la strada che dobbiamo percorrere”.