Allo scopo di limitare le conseguenze dei terremoti, la normativa vigente impone degli specifici controlli per edifici pubblici e, in alcuni casi, anche privati. Ma quando scatta l’obbligo di verifica della vulnerabilità sismica? In linea generale, si procede per specifiche categorie di edifici, come quelli pubblici o rilevanti - le scuole e gli ospedali, ad esempio - oppure nei contesti lavorativi disciplinati dal D.Lgs. 81/2008. Ancora, l’obbligo può sussistere anche in presenza di modifiche edilizie come ampliamenti e cambi di destinazione, in base alla zona sismica del Comune, all’età dell’immobile e alla tipologia di fabbricato. La priorità è concessa a edifici in Zona 1 e 2, cioè a più elevato rischio sismico, e agli edifici pubblici strategici.
La valutazione e la certificazione della vulnerabilità sismica
Innanzitutto, è necessario comprendere cosa si intenda per valutazione della vulnerabilità sismica e, fatto non meno importante, le differenze con la certificazione antisismica. In linea generale, si tratta di verifiche periodiche sulla capacità di una struttura di resistere a sollecitazioni telluriche, tramite analisi tecniche approfondite, secondo criteri stabiliti dalla normativa vigente. Entrando maggiormente nel dettaglio, si può affermare che:
- la valutazione della vulnerabilità antisismica rappresenta un’indagine strutturale che, tramite appositi calcoli e modelli, quantifica il livello di adeguatezza di un edificio alle sollecitazioni causate dai terremoti. Disciplinata dalle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018), ovvero dal D.M. del 17 gennaio 2018, prevede la produzione di una relazione tecnica firmata da professionisti abilitati;
- la certificazione antisismica è invece, in senso più ampio, una raccolta di documenti - asseverazioni tecniche, collaudi o classificazioni sismiche - che viene prodotta per accedere a incentivi fiscali o all’interno delle compravendite immobiliari. Non risponde perciò a obblighi normativi unitari, bensì testimonia le condizioni dell’edificio al momento della certificazione stessa.
Quando è obbligatoria la valutazione della sicurezza sismica
L’analisi della sicurezza antisismica è solitamente obbligatoria per alcune categorie di edifici o, ancora, in presenza di modifiche che potrebbero alterare la risposta strutturale del fabbricato o dell’immobile. In base alle NTC 2018, si procede a verifica della vulnerabilità sismica per gli edifici esistenti, mentre quelli nuovi devono essere conformi alle normative vigenti sin dalla fase di costruzione.
In primo luogo, l’obbligo si applica agli edifici e alle strutture pubbliche, in particolare:
- agli edifici strategici e rilevanti, come ad esempio le scuole e gli ospedali;
- alle infrastrutture pubbliche, quali ponti, reti stradali e ferroviarie, viadotti e via dicendo.
È però utile sapere che, in determinate condizioni, può essere esteso l’obbligo di verifica della vulnerabilità sismica agli edifici privati, soprattutto nelle zone sismiche 1, 2 e 3. In zona 4, l’applicazione dipende da specifiche disposizioni regionali. In particolare, si procede in presenza di:
- cambi di destinazione d’uso che implicano maggiori carichi o un aumento della classe d’uso;
- interventi strutturali significativi, come ampliamenti, rinforzi o sopraelevazioni.
Ancora, la verifica può essere imposta da ordinanze motivate degli enti competenti - il Comune o la Protezione Civile - tipicamente a seguito di un terremoto, riclassificazioni di zona o situazioni di rischio specifico.
Un esempio di verifica di vulnerabilità sismica potrebbe riguardare un condominio residenziale, costruito negli anni ‘70 in zona sismica 2. Se l’assemblea condominiale decide di modificare la destinazione d’uso dei locali al piano terra, da residenziali a commerciali, si presuppone un aumento dell’afflusso di persone e, di conseguenza, della classe d’uso.
In base alle NTC 2018, si dovrà quindi procedere a una valutazione dettagliata: un ingegnere strutturista analizzerà travi, pilastri, tamponature e fondazioni, evidenziando eventuali carenze e le relative misure correttive, che diventano vincolanti per poter ottenere la relativa pratica edilizia.
I valori di riferimento per la vulnerabilità sismica
Per quantificare l’effettiva sicurezza di una costruzione, le NTC 2018 definiscono un parametro principale, ovvero l’indice di sicurezza sismica. Questo parametro misura quanto l’edificio esistente sia resistente, rispetto a quanto richiesto per una nuova costruzione sullo stesso sito. Semplificando, l’indice viene calcolato come il rapporto tra:
- la capacità della struttura, ovvero la massima azione sismica che l’edificio può sopportare prima di un danno grave o di un collasso;
- la domanda sismica, cioè l’azione sismica prevista dalle NTC 2018 per una nuova costruzione nello stesso luogo e con caratteristiche simili.
Prendendo in considerazione anche altri fattori, come i livelli di conoscenza, la classe d’uso e la zona sismica, vengono quindi elaborati i valori dell’indice di vulnerabilità sismica:
- se maggiori o uguali a 1, l’edificio è adeguato sismicamente;
- se inferiori a 1, l’edificio presenta vulnerabilità e non raggiunge gli standard per le nuove costruzioni.
In base all’esito, possono essere disposti interventi di riparazione, di miglioramento o di adeguamento. Per interventi di miglioramento sismico, quando obbligatori, le NTC 2018 richiedono soglie minime, come un incremento di almeno 0,1 o il raggiungimento di 0,6 per scuole ed edifici strategici.
I soggetti abilitati alla verifica
Quando si rende necessaria una verifica della vulnerabilità sismica, la valutazione deve essere affidata a professionisti abilitati, dalla comprovata conoscenza delle normative antisismiche e delle necessità tecniche indispensabili affinché gli edifici siano sicuri. Fra questi vi rientrino:
- ingegneri strutturisti;
- architetti abilitati;
- società specializzate.
È però necessario che i professionisti dispongano di una formazione specifica sulla sicurezza antisismica e, ancora, che venga rilasciata una relazione tecnica ufficiale al termine dell’intervento di controllo.
Chi deve valutare il rischio sismico secondo il D.Lgs 81/08
Un caso particolare è rappresentato dagli edifici o dai fabbricati impiegati a scopo lavorativo, regolati dal Testo Unico sulla Sicurezza del Lavoro, ovvero il D.Lgs 81/2008. Quest’ultimo richiede al datore di lavoro di considerare il rischio sismico della struttura, includendolo nel Documento di Valutazione Rischi, specialmente in zone classificate come sismiche.
La valutazione deve essere disposta dal datore di lavoro, supportato dal Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, considerando l’epoca costruttiva dell’edificio, la zona sismica e tutti i necessari aggiornamenti normativi. Un’analisi strutturale approfondita, affidata a ingegneri qualificati, diventa necessaria se dalla valutazione preliminare emergono criticità significative, per garantire ambienti di lavoro sicuri.
Quando è obbligatoria la certificazione antisismica
A differenza della verifica di vulnerabilità, indispensabile nei casi previsti dalla normativa, la certificazione antisismica non è soggetta a un obbligo generalizzato sul territorio italiano. Si tratta infatti di una documentazione che viene rilasciata per esigenze specifiche, come ad esempio l’ottenimento di agevolazioni fiscali o per i collaudi post-intervento.
Di norma, la certificazione può essere richiesta:
- per accedere al Sismabonus o ad altri incentivi fiscali, che richiedono la verifica della classificazione sismica dello stabile, prima e dopo l’intervento;
- per i collaudi statici obbligatori, a seguito di interventi rilevanti;
- per alcune procedure amministrative specifiche - ad esempio, in caso di condono o rilascio di titoli abilitativi - dove può essere richiesta la documentazione tecnica strutturale, come la relazione, il collaudo o l’attestazione di idoneità statica.
Quando scatta l’obbligo di adeguamento antisismico
A seguito dell’analisi sulla resistenza sismica, possono essere proposti diversi interventi, in base alle condizioni dell’edificio:
- il controllo periodico e la manutenzione, tipicamente consigliati quando non vi sono gravi rischi;
- il miglioramento sismico, con interventi che non modificano in modo impattante l’edificio, me ne incrementano la sicurezza;
- l’adeguamento sismico, ovvero degli interventi che permettono alla struttura di diventare conforme alle normative vigenti.
Ma quanto scatta l’obbligo di adeguamento sismico? In linea generale, questa misura richiede di raggiungere un indice di sicurezza sismica completo, salvo i casi in cui le NTC 2018 prevedono livelli inferiori, ad esempio per interventi classificati come miglioramento. Per gli edifici privati si dovrà procedere quando:
- si eseguono interventi che aumentano i carichi globali in fondazione di più del 10% o che determinano un passaggio a una classe d’uso con requisiti più severi;
- si realizzano ampliamenti, sopraelevazioni o ristrutturazioni rilevanti che interessano gran parte della struttura portante;
- si cambia destinazione d’uso con implicazioni strutturali significative;
- l’edificio è stato danneggiato da un terremoto e serve ottenere un nuovo certificato di agibilità;
- vengono emesse ordinanze specifiche dagli enti locali o dalla Protezione Civile.
Negli altri casi, l’adeguamento degli edifici privati rimane volontario. Per quelli pubblici e strategici, le verifiche e gli eventuali adeguamenti sono inseriti in programmi nazionali pluriennali di prevenzione, finanziati con risorse specifiche.
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