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La Bce è pronta a ridurre gli stimoli: ecco la nuova tabella di marcia

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Autore: Redazione

La Banca centrale europea (Bce) ha presentato i propri piani per i prossimi mesi. Come si aspettava il mercato, l’ultima riunione del Consiglio direttivo dell’autorità monetaria ha portato a cambiamenti nella politica di stimoli applicata nella zona euro dalla primavera del 2015.

In particolare, la Bce ha annunciato che ridurrà gli acquisti di titoli di Stato (Quantitative easing) da 60 a 30 miliardi al mese a partire dal prossimo gennaio e fino al settembre del 2018. Ma, se la situazione dei mercati e l’economia lo dovessero richiedere, si andrà anche oltre.

Nel comunicato ufficiale si legge: “Si prevede che gli acquisti netti di attività continuino fino a quando il Consiglio direttivo osserverà un percorso di aggiustamento prolungato dell’inflazione in linea con il suo obiettivo (quasi il 2%, ma al di sotto di tale livello). Se le prospettive saranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie saranno incompatibili con il progresso del percorso di aggiustamento dell’inflazione, il Consiglio direttivo prevede di espandere il volume e/o la durata di questo programma”.

Queste decisioni non sorprendono gli esperti. Da tempo si parlava di un ritiro molto graduale degli stimoli da parte della Bce per evitare che i miglioramenti conseguiti subissero un’inversione di marcia. Già un anno fa, analisti ed economisti spiegavano a idealista news che la soluzione più probabile sarebbe stata che la Bce avrebbe seguito uno schema simile a quello della Federal Reserve (la controparte statunitense), che il Qe non sarebbe terminato prima del 2018 e che, dopo la sua eliminazione definitiva, la Banca centrale europea avrebbe aspettato un po’ di tempo prima di aumentare i tassi di interesse dall’attuale 0,0%.

E quant’è questo tempo? Gli esperti non sono d’accordo su una data precisa, ma concordano sul fatto che il primo aumento del costo del denaro avverrà nel 2019. Molti parlano della primavera del 2019. Rispettando le previsioni attuali, la Bce inizierà ad aumentare il costo del denaro tre anni e mezzo dopo la Federal Reserve (Fed), che dal dicembre 2015 ha finora già effettuato quattro rialzi e se ne attende un altro a fine anno.

Per gli esperti, gli Stati Uniti sono attualmente l’unico mercato sviluppato che è in grado di aumentare i tassi di interesse: l’inflazione è molto vicina all’obiettivo dell’istituzione presieduta da Janet Yellen, l’economia americana sta crescendo, c’è occupazione e sono buoni i risultati delle società quotate e del mercato azionario.

Nell’Eurozona, però, la disoccupazione è di circa il 9%, l’economia cresce a velocità moderata e l’inflazione è rimasta stabile all’1,5% negli ultimi due mesi. La stessa Bce assicura che i prezzi aumenteranno presto, anche se in modo molto graduale.

I pareri degli analisti

Da Link Securities ricordano che “la Bce ha lasciato la porta aperta all'aumento del volume di acquisti mensili e della durata del programma, se necessario. Ha anche detto che i tassi di interesse rimarranno ai minimi attuali fin dopo la conclusione del programma di acquisto di attività. Quindi la Bce non terminerà ancora le sue politiche monetarie accomodanti”.