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Indicizzazione pensioni: il Governo pensa ad un blocco per ridurre le spese

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Autore: Redazione

Anche dopo le modifiche proposte dal governo italiano alla manovra 2019 per riportare il deficit/Pil al 2,04%, Bruxelles non ha dato il nulla osta. Occorrono, secondo la Commissione Ue, altri tagli per evitare la procedura di infrazione. Intanto si pensa a ridurre le spese legate a quota 100. Vediamo come

La soluzione pensata per le pensioni “quota 100”, da rivalutare dopo il primo triennio, va nella direzione di ridurre gradualmente l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione, in modo da contenere le spese. L’emendamento, che sarà presentato in Senato, prevede che l’indicizzazione piena sia applicata solo alle pensioni fino a tre volte il minimo (poco più di 1500 euro lordi mensili), per calare su quelle superiori. Ciò dovrebbe garantire una minore spesa di 200 milioni nel 2019, 600 nel 2020, 900 nel 2021.

L’intenzione originaria del governo era però di reintrodurre l’indicizzazione prevista dalla legge 388/200, che disponeva che gli assegni tra tre e quattro volte il minimo venissero rivalutati del 95% rispetto al tasso d’inflazione dell’anno prima, del 75% quelli tra quattro e cinque volte il minimo, del 50% quelli tra cinque e sei volte e del 45% gli assegni superiori alle sei volte il minimo.

Al momento invece lo schema, in vigore dal governo Letta, consiste nell’indicizzazione al 40% degli assegni tra tre e quattro volte il minimo, del 20% tra quattro e cinque volte e del 10% tra cinque e sei volte (nullo oltre le sei volte); secondo il Sole 24 Ore, riprendere questo schema farebbe risparmiare 350 milioni nel 2019.