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Brexit, cosa cambia per gli studenti fuori sede nel Regno Unito?

Sono circa 16.000 gli studenti italiani iscritti attualmente in atenei del Regno Unito per corsi di laurea o di specializzazione

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Autore: Redazione

Tra i vari effetti della Brexit, va considerato anche l’impatto che avrà per i giovani che hanno deciso di intraprendere un corso di studi in Gran Bretagna. Vediamo cosa cambia per gli studenti stranieri nel Regno Unito.

Partiamo dalle certezze, gli studenti che hanno già iniziato l’anno accademico 2020-2021 potranno continuare a fruire delle agevolazioni previste per l’intero percorso universitario. Agli studenti Ue, infatti, viene riconosciuto il cosiddetto “home fee status”, che consente di pagare le stesse tasse degli studenti locali oltre a poter richiedere prestiti studenteschi.

Il discorso dovrebbe cambiare dal 2021 in poi, mentre resta tutto da stabilire quanto accadrà per il programma Erasmus e per il relativo visto. Tuttavia, ci sono già alcune ipotesi in campo. In caso di Brexit con accordo, gli studenti che volessero restare anche dopo il 31 dicembre 2020 potrà richiedere gratuitamente per ottenere un permesso di residenza (EU Settlement Scheme).

Mentre in caso di mancato accordo, gli studenti ammessi alle università britanniche dovranno fare domanda per un permesso temporaneo di permanenza (European Temporary Leave to Remain) con validità di 36 mesi. E se non dovessero essere sufficienti per terminare il corso di studi, il governo britannico definirà successivamente tutti i per ottenere un visto di più lunga durata per gli studenti Ue.

Secondo i dati diffusi dall’ambasciata britannica, sono circa 16.000 gli studenti italiani iscritti attualmente in atenei del Regno Unito per corsi di laurea o di specializzazione. Oltre agli studenti, però, ci sono anche 5.000 professori, ricercatori e scienziati italiani che attualmente stanno svolgendo la loro attività nelle università britanniche