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Pace fiscale, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sulle liti pendenti

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Autore: Redazione

Arrivano importanti chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate che, con una circolare, spiega i parametri necessari per poter accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti.

Il prerequisito essenziale è che il ricorso sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e che il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva. La circolare spiega quali liti sono da considerarsi pendenti ai fini della definizione agevolata, come si determinano il valore della controversia, gli importi dovuti e le percentuali nei casi di soccombenza parziale.

Nel testo viene specificato che non possono essere definite le liti che hanno come oggetto ruoli, cartelle di pagamento e avvisi di liquidazione, perché in questi casi si provvede attraverso un atto di mera riscossione al recupero delle imposte non versate.

Possono aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti i ruoli che scaturiscono dalla rettifica di alcuni dati indicati in dichiarazione, per esempio in caso di riduzione o esclusione delle deduzioni e detrazioni non spettanti sulla base dei dati dichiarati dai contribuenti.

Entro il 31 maggio 2019 i contribuenti interessati devono trasmettere in via telematica la domanda e pagare l'intero importo agevolato, oppure solo la prima rata in caso di rateazione per importi superiori ai 1.000 euro. Il pagamento dovuto all’Agenzia delle Entrate è ridotto:

  • del 90% in caso di processo pendente in primo grado;
  • del 40% in caso di soccombenza dell’Agenzia in primo grado;
  • del 15% in caso di soccombenza dell'Agenzia rispettivamente in secondo grado;
  • del 5% se il ricorso è in Cassazione e l'Agenzia sia stata condannata in tutti i precedenti gradi di giudizio.

La circolare illustra inoltre come definire in via agevolata i casi in cui il giudice di primo o di secondo grado abbia dato ragione in parte all'Agenzia e in parte al contribuente (casi di reciproca soccombenza). In questo caso sarà dovuto il pagamento del 100% per la quota parte che il giudice ha riconosciuto all'Agenzia delle Entrate sommato al 40% della quota per cui il giudice ha dato ragione al contribuente.

Le liti che riguardano esclusivamente le sanzioni collegate ai tributi ai quali fanno riferimento, in cui manca però la definizione dell'importo relativo agli stessi, sono definibili in base alle percentuali indicate relativamente allo stato e al grado della controversia (100%, 90%, 40%, 15% e 5%).