Quando si effettua la compravendita di un immobile o si registra un contratto di locazione, l’imposta di registro compare tra le tasse che bisogna versare al Fisco. Ci sono dei casi in cui è possibile il recupero dell’imposta di registro, ottenendo un credito di imposta o presentando un’istanza di rimborso per somme versate in eccesso, ad esempio sul contratto preliminare.
Tuttavia, le modalità e i tempi di recupero non sono sempre chiari e dipendono dalla situazione specifica del contribuente. Dalla verifica dei requisiti fino alla presentazione della domanda all’Agenzia delle Entrate, è importante conoscere i passaggi corretti per non perdere il diritto al rimborso.
Quando si recupera l'imposta di registro?
L’imposta di registro è una tassa che si paga quando si registrano determinati atti o contratti presso l’Agenzia delle Entrate, per dare loro valore legale e data certa. Si deve versare, ad esempio, in caso di compravendite immobiliari, contratti di locazione, donazioni, costituzione di società, scritture private e atti notarili. Cosa succede se non si paga l’imposta di registro? Il mancato pagamento può comportare sanzioni, interessi e ulteriori conseguenze fiscali per il contribuente.
Il recupero non scatta automaticamente e può avvenire tramite richiesta di rimborso dell’imposta di registro all’Agenzia delle Entrate, oppure tramite credito d’imposta, utilizzabile in compensazione o in diminuzione di altre imposte. Il recupero è previsto solo in casi specifici previsti dalla legge:
- versamento non dovuto o in eccesso: può capitare che sia stata pagata un‘imposta di registro non dovuta o che sia stata versata una quota maggiore di quanto effettivamente necessario;
- mancato perfezionamento dell’atto: il recupero è previsto quando l’atto è stato annullato, risolto o dichiarato nullo;
- maturazione di un credito di imposta: il caso più comune è quello dell’acquisto di una prima casa che, in caso di vendita entro un certo lasso di tempo e successivo acquisto di un’altra, determina un credito di imposta da utilizzare in vari modi;
- risoluzione anticipata di contratti di locazione: quando l’imposta di registro è pagata in anticipo per l’intera durata del contratto e questo viene risolto prima della scadenza, si può recuperare l’importo pagato per le annualità successive non godute.
Come si fa a recuperare il credito d'imposta?
Quando si parla di crediti vantati nei confronti del Fisco, è bene sapere in che modo riuscire ad avere indietro le somme spettanti. Quando, ad esempio, si ha un credito di imposta, come recuperarlo è un interrogativo che si pongono in tanti.
Il recupero del credito di imposta può avvenire sostanzialmente in due modi: attraverso un rimborso, o in alternativa tramite utilizzo per ridurre imposte future. Nel primo caso, il contribuente richiede il rimborso tramite dichiarazione dei redditi, quindi attraverso il modello 730, ricevendo poi le somme spettanti in busta paga o nella pensione.
In alternativa, il credito di imposta si utilizza in compensazione con altre imposte tramite modello F24, ad esempio per liquidare debiti tributari. L’utilizzo del credito di imposta avviene fino al saldo della somma dovuta, lasciando l’eventuale parte eccedente per versamenti successivi.
Come recuperare l’imposta di registro sulla prima casa?
Il caso più comune in cui nasce un credito di imposta riguarda la prima casa, vista l’agevolazione riconosciuta dallo Stato, secondo quanto previsto dalla legge 448/1998. Nel dettaglio, se un contribuente vende un immobile acquistato con agevolazioni “prima casa” e ne compra un altro entro 12 mesi, ha diritto a un credito d’imposta pari all’imposta di registro, o IVA, pagata sul primo acquisto.
Il credito d’imposta può essere utilizzato per ridurre l’imposta di registro sull’atto di acquisto che lo genera, oppure successivamente, per compensare imposte di registro, ipotecarie e catastali, imposte su successioni e donazioni, IRPEF dovuta in dichiarazione o somme da versare tramite modello F24. L’eventuale credito non utilizzato può essere riportato nelle dichiarazioni dei redditi dei periodi d’imposta successivi.
Per recuperare l’imposta di registro relativa alla prima casa, è necessario dichiarare il diritto al credito nell’atto notarile del nuovo acquisto e palesare la volontà di utilizzarlo, avendo cura di conservare tutta la documentazione, per verificare che le compravendite siano state effettuate usufruendo dell’agevolazione prima casa e che la vendita del vecchio immobile sia avvenuta non oltre un anno dal nuovo acquisto.
Il recupero dell’imposta di registro sulla prima casa può avvenire anche per mezzo di compensazioni tramite F24, scomputando il credito dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale, sulle successioni e donazioni, ma anche in diminuzione dell’IRPEF o in compensazione di altri tributi e contributi.
Credito di imposta per riacquisto prima casa: un esempio
Per capire meglio come funziona il credito di imposta per il riacquisto della prima casa si può fare un esempio pratico. Nel 2022 un contribuente acquista la sua prima casa da un privato, al prezzo di 200.000 euro, pagando un’imposta di registro di 4.000 euro.
Nel 2024 la casa viene venduta, ma entro un anno dalla vendita ne viene acquistata un’altra, al prezzo di 230.000 euro, con un esborso di 4.600 euro di imposta di registro. Il credito d’imposta è pari a quanto pagato di imposta nel primo acquisto, ossia 4.000 euro, per cui sottraendo questa somma ai 4.600 euro dovuti per il nuovo acquisto, si dovranno versare solo 600 euro.
Istanza di rimborso dell’imposta di registro sul preliminare
L’imposta di registro è dovuta non solo all’atto dell’acquisto di un immobile, ma anche sul preliminare, con una quota fissa pari a 200 euro, cui si aggiunge un importo variabile a seconda che sia prevista una caparra confirmatoria o un acconto sul prezzo, da corrispondere nella misura rispettivamente dello 0,5% e del 3%.
L’imposta di registro fissa non si può detrarre, mentre quella proporzionale viene scomputata da quanto versato in sede di rogito. Nel caso in cui sia stato versato più di quanto dovuto, si può presentare istanza di rimborso della maggiore imposta pagata all’atto del preliminare.
La richiesta di rimborso deve essere presentata entro 3 anni dalla data della registrazione del contratto definitivo, ma si può inviare anche in caso di risoluzione del preliminare per mancata stipula, rispettando sempre la scadenza dei 3 anni dal momento in cui si è verificato il presupposto per il rimborso.
Da segnalare, infine, che non è previsto il recupero spese della registrazione del preliminare soggetto a IVA, perché in operazioni di questo tipo non si paga l’imposta di registro proporzionale, ma solo quella fissa nella misura di 200 euro che però non è detraibile.
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