Dopo aver effettuato verifiche sui condomìni e aver inviato le lettere di compliance sulle rendite catastali, l’Agenzia delle Entrate avvia nuovi controlli legati al superbonus e ai lavori con il general contractor. Come spiegato dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, l’obiettivo del Fisco è quello di analizzare gli importi percepiti dalle imprese capofila dei lavori quando queste non hanno eseguito direttamente le opere e i servizi di appalto, in tutto o in parte. I controlli, nello specifico, puntano a capire in che modo sono stati determinati i corrispettivi e quali componenti sono entrate nel perimetro agevolato e di conseguenza trasformate in credito tramite sconto in fattura o cessione del credito.
Cosa contesta il Fisco
Nel periodo di pieno utilizzo del superbonus è stato spesso utilizzato lo schema del general contractor, che – soprattutto nei casi di interventi in condominio – ha reso più agevole l’operazione permettendo ai condomini committenti e alle banche finanziatrici di operazioni di cessione del credito di relazionarsi con un unico soggetto.
Ma, come evidenziato dal Sole 24 Ore, le imprese che hanno proposto questo tipo di offerta commerciale ora potrebbero finire nel mirino dell’Agenzia delle Entrate. E le ragioni sono essenzialmente due.
Da un lato, il Fisco contesta i margini legati al subappalto. A tal proposito, il quotidiano economico ha spiegato: “Se un’impresa ha subappaltato lavori pagandoli 90, ma poi ha fatturato 100 al committente, quella differenza di dieci non sarebbe agevolabile secondo l’Agenzia, in quanto legata per il Fisco a un’attività di mero coordinamento”.
Dall’altro, nel mirino del Fisco ci sono le “somme, corrisposte per prestazioni professionali (come le asseverazioni), che l’impresa appaltatrice si è limitata a riaddebitare al committente, senza alcun tipo di margine”. In merito, come riportato dal quotidiano economico, per l’Agenzia delle Entrate “questo margine (non agevolabile) sarebbe in realtà stato addebitato al committente, ma implicitamente, senza specificare la singola voce. In questo modo, sarebbe stata incassata un’agevolazione non dovuta e, in aggiunta, sarebbe stata pagata l’Iva agevolata al 10%, anziché quella al 22% per i servizi professionali”.
I controlli
Le verifiche al momento sembrano interessare Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna. Ma potrebbero estendersi in tutta Italia con effetti di portato significativa.
Come spiegato dal Sole 24 Ore, infatti, la gran parte delle operazioni realizzate nei condomini ha seguito lo schema del general contractor e per questa tipologia di immobili sono maturate, al 31 dicembre scorso, circa 81,5 miliardi di agevolazioni. Ma, va detto, solo una piccola parte di queste potrebbe essere contestata. Bisogna tuttavia considerare anche che per le Entrate i crediti dubbi sono inesistenti e il rischio è quello di incorrere nel reato di indebita compensazione.
L’Ance (Associazione nazionale costruttori edili), secondo quanto evidenziato dal quotidiano economico, ha subito fatto partire le interlocuzioni con i vertici dell’Amministrazione finanziaria, contestando il fatto che questo filone di recuperi si fonda “su presupposti giuridici e interpretativi errati, anche guardando a quello che le Entrate stesse hanno già detto, negli anni, su questo tipo di operazioni”.
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