Un nuovo ciclo d'investimenti è in corso nei mercati dei real asset. Costi di finanziamento più alti e incertezza geopolitica spingono gli investitori istituzionali a essere più selettivi, concentrandosi su settori capaci di garantire flussi di cassa stabili e domanda strutturale di lungo periodo. È quanto emerge dalla 6ª Client Survey di PATRIZIA, condotta tra maggio e giugno 2026 e pubblicata il 7 luglio, che raccoglie le opinioni di investitori rappresentativi di quasi 1.000 miliardi di euro di capitale.
Il residenziale e il living dominano le preferenze
Il settore residenziale e il cosiddetto modern living — che comprende alloggi a prezzi accessibili, studentati, residenze per anziani, case di cura e co-living — si confermano in cima alle preferenze degli investitori. Il 77% degli intervistati indica questi segmenti come quelli in cui intende espandersi maggiormente nei prossimi cinque anni. Gli appartamenti residenziali tradizionali risultano il segmento più attraente (40%), seguiti dall'affordable housing (34%).
A trainare questa preferenza è la combinazione tra carenza strutturale di offerta, pressioni demografiche e necessità di ammodernamento del patrimonio abitativo, fattori che garantiscono una domanda solida indipendentemente dal ciclo economico. In parallelo, la Survey registra una forte attenzione verso la creazione di valore operativo: le ristrutturazioni e le iniziative "brown-to-green" rimangono priorità chiave per chi vuole adeguare i portafogli alle nuove normative e alle esigenze degli occupanti.
Sul fronte delle strategie, circa due terzi degli intervistati pianifica di aumentare le allocazioni verso approcci Core e Core+, confermando un orientamento verso la difensività e la qualità degli asset. Un segnale di prudenza ancora più netto arriva dalle aspettative sui costi: sette investitori su dieci prevedono un ulteriore aumento dei costi di finanziamento nei prossimi due anni.
Le infrastrutture crescono, spinte dalla transizione energetica e dal digitale
Parallelamente al residenziale, le infrastrutture continuano ad attrarre un interesse istituzionale crescente. Quasi la metà degli intervistati (45%) intende aumentare le proprie allocazioni in questo comparto nei prossimi cinque anni, in crescita rispetto all'anno precedente. La transizione energetica rimane il driver principale, con il 41% degli investitori che prevede di incrementare l'esposizione al settore. Le infrastrutture digitali si confermano anch'esse un'area di forte interesse, mentre le infrastrutture sociali registrano un balzo significativo: il 17% degli intervistati le cita come area di crescita, contro appena il 2% nel 2025.
Il sentiment sul fronte dell'attività di mercato è positivo: quasi tre quarti degli intervistati (73%) si aspetta un aumento delle transazioni infrastrutturali nei prossimi due anni, sostenuto dalla domanda legata a digitalizzazione, decarbonizzazione e modernizzazione delle reti essenziali. Nonostante le aspettative di rendimento si siano ridimensionate per effetto delle condizioni di finanziamento più restrittive, le infrastrutture continuano a essere percepite come una delle opportunità di allocazione a lungo termine più interessanti nell'universo dei real asset.
La geopolitica ridisegna le mappe del capitale istituzionale
L'instabilità geopolitica è ormai una variabile strutturale nelle decisioni degli investitori. Circa l'85% degli intervistati dichiara che la volatilità geopolitica ha un impatto moderato o significativo sui propri portafogli di real asset. La risposta non è la fuga dai mercati, ma una maggiore selettività — per classe di asset, per area geografica e per scelta del partner d'investimento.
In questo contesto l'Europa esce rafforzata come destinazione per il capitale istituzionale di lungo periodo. Quasi un investitore su quattro (24%) intende aumentare l'esposizione al continente nei prossimi tre anni, mentre solo il 4% prevede di ridurla. Stabilità, qualità istituzionale e trend strutturali di lungo periodo vengono indicati come i principali elementi d'attrazione.
Le competenze locali diventano un fattore di differenziazione sempre più decisivo: oltre l'80% degli intervistati indica la presenza di team locali dedicati e la profonda conoscenza del mercato europeo tra i criteri principali nella selezione dei gestori. In un panorama geopolitico frammentato, la capacità di operare con radicamento territoriale vale più di una generica esposizione ai mercati.








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