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I pro e contro delle legge europea 2018 secondo Bruno Vettore

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Autore: floriana liuni

La legge europea 2018 apre più porte all'agente immobiliare. Ma i limiti sono ancora molti: idealista/news ne ha parlato con Bruno Vettore, "guru" degli agenti immobiliari.

La legge europea 2018 sulla professione immobiliare è ormai realtà. L’agente immobiliare, da ora in poi, avrà maggiori possibilità di offrire servizi aggiuntivi alla compravendita immobiliare, tra cui il servizio di mediazione creditizia.

Tra il coro di applausi che si è levato da parte di tutte le associazioni di categoria, una voce sola suona in controtendenza. E’ quella di Bruno Vettore,  eminente figura del real estate italiano con alle spalle una lunga carriera in primarie aziende e associazioni di categoria, nonché Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, attualmente executive manager e formatore alla guida di BV Invest. idealista/news ha cercato di capire cosa “non va” in questa riforma secondo Vettore.

Come mai la legge europea 2018 non la convince?

“Io credo che questo provvedimento sia fondamentalmente positivo – risponde Bruno Vettore, - perché concede un agio e una possibilità di azione legittimamente più ampia agli agenti immobiliari. Tuttavia, non vorrei distogliesse l’attenzione su quelle che sono le vere esigenze della professione, permettendo di fare “più cose” e non “cose migliori””.

Quali sono invece le problematiche della professione di agente immobiliare?

 “Ad esempio, il fatto che lo standard di servizio degli agenti immobiliari in molti casi al momento non sia all’altezza delle richieste dei clienti, - risponde Vettore. – Gli agenti immobiliari dovrebbero piuttosto lavorare per migliorare la propria reputazione presso l’opinione pubblica. Il fatto che solo nel 55% delle transazioni immobiliari (il core business della professione) ci si avvalga di un agente immobiliare, nel 25% ci si appoggi ad altre figure come il notaio o il commercialista e che addirittura nel restante 20% gli italiani facciano da sé, la dice lunga”.

Cosa danneggia la reputazione degli agenti immobiliari?

Secondo Bruno Vettore, attualmente non sempre il processo di intermediazione segue protocolli operativi. Spesso anzi è privo di certificazioni e non rispetta la deontologia. “Prima di cimentarsi in nuovi campi, - suggerisce il fondatore di BV Invest, - l’agente immobiliare dovrebbe preoccuparsi di innalzare il proprio livello di competenze e di professionalità, che non rispecchia le aspettative delle persone: dovrebbe adeguarsi a standard internazionali purtroppo ancora lontani. C’è poi il tema dello scarso uso delle nuove tecnologie, che dovrebbero invece essere centrali quando si tratta del bene più importante delle famiglie italiane”.

Cosa si potrebbe fare quindi per migliorare la professione di agente immobiliare?

“Occorre lavorare molto sulla formazione professionale, - afferma Vettore.  – Di questo tema si parla molto, ma poi si concretizza poco. Una indagine che ho condotto tempo fa su un campione di mille unità ha mostrato che solo il 21% degli intervistati frequentava corsi di formazione assiduamente, un altro 20% solo occasionalmente, mentre il 60% non frequentava alcun corso. Il che significa che abbiamo una carenza formativa importante, tenendo anche conto che, a parte il corso abilitativo alla professione, non ci sono percorsi scolastici qualificanti per questa professione”.

Come intervenire sui clienti degli agenti immobiliari per alimentare maggior fiducia?

“Occorrerebbe un sistema per dare voce ai clienti, - suggerisce l’executive manager. – I clienti dovrebbero avere modo di esprimere recensioni sugli agenti immobiliari, dato che spesso non sono soddisfatti e hanno esigenze che restano inascoltate. Ad esempio, vorrebbero più trasparenza nella dinamica delle operazioni. E maggiori garanzie: ad oggi nessuna legge obbliga l’agente a mettere sul mercato immobili su cui siano state effettuate visure per accertarsi che l’immobile non abbia vizi, ipoteche o altri impedimenti. Quindi spesso dopo la compravendita sorgono problemi inattesi”.

La legge europea 2018 ha anche dei lati positivi?

“Certo, - risponde Vettore. - La possibilità di poter offrire un maggiore spettro di servizi integrati e complementari all’intermediazione immobiliare. Il tema delle ristrutturazioni, degli affitti brevi, dei servizi di accertamento e sviluppo e gestione della proprietà immobiliare, sono tutti punti positivi. Ho solo dei dubbi sull’utilità di avvicinare l’agente immobiliare alla mediazione creditizia, che invece andrebbe gestita da una professionalità specifica, essendo regolata a sua volta da una normativa specifica e molto rigida”.

Come integrare allora mediazione immobiliare e mediazione creditizia?

“La filiera che ho in mente, - spiega Bruno Vettore, - vede una relazione virtuosa in cui l’agente intermedia in modo professionalmente ineccepibile una compravendita immobiliare, facendosi affiancare da un consulente del credito a sua volta altamente qualificato nel contesto della propria normativa di riferimento, il quale, grazie ad un contatto privilegiato con le banche, sappia offrire il prodotto finanziario più indicato e meglio selezionato affinchè il cliente finale possa accedere all’acquisto. Mettere in rete due competenze specifiche serve, saltare dei passaggi no”.

Come vede l’agente immobiliare nei prossimi anni?

“L’agente immobiliare sarà sempre protagonista del mercato, anche nei prossimi anni, - sostiene il capo di BV Invest. - La disintermediazione ha le gambe corte: i tentativi attuali non hanno grandi possibilità di successo. Tuttavia il mercato sarà sempre più selettivo e il cliente avrà sempre più voce in capitolo e possibilità di scelta grazie al web. L’agente quindi resterà una figura centrale, ma sarà selezionato da una clientela sempre più attenta”.