Notizie su mercato immobiliare ed economia

Ecco i fattori che possono accelerare (o ritardare) un aumento dell’Euribor nel 2016

Gtres
Gtres
Autore: Redazione

Dal mercato immobiliare arrivano segnali positivi. Di conseguenza, sempre più investitori e famiglie desiderose di fare qualche acquisto si domandano: quale sarà l’andamento dell’Euribor? Fattori come l’inflazione nell’Eurozona, la crescita economica o i prezzi del petrolio e delle materie prime possono influenzare la politica della Bce sui tassi. Causando, quindi, un probabile aumento dell’Euribor.

Al momento, richiedere un mutuo per l’acquisto di una casa è vantaggioso. Le banche stanno ricominciando a concedere finanziamenti a tassi piuttosto interessanti. Ma cosa può succedere nel futuro? A cosa si può andare incontro? Dal momento che tutte le banche della Zona Euro sono legate al tipo di interessi decisi dalla Bce, bisogna domandarsi quali fattori influenzeranno nel 2016 l’oscillazione del tasso centrale e quale impatto ci sarà sull’Euribor.

Quali sono i fattori più importanti?

Il livello di inflazione nei Paesi più influenti. L'obiettivo della Bce è quello di evitare l’aumento dell’inflazione aumentando i tassi di interesse. Nel 2016 l’Eurostat prevede un aumento dell’inflazione in Francia, Germania, Italia e Spagna, le quattro maggiori economie dell’area euro. Se così fosse, si potrebbe verificare un leggero aumento dei tassi di interesse alla fine del 2016.

La crescita dell’economia. Si tratta di un fattore legato al precedente. L’Eurostat prevede una certa crescita in Germania (2%), Francia (1,7%), Italia (1,4%) e Spagna (2,6%). Tranne la Spagna, gli altri Paesi dovrebbero registrare la crescita più importante degli ultimi anni. Questo potrebbe incoraggiare i consumatori a spendere di più, favorendo così l’inflazione.

Gli eventi imprevisti. Non si conosce ancora l’impatto che può avere lo scandalo della Volkswagen nel comparto industriale della Germania e quanto il prestigio del Paese possa venir scalfito. Molti hanno comparato l’evento a uno tsunami. Nel caso in cui dovessero venir colpite le esportazioni, le vendite caleranno e ci sarà meno tensione sul fronte dell’inflazione. In questo caso non si dovrebbe verificare un aumento dei tassi.

L’accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea. Il Trans-Pacific Partnership dovrebbe essere firmato entro la fine di quest’anno. Se così dovesse essere, verranno abbassate le barriere commerciali, finanziarie e normative tra le due grandi economie, che insieme fanno il 60% del Pil mondiale. L’obiettivo è ratificare l’accordo nel 2016. Anche se si parla di un aumento dei posti di lavoro, di interscambi commerciali e di facilitazioni dal punto di vista finanziario, l’impatto effettivo si scoprirà negli anni, a partire dal 2017. In cifre, stiamo parlando di un impatto che si aggira sul mezzo miliardo di euro.

La repentina impennata delle materie prime. Il prezzo del petrolio è ancora basso. Ma quanto durerà? Ogni conflitto internazionale, attentato, occupazione di pozzi di petrolio, può avere un impatto su questa materia prima, che è in grado di spingere verso l’alto l’inflazione. Fatto questo che va a riflettersi sui tassi e sui mutui.

In sintesi, la situazione nel 2016 dovrebbe essere abbastanza tranquilla, tranne che per il petrolio. Ma a partire dal 2017, se si conferma la crescita delle economie più forti della Zona Euro, è probabile che i mutui non possano più godere dei tassi di interesse che vengono proposti ora.