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Mutui, il tasso fisso sorpassa il variabile

Autore: Redazione

Il mercato del credito mostra segnali di ripartenza sempre più evidenti. Come evidenziato dall’Ufficio Studi Tecnocasa, il primo trimestre 2015 si è chiuso con un ulteriore aumento delle erogazioni, un dato suffragato anche dalle performance riscontrate mensilmente, che vedono incrementi notevoli a partire dalla fine della scorsa estate e ben superiori al 50% da febbraio 2015. Sul fronte dei tassi, sono stati raggiunti nuovamente valori storicamente minimi. E in questo contesto, i finanziamenti a tasso fisso hanno sorpassato quelli a tasso variabile.

Le differenze tra tasso fisso e tasso variabile

In particolare, più della metà dei mutuatari (il 57,6%) ha optato per la programmazione certa e sicura dell’impegno economico, mentre il 31,4% ha preferito il tasso variabile puro. Rispetto a un anno fa è raddoppiata la quota di chi sceglie il tasso fisso, passando da 27,6% nel primo semestre 2014 a 56,4%; dall’altra parte, invece, diminuiscono le percentuali di tutte le tipologie variabili. Il tasso variabile “puro” adesso raccoglie poco meno di un terzo delle preferenze, mentre un anno fa era il più richiesto e rappresentava il 43,3%; continua la discesa del tasso variabile con CAP (da 7,3% a 0,7%), tengono meglio i mutui a rata costante, ma comunque la loro incidenza è diminuita (da 20,8% a 11,1%).

La durata media del mutuo

Secondo quanto rilevato dall’Ufficio Studi Tecnocasa, a livello nazionale la durata media del mutuo risulta pari a 24,7 anni. Se si prendono in considerazione le fasce di durata, emerge che quasi il 70% dei mutui è compreso tra 21 e 30 anni e il 29,9% si colloca nella fascia 10-20 anni. I prestiti ipotecari di durata inferiore a 10 anni rappresentano solamente lo 0,3% del totale a causa dei costi elevati della rata mensile, ma il discorso è diverso per le operazioni con periodi superiori a 30 anni. Queste tipologie hanno rate più economiche e sono più accessibili alla clientela ma, poiché vengono giudicate eccessivamente rischiose da parte delle banche, sono poco praticate.

Prendendo invece in considerazione la durata del mutuo per ripartizione geografica, si nota che quelli di durata più elevata sono concentrati maggiormente nel Nord Italia, mentre al Sud e nelle Isole prevalgono duration inferiori. I mutui compresi tra 21 e 30 anni sono il 77,5% nel Nord-Est, mentre nel Mezzogiorno tale fascia incide per il 59,6%. L’Italia Centrale, invece, segue sostanzialmente la media generale.

L’importo medio del mutuo

Nel primo semestre 2015 l’importo medio di mutuo erogato sul territorio nazionale è stato pari a circa 110.200 euro. Il ticket medio varia in funzione della ripartizione geografica di riferimento: nel Nord-Ovest e nel Centro Italia si eroga mediamente più che a livello nazionale; nel Mezzogiorno e nelle Isole il ticket medio risulta inferiore al dato complessivo; il Nord-Est si mantiene sostanzialmente in linea. In generale i valori più alti sono nelle regioni del Nord Italia (111.400 euro nel Nord-Ovest e 109.900 euro nel Nord-Est), più bassi nelle Isole (104.900 euro) e ancor di più nel Sud (101.800 euro). La macroarea dove il mutuo è risultato più elevato è quella dell’Italia Centrale, con un ticket medio pari a 118.800 euro.

Segmentando il campione per fasce di erogato, si nota come la ripartizione sia più sbilanciata verso importi di media entità. Il 40% dei mutui erogati è compreso tra 100 e 150.000 euro, mentre il 38,5% si colloca nella fascia inferiore (50-100.000 euro). Poco più del 17% dei mutuatari, invece, ha ottenuto un finanziamento superiore a 150.000 euro.