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Al via il decreto sulla bad bank, tutte le novità approvate dal Consiglio dei Ministri

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Oltre due ore di Consiglio dei Ministri in notturna per ritornare sul tema, più che mai caldo, del comparto bancario. La riunione a Palazzo Chigi ha partorito un decreto che contiene, innanzitutto, il recepimento dell'accordo raggiunto in sede europea sulla creazione di “bad bank” nelle quali far confluire crediti in sofferenza che appesantiscono i bilanci degli istituti. 

Dopo l'intesa annunciata il 26 gennaio dal ministro dell'Economia Piercarlo Padoan e dal commissario alla Concorrenza, Margrethe Vestager, mercoledì è arrivato il via libera all’accordo. La commissione ha confermato che il meccanismo studiato non configura un aiuto di Stato. “Lo schema di garanzia scelto dalle autorità italiane - spiega il comunicato - prevede una remunerazione in linea con le condizioni del mercato in riferimento al rischio assunto”.

Il governo offrirà, infatti, uno “scudo” che dovrà essere compensato con una percentuale sui crediti in sofferenza “cartolarizzati” da società veicolo create appositamente, così da garantire una maggiore appetibilità sul mercato. La garanzia pubblica avrà un costo crescente all'aumentare della durata delle obbligazioni emesse. Inoltre potrà essere apposta solo su quelle che si fregeranno del rango di “investment grade”. Cosa che complica non poco il lavoro di chi dovrà creare questi titoli con un sottostante formato da “non performing loans” (crediti inesigibili), facendole bollinare anche come buon investimento.

Inoltre, vengono esentate per tutto il 2016 dall’imposta di registro le vendite fatte in asta giudiziaria. Un incentivo alle banche per riscuotere in tempi più celeri le garanzie sui crediti incagliati.

Sul reale ammontare delle sofferenze, c'è il consueto balletto di cifre. Di sicuro superano i 200 miliardi, ma c'è chi ritiene che siano più di 300. Per 88 di essi, comunque, gli accantonamenti effettuati dalle banche hanno già messo al sicuro da possibili perdite.

Decreto credito cooperativo

Le riserve sono elemento chiave di un'altra questione della quale si occupa il decreto: le banche di credito cooperative. Bisognerà, infatti, possederne almeno 200 milioni di euro e versarne il 20% nelle casse dell'erario se si vorrà evitare di confluire sotto la unica holding da un miliardo di patrimonio che ingloberà gli istituti di questo tipo entro i prossimi 18 mesi.

L'identikit di quelle che potranno restare fuori corrisponde a una decina di banche, “ma non è detto che tutte queste non vorranno aderire” ha affermato Padoan. “Incentiviamo operazioni di aggregazione perché "l’Italia ha bisogno di banche più grandi", ha detto il premier Matteo Renzi presentando il provvedimento adottato.

Niente criteri per la salvaguardia degli obbligazionisti di Banca Marche, Banca Etruria (dichiarata insolvente dal Tribunale di Arezzo), Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti, nel provvedimento approvato ieri. Ma “nessun rinvio” ha spiegato il presidente del consiglio, il cui ufficio dovrebbe emanare nei prossimi giorni un decreto. La scelta è dettata dalla volontà di evitare eventuali stravolgimenti con un passaggio parlamentare, che non si ha nel caso di dpcm (decreto della presidenza del consiglio dei ministri), sufficiente per l'esecutivo nella circostanza.

Le obbligazioni subordinate azzerate a dicembre ammontano a 768 milioni, 430 dei quali in mano a 12.500 clienti retail. In bilancio ci sono 100 milioni, meno di un quarto di quanto perduto dai piccoli risparmiatori. Una fonte governativa ha spiegato che i rimborsi non saranno mai al 100%, né potranno superare quota 100.000 euro, limite applicato col “bail in” anche alla salvaguardia dei conti correnti.