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I cinesi tornano a investire nel mattone, ma il rischio bolla è dietro l'angolo

Shenzhen  / Gtres
Shenzhen / Gtres
Autore: Redazione

Il mattone come bene rifugio. In Cina, subito dopo il lockdown, è partita la corsa all’acquisto di casa che, in alcuni casi, è stata quasi compulsiva. Un fenomeno che va di pari passo con l’aumento dei mutui e quindi dell’indebitamento, tanto da scatenare parecchi dubbi sul rischio bolla.

Per dare un’idea delle reali proporzioni di questa tendenza, il Wall Street Journal ha riportato un paio di episodi. Nel marzo scorso, a Shenzhen, i 288 appartamenti di un nuovo complesso residenziale sono stati venduti tutti online in appena otto minuti senza che gli acquirenti avessero nemmeno visitato fisicamente le case.

Mentre a giugno, 9000 persone hanno comprato casa in un solo sabato depositando un anticipo di un milione di yuan a testa (circa 141mila dollari). Non a caso, giugno 2020 è stato il mese record nella storia del Paese asiatico per contratti immobiliari stipulati. Complessivamente, in Cina si è investito 1,4 trilioni di dollari per l’acquisto di case.

Sono due i fattori a preoccupare. Da una parte, come è logico immaginare, non tutti hanno il liquido necessario per chiudere le operazioni immobiliari, e quindi le richieste di mutuo fanno crescere l’indebitamento e il conseguente rischio di non riuscire a onorare tutte le rate. Dall’altra, una domanda così forte ha fatto crescere i valori del 4,9% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il che significa che chi acquista è costretto a indebitarsi ancora di più e che taglia fuori dalla possibilità di acquisto il ceto medio basso. Come riporta La Repubblica: “I sondaggi condotti dal China Household Finance Survey, della Università Southwestern di Economia a Chengdu, confermano che gli acquisti fanno capo a persone che hanno già una prima casa dove vivono e una seconda per le vacanze. Si tratta dunque di operazioni a carattere speculativo”.

Inoltre, ci sono altri dati che fanno suonare l’allarme di una possibile bolla in arrivo: già nel 2017, il 21% delle case delle città era sfitto e il tasso di indebitamento in Cina ha toccato il livello record del 57,7% rispetto al Pil del primo trimestre 2020.