Ieri il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto le proprie previsioni sulla crescita economica globale, mettendo in evidenza come il protrarsi del conflitto in Iran stia aumentando in modo significativo i rischi per l’economia mondiale. In particolare, la possibile chiusura dello Stretto di Hormuz – snodo cruciale per il transito di circa un quinto del petrolio globale – rappresenta uno shock potenzialmente molto grave, capace di far impennare i prezzi energetici e alimentare nuove pressioni inflazionistiche a livello internazionale.
Secondo lo scenario attualmente ritenuto più probabile dal FMI, il mondo si avvierebbe verso una fase di rallentamento moderato ma non ancora drammatico: la crescita globale resterebbe attorno al 3,1% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, mentre il prezzo medio del petrolio si collocherebbe intorno agli 82 dollari al barile nel 2026 e scenderebbe a circa 75 dollari nel 2027. L’inflazione, pur rimanendo elevata, tenderebbe gradualmente a ridursi dal 4,4% al 3,7%.
Tuttavia, il quadro diventa più preoccupante negli scenari alternativi delineati dal Fondo. In uno scenario avverso, legato a tensioni più persistenti e a un mercato energetico sotto pressione, il prezzo del petrolio potrebbe salire fino a 100 dollari al barile già nel 2026, con una crescita globale più debole (intorno al 2,5%) e un’inflazione più alta (circa 5,4%).
Se invece la crisi dovesse aggravarsi ulteriormente, l’economia mondiale rischierebbe di entrare in uno scenario severo: la crescita scenderebbe fino al 2% – una soglia spesso associata a condizioni prossime alla recessione – mentre l’inflazione salirebbe fino al 5,8% nel 2026 e oltre il 6% nel 2027, accompagnata da un petrolio che potrebbe superare i 110-125 dollari al barile.
In assenza di un piano chiaro e condiviso per risolvere la crisi geopolitica, dunque, il rischio è che l’economia globale scivoli verso questo scenario più critico. Una dinamica di crescita debole unita a inflazione elevata riporterebbe al centro lo spettro della stagflazione, cioè una fase in cui stagnazione economica e aumento dei prezzi si manifestano contemporaneamente, rendendo molto più difficile l’intervento delle politiche economiche.








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