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Il settore dell'immobiliare retail già in difficoltà prima del covid 19

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Autore: Redazione

Il settore del retail,  una delle grandi vittime del coronavirus, era in realtà già in leggera difficoltà prima dell'emergenza. E' ciò che emerge dal nuovo report Fashion High Street di World Capital e Federazione Moda Italia che analizza valori e le performance del settore immobiliare retail nella seconda metà del 2019

Dall’analisi emerge che il settore immobiliare retail nel 2019 si è mostrato in leggera difficoltà rispetto agli altri settori corporate, a causa della trasformazione in atto nel mondo del commercio. La grande propulsione dell’e-commerce sta portando ad un radicale cambiamento delle abitudini di acquisto della popolazione, che sempre più interconnessa, predilige spesso l’acquisto online invece di recarsi fisicamente in negozio.

Tale abitudine si riversa anche sui valori immobiliari, registrando nel secondo semestre 2019 un generale calo dei canoni di locazione nelle High Street Italiane. Tuttavia, se confrontiamo la contrazione dei valori immobiliari registrati lungo le High Street con quelli dei grandi Centri Commerciali, notiamo che le Vie dello Shopping hanno reagito meglio al colpo dato dall’e-commerce, continuando ad esercitare grande attrattività agli occhi degli investitori.

High Street come Via Monte Napoleone a Milano, prime rent nazionale (11.070 €/mq/anno), o Via dei Condotti a Roma (10.000 €/mq/anno) si riconfermano vetrine di appeal per i grandi brand del lusso e rimango al passo con i competitor mondiali. Infatti, sia Via Monte Napoleone che Via dei Condotti, in termini di canoni di locazione, si posizionano al 5° ed al 6° posto della Top High Street Mondiali. Rispetto al 2018, sempre in Via dei Condotti a Roma, registriamo una variazione positiva del 10,4%.

Valori in crescita anche per High Street come Piazza San Marco a Venezia (+9,3%), Via del Corso a Roma (+4,3) e Via Torino a Milano (+3,5%) Spostandoci invece sulla spesa turistica registrata nel periodo pre-Covid 2019, riscontriamo che il maggior consumatore del Made in Italy nelle boutique italiane proviene dalla Cina (28%), seguiti da Russia (12%), Stati Uniti (11%), Corea (5%), Paesi del Golfo (5%), Giappone (4%), Svizzera (3%), Hong Kong (3%), Taiwan (3%), Ucraina (2%) e altre nazionalità (23%).

“Il comparto retail, già influenzato dalla concorrenza del web, è una tra le principali vittime del Covid19. – dichiara Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – Per far riprendere il settore, dunque, dobbiamo cercare di far rivivere i nostri centri, acquistando nei negozi di prossimità, che rappresentano l’anima delle città e contribuiscono a valorizzare le relazioni sociali, illuminare animi e strade, dare decoro e pulizia a vie e piazze, offrendo qualità, cordialità e professionalità.”

Il mercato immobiliare retail sta attraversando una fase di transazione, dovuta a fenomeni quali l’e-commerce, il cambiamento delle abitudini dei consumatori e l’internazionalizzazione dello stile di vita. – dichiara Andrea Faini, CEO di World Capital – A tale scenario si aggiunge anche il grande impatto che il Covid-19 sta avendo sui negozi. Tutto questo spinge l’immobiliare retail verso una nuova direzione, in grado di rispondere non solo alle esigenze dei consumatori, ma anche a riprogettare gli spazi secondo le misure di sicurezza anti-contagio. Per quanto riguarda i valori immobiliari delle high street italiane, notiamo un leggero disallineamento rispetto al 2018, con Via Monte Napoleone a Milano che registra un calo del 2%, rispetto a Via dei Condotti a Roma i cui valori crescono oltre al 10%.”