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I 5 pilastri su cui si baserà la rivoluzione catastale

foto: woodleywonderworks (morguefile.com cc)
Autore: Redazione

In attesa della rinuone del consiglio dei ministri, trovano conferma i rumori circolati in questi giorni su una possibile riforma del catasto. Dopo la manovra di inizio dicembre doveva scattare la fase due, ma per il momento la musica non cambia: saranno ancora le case al centro dell'azione di governo. E l'adeguamento dei valori catastali potrebbe incidere sulle compravendite e sulle tasse sulla casa

La fase due del governo monti, dopo i sacrifici e le lacrime, dovrebbe passare alle riforme. Liberalizzazioni, mercato del lavoro e sviluppo, ma anche catasto. Se i proprietari pensavano di averne già viste abbastanza, si sbagliavano. La riforma dei valori dei catastali si preannuncia sostanziale

L'obiettivo principale è aggiornare le rendite adeguandole al mercato e di riequilibrare gli estimi soprattutto delle grandi città, in cui c'è chi viene valutato troppo e chi troppo poco. Non è raro infatti che immobili di pregio nei centri storici siano valutati meno di immobili in periferia. E siccome dal valore catastale dipende anche l'imposta sulla compravendita, non stiamo parlando di pochi spiccioli

"È noto - è scritto nel documento presentato dal governo - che le attuali rendite catastali, su cui si basa in larga parte la tassazione immobiliare, non sono più congrue rispetto ai valori di mercato". L'ultimo rapporto dell'agenzia del territorio indica in particolare che per le abitazioni il valore corrente di mercato è pari, in media a 3,73 volte la base imponibile ai fini ici. Se si guarda all'irpef, invece, lo stesso rapporto oscilla tra il 3,59 della abitazioni principali e il 3,85% delle seconde case. I canoni di locazione, poi, sono superiori di 6,46 volte a quelli delle rendite catastali

Ecco i 5 pilastri su cui verrà basata la rivoluzione del catasto

1)
La costituzione di un sistema catastale che contempli assieme alla rendita (ovvero il reddito medio ordinariamente ritraibile al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene), il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione

2)
La rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari

3)
Il superamento del sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie

4)
Il superamento, per abitazioni e uffici, del "vano" come unità di misura della consistenza a fini fiscali, sostituendolo con la "superficie" espressa in metri quadrati

5)

La riqualificazione dei metodi di stima diretta per gli immobili speciali

Per quanto riguarda il punto 2 la "rideterminazione della classificazione dei beni immobiliari", oggi, ad esempio, per le sole abitazioni sono previste 11 classi: dalla casa signorile ai castelli (a9), passando per abitazioni di tipo economico (a3), popolare (a4)e ultrapopolare (a5) che spesso, con i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni, non rispettano più la realtà. Il documento del ministero fa espressamento un esempio: "tipicamente - è scritto - abitazione classate come popolari (a4) lo sono rimaste nel tempo, anche se oggi, pur essendo ubicate in zone centrali, il loro valore è di fatto più elevato di edifici di "civile abitazione (a2) ubicati in zone semicentrali o, addirittura, periferiche"