Notizie su mercato immobiliare ed economia

L'internet delle cose che guiderà Milano verso un avvenire più smart

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Meno di tre settimane fa, ICityRate 2016, indagine realizzata dal Forum Pa, ha incoronato ancora una volta Milano città più “intelligente” d’Italia. E proprio nel capoluogo lombardo l’occasione per discutere di cosa significa oggi e cosa significherà in futuro essere “smart city” si presenta immediatamente, con uno degli incontri che ha aperto Urban Promo, nel quale la multiutility A2A ha fornito la sua visione di città smart.

“Come soggetto che già fornisce servizi, da quelli tradizionali a quelli più innovativi, con una forte presenza sul territorio, siamo i più indicati per far crescere la città in questa direzione” ha affermato Marco Moretti, che oltre a essere chief information officer di A2A è presidente di quella costola del gruppo che meglio fa intendere l’impegno della ex municipalizzata, che si chiama proprio “A2A Smart City”. Nuova denominazione, assunta quest’anno da Selene, specializzata in fibra ottica e videosicurezza.

Considerati, in effetti, tra i fiori all’occhiello: Milano è la città più cablata d’Europa, con 1.000 chilometri di rete, e ha 2.000 telecamere e hotspot di sicurezza, con software sperimentali che forniscono informazioni per facilitare interventi preventivi e repressivi. Ma c’è molto altro: “non viviamo un momento normale – dice Moretti - sta accadendo qualcosa che ci spiazza per velocita con la quale la tecnologia cambia, come abbiamo visto in questi anni sul mobile, ma nei seguenti anche altrove”.

Il futuro prossimo è, infatti, fatto di 30 miliardi di dispositivi connessi nel mondo nel 2020, un miliardo soltanto in Italia. Si va dai frigoriferi ai semafori, dai dossi stradali alle valvole del riscaldamento. Sarà, questa è la convinzione, il cosiddetto “internet of things”, internet delle cose, a guidare le città verso un avvenire più smart.

In parte questo futuro c’è già: a Milano sono installati 1.500.000 “smart meter” per la lettura automatica dei consumi, 1.300.000 elettrici, gli altri 200.000 per il gas. Fanno parte di quei 20 servizi in via di implementazione, tra i quali smart led per l’illuminazione, il telecontrollo dei cestini per verificarne il grado di riempimento e procedere rapidamente alla sostituzione, smart parking, con sensori che durano tre anni da piazzare sotto l’asfalto per sapere quando un posto è libero o occupato.

Insomma, l’attività nella città più smart d’Italia appare fervente. Ma nel confronto internazionale? “Vedo comunque Milano ben posizionata – dice Moretti - per quanto l’Italia sconti un po’ il ritardo del sistema Paese. Bisogna essere ottimisti, comunque”.

Anche perché A2A conta di fare scuola in altre città: sono 15 quelle che hanno contattato l’azienda per servirsi del know how acquisito nella fornitura di servizi “smart”.

Comunque, ciò che è smart non è necessariamente ultramoderno, anche se le tecnologie più recenti servono a cambiarne i paradigmi e proiettare nel futuro anche qualcosa che ha oltre 130 anni di storia, come il teleriscaldamento. Che nasce nel 1880 con il vapore, ma oggi è “in transizione verso la quarta generazione” ha spiegato il presidente di A2A calore e servizi, Lorenzo Spadoni. Con la quale si punta a creare sistemi integrati di gestione del calore in casa: dal riscaldamento, al condizionamento, all’acqua calda sanitaria.

Il tema dei cambiamenti climatici, del riscaldamento globale, rende particolarmente sensibili alle questioni di efficientamento. “Il modo in cui si produce energia ne è un aspetto e il teleriscaldamento o, comunque, i ‘sistemi energetici integrati di distretto’ rappresentano proprio un modo per aumentare l’efficienza, attraverso il recupero del calore che viene prodotto comunque sul territorio e, se non viene convogliato, andrebbe disperso” spiega Spadoni.

Tra Brescia, Milano e Bergamo ci sono attualmente 1.000 km di rete di distribuzione, oltre 22.000 edifici allacciati. Da rifiuti e fonti rinnovabili arriva oltre il 60% del calore utilizzato nel teleriscaldamento. A Milano, dove si utilizzano acque di prima falda e gli impianti di cogenerazione di Canavese e Famagosta, ci sono stati incrementi del 225% del recupero di calore.

L’altro aspetto è l’intervento sugli impianti di riscaldamento e di coibentazione nelle case, nei grossi condomini, negli edifici storici “che in contesti urbani come può essere Milano – dice ancora Spadoni – possono essere complicati anche per criticità di costo, che in alcuni casi aumenta esponenzialmente”.

Altro aspetto che generalmente si coniuga con l’incremento dell’intelligenza nella gestione delle città è quello della mobilità. Lorenzo Giussani, che per A2A è responsabile di strategia e innovazione, è convinto che in futuro ci si sposterà meno da casa, attraverso un uso più massiccio dello smart working, con il lavoro svolto al proprio domicilio. “Molte aziende, non solo la nostra, ne hanno iniziato la sperimentazione. Inizialmente un giorno a settimana, poi potrebbe essere esteso. È facile immaginare quanti aspetti positive ciò implichi sia nella minore necessità di mobilità, limitata a quella per il piacere, sia per una gestione più equilibrata tra lavoro e altri aspetti della vita”.

Anche per quanto riguarda la mobilità, la riduzione dell’inquinamento è un altro aspetto fondamentale. A2A è stata pionieristica nella diffusione delle auto elettriche che, “finora non hanno avuto uno sviluppo di mercato proporzionale allo sforzo, ma diversi segnali provenienti dalle case automobilistiche, ma anche dalle crescenti sensibilità, ci fanno ritenere – conclude Giussani – che potremmo essere molto vicini a un’importante impennata della curva di crescita”.