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“Trumpismo immobiliare”: la lezione appresa dalle elezioni statunitensi applicata alle compravendite

Autore: José Luis Echeverría - fondatore Monapart (collaboratore di idealista news)

Parlando con la mia socia in merito ai risultati delle elezioni americane, ho detto: “Ogni settimana viviamo delusioni simili a quelle provate dagli elettori democratici in queste elezioni. Perdiamo contro i Trump dell’immobiliare”. Il significato di queste parole lo spiego di seguito.

I personaggi

L’elettore immobiliare

Il proprietario di casa è spesso una persona che prova diffidenza e non tiene in gran conto il lavoro delle agenzie immobiliari. Le considera un male necessario (o inutile), il cui unico scopo è guadagnare a sue spese offrendo il minor servizio possibile.

Non serve proseguire oltre descrivendo le similitudini che intercorrono con i cittadini scontenti della propria classe politica, che ci si trovi negli Stati Uniti o in altri Paesi.

L’agenzia Clinton

Sì, sono le agenzie immobiliari. E in quanto tali non del tutto estranee alla responsabilità di aver contribuito a creare un settore immobiliare poco amato e così demonizzato. Possono anche avere qualche cadavere nell’armadio. Ma proseguendo con la metafora politica, si tratta di agenzie fatte da professionisti che hanno un’idea chiara del loro mestiere, con una certa (poca o molta) voglia di lavorare e pronti a intraprendere con successo la sfida di vendere una casa al miglior prezzo possibile in un tempo ragionevole.

L’agenzia Trump

Sono le agenzie della demagogia e delle false promesse. Quelle del “ho molti acquirenti per il vostro appartamento” o “la vostra casa vale molto più di quel che pensate” o “abbiamo collaboratori russi (mai messicani!) che desiderano investire nella vostra zona” o tutto quello che serve dire per conquistare il voto. Possono essere agenzie nuove o che operano da tempo in modo irresponsabile.

La campagna

Nel corso della campagna elettorale, il proprietario di casa ascolta le proposte elettorali-commerciali di una e dell’altra agenzia. Ascolta le principali argomentazioni di quelle agenzie che, con responsabilità, mettono sul tavolo dati, esempi e fatti, che magari non sono così ottimistici come il proprietario vorrebbe, ma che sono reali, anche se possono fare un po’ male.

“La domanda in questa zona è limitata”, “la vostra casa ha questi inconvenienti”, “ci sono immobili come i vostri offerti a questi prezzi che sono da mesi sul mercato”, “possiamo fare questo o quello, ma sarà tutto inutile”. Questo è ciò che tali agenzie spiegheranno ai proprietari che considerano intelligenti e dotati di giudizio per prendere una decisione basata sulla ragione.

Il proprietario ascolterà anche le agenzie che avranno tutto ciò che ogni proprietario – il più vulnerabile – vuole ascoltare. Argomenti discordanti e promesse che alimentano le più alte aspettative senza offrire alcuna garanzia in cambio. Sono le agenzie che fanno appello alle emozioni, perché sanno che è molto più facile sedurre con l’ottimismo sfrenato evitando i punti deboli del proprietario.

Il risultato

Già sapete cosa succede, quello che sto per dire. Troppo spesso i buoni perdono e i cattivi vincono. Troppo spesso il proprietario è un “trumpista” disilluso e arrabbiato, prevenuto nei confronti di un’altra agenzia che teme possa fallire come accaduto nel passato, che finisca per tenerlo legato a sé per mesi senza dare nulla in cambio, dopo tante promesse non mantenute.

L’agenzia Clinton sentirà la tentazione di dire che si tratta di proprietari ignoranti e risentiti, di zotici immobiliari... Sarà un giudizio ingiusto e colmo di frustrazione, per quanto possa essere di fondo vero. Dobbiamo immaginare anche ciò che succede al proprietario “trumpista” una volta che ha preso la decisione ed espresso il proprio voto.

Ma alla fine, quando sembra non esserci più speranza, entra in gioco un nuovo personaggio... Aspetta... E’ l’agenzia Bernie Sanders, con la sua versione immobiliare della miglior socialdemocrazia europea pre-thatcheriana. La Scandinavia degli immobiliari! Si pone al centro della scena e guardando il pubblico – tutte persone proprietarie di casa – dice: “La postdemocrazia richiede un postimmobiliare”.

Si trasforma in colibrì e vola verso il tramonto.

Fine.

Articolo scritto da José Luis Echeverría, socio fondatore di Monapart, architetto e urbanista.