Dietro molti dei palazzi che definiscono il centro di Milano si nasconde la firma di un duo di progettisti che ha attraversato mezzo secolo di storia architettonica della città con metodo, coerenza e un'eleganza priva di ostentazione. Ad unirli c’è una formazione artistica comune, la condivisione di una visione progettuale e la fedeltà a un approccio rigoroso: in questo modo Mario Asnago e Claudio Vender hanno dato forma ad una serie di opere coerenti che vale la pena conoscere per capire come il razionalismo si sia espresso a Milano, lontano da ogni esibizionismo.
Chi erano Mario Asnago e Claudio Vender
Mario Asnago nasce il 25 marzo 1896 a Barlassina, in provincia di Milano, da una famiglia di artigiani mobilieri. La passione per l'arte si manifesta fin da giovane: frequenta lo studio del pittore Emilio Longoni, allievo di Giovanni Segantini, prima di iscriversi all'Accademia di Brera nel 1913, dove condivide gli anni di formazione con Giovanni Muzio, Emilio Lancia e Gio Ponti; poi, nel 1922 consegue la licenza di architettura presso il Regio Istituto di Belle Arti di Bologna.
Claudio Vender, invece, nasce proprio a Milano il 20 marzo 1904, da una famiglia di estrazione borghese. Anche lui coltiva fin dall'adolescenza un chiaro talento artistico, con attenzione alla pittura e alla musica; come Asnago, si forma all'Accademia di Brera e ottiene la licenza di architettura nello stesso anno e nel medesimo istituto bolognese.
I due iniziano a collaborare un anno dopo la fine degli studi, partecipando al concorso per il monumento ai caduti di Como, dove si aggiudicano il primo premio; tuttavia, il progetto non viene realizzato per l'opposizione del Comune. Nel 1928, poi, formalizzano la loro collaborazione professionale aprendo lo studio Asnago-Vender architetti in via Cappuccio 11 a Milano.
Lo stile d'architettura di Asnago e Vender
Il linguaggio architettonico di Asnago e Vender si colloca all’interno del razionalismo italiano distinguendosi per una qualità specifica: la capacità di trasformare l’aspetto economico e normativo in occasione di ricerca formale.
I due architetti si trovano infatti sempre a lavorare seguendo le norme strette dell'edilizia e le esigenze del committente. Nonostante questo riescono a imprimere a ogni edificio un carattere preciso, fatto di proporzioni accurate, sottili asimmetrie e variazioni che lo sguardo percepisce senza però saperle definire.
Queste sono alcune delle caratteristiche architettoniche che permettono di riconoscere gli edifici a firma Asnago e Vender:
- tripartizione orizzontale delle facciate, con basamento in marmo e piani superiori in klinker o litoceramica;
- bucature studiate nel rapporto tra pieni e vuoti, con dimensioni che variano in funzione del piano;
- serramenti a filo facciata ai livelli nobili e arretrati nei piani superiori, spesso con scuri in legno incassati nella muratura;
- utilizzo di materiali di qualità, selezionati con attenzione cromatica e tattile;
- assenza di ornamento, compensata dalla precisione millimetrica del dettaglio costruttivo.
La composizione della facciata è trattata come una superficie da calibrare visivamente, bilanciando pesi, vuoti e texture con una sensibilità molto simile a quella di un pittore.
Le principali opere di Asnago e Vender
L'attività di Asnago e Vender dura quasi cinquant’anni, intensificandosi nel secondo dopoguerra, quando Milano è impegnata nella ricostruzione; ma il loro raggio d'azione si estende anche alla provincia e al territorio comasco. Tra le più significative opere di Asnago e Vender si ricordano:
- Asilo dell'Opera Pia Porro, Barlassina (1927): un esempio di architettura funzionale dedicata al sociale.
- Palazzo di via Manin 33, Milano (1933): un edificio residenziale che riflette il razionalismo dell'epoca.
- Condomini di via Euripide 7 e 9, Milano (1934–1935): caratterizzati da linee pulite e spazi ben organizzati.
- Case coloniche della Tenuta Castello, Torrevecchia Pia, Pavia (1937): un intervento che integra architettura e paesaggio rurale.
- Palazzo Zanoletti, via Albricci 8, Milano (1939–1941): un elegante esempio di architettura residenziale con dettagli distintivi.
- Edificio di piazza Velasca 4, Milano (1947): un'opera iconica che segna la ripresa post-bellica.
- Edificio di piazza Sant'Ambrogio, Milano (1948): una realizzazione che combina tradizione e modernità.
- Palazzo di via Paolo da Cannobio 33, Milano (1949): un progetto residenziale con una forte identità architettonica.
- Condominio XXI Aprile, via Lanzone, Milano (1950–1953): progettato per ottimizzare gli spazi abitativi.
- Palazzo di via Albricci 10, Milano (1956): un esempio di come l'architettura possa rispondere alle esigenze contemporanee.
- Edificio residenziale di via Tommaso Grossi, Como (1957): caratterizzato da una progettazione attenta al contesto paesaggistico.
- Edificio di via Verga 4, Milano (1962–1964): un'opera che riflette le tendenze architettoniche del periodo.
A tutto questo si affianca anche la partecipazione alla mostra al Royal Institute di Londra nel 1952, dove espongono nove progetti milanesi come rappresentanti dell'architettura italiana contemporanea: un riconoscimento internazionale che testimonia la portata del loro lavoro ben oltre i confini nazionali.
L'isolato di via Alberico Albricci a Milano
L'isolato di via Alberico Albricci rappresenta il cantiere più lungo e ambizioso nella carriera di Asnago e Vender: un progetto che si sviluppa su quasi vent'anni, dal 1939 al 1956, dando forma a un intero blocco urbano nel cuore di Milano strutturato in 4 edifici distinti, concepiti con un'unica visione d'insieme:
- Via Albricci 8, palazzo Zanoletti (1939–1941): primo intervento del complesso, con basamento in marmo e piani superiori in klinker; commissionato dal commendator Ferdinando Zanoletti, cliente di lunga data dei due architetti.
- Piazza Velasca 4 (1947–1952): edificio prevalentemente a uffici, con appartamenti ai piani alti; la sensibilità pittorica dei progettisti influenza in modo diretto la composizione della facciata.
- Via Paolo da Cannobio 33 (1949–1950): angolo risvoltato su via Albricci, con la stessa tripartizione orizzontale e l'allineamento a bandiera delle finestre.
- Via Albricci 10 (1956): ultima costruzione del complesso, rivestita in marmo chiampo paglierino con serramenti a filo, dove le aperture si ingrandiscono ritmicamente verso l'alto fino a un coronamento traforato che alleggerisce il prospetto sommitale.
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