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Giovanni Tria, ministro dell'Economia
Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria GTRES

Mentre si attende di capire che strada prenderà questa crisi di governo, il ministro dell’Economia uscente, Giovanni Tria, sostiene che è possibile disinnescare l’aumento dell’Iva a partire da gennaio 2010. Vediamo in che modo.

Intervistato dal Corriere della Sera, Tria ha detto che si sono margini di manovra per disinnescare le clausole di aumento Iva. Il ministro ha spiegato: “Ci sono margini di manovra. Anche a leggi vigenti, senza altre misure, il deficit per il 2020 sarebbe sostanzialmente inferiore al 2,1 % del prodotto lordo (Pil) previsto nel Documento di economia e finanza di aprile scorso. Siamo molto sotto quel livello. E’ il risultato di una politica di bilancio che ha permesso di portare avanti i programmi voluti dalle forze politiche, ma mantenendo i saldi di bilancio sotto controllo”.

Tria ha quindi sottolineato che il deficit 2020 è più di 0,3% del Pil inferiore al previsto, evidenziando tuttavia che “ovviamente sono previsioni, soggette a correzioni legate all’andamento dell’economia e alle aspettative”.

Il ministro dell’Economia uscente ha quindi spiegato che le clausole “sarebbero certamente minori dell’ammontare delle clausole di salvaguardia previste per il 2020 dai programmi del governo precedente”.

Tria ha poi fatto sapere che si oscilla tra i sei e gli otto miliardi di deficit in meno rispetto alle attese sul 2020. Aggiungendo: “Dipende da noi, se sapremo conservare la calma sui mercati e quindi uno spread fra titoli italiani e tedeschi sui livelli attuali o poco più bassi. Ricordo che quando si delinea il quadro del bilancio in autunno, per convenzione, le proiezioni della spesa sul debito risentono dell’andamento dello spread nelle ultime settimane prima di varare la manovra. Quindi sarebbe utile non farlo aumentare nelle prossime settimane, come accadde l’anno scorso”.

Il ministro ha poi sottolineato che comunque bisogna trovare possibilmente più di 15 miliardi per finanziare la prima fase di una riforma fiscale. Affermando: “L’obiettivo non è solo evitare gli aumenti dell’Iva, ma una riduzione fiscale in direzione della cosiddetta flat tax. Altri parlano di cuneo fiscale, ma in fondo è qualcosa di molto simile: è ridurre la pressione fiscale sui redditi medio-bassi, soprattutto salari da lavoro dipendente”.

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