Per la prima volta, anche l’Unione europea ha adottato nuove norme per la tutela degli animali domestici. Un nuovo regolamento, sul quale Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto l’accordo alla fine di novembre scorso, offrirà a breve un quadro unitario di norme riguardanti cani, gatti e animali da compagnia. L’intero schema di regolamento si regge sul microchip per cani e gatti che diventerà obbligatorio dal 2028.
Sarà proprio a partire dagli obblighi di identificazione, iscrizione anagrafica e tracciabilità che si garantiranno migliori condizioni di benessere per gli animali domestici e randagi, nonché la civile convivenza tra tutti, anche all’interno dei condomini.
Da quando è obbligatorio il microchip
L’iter di approvazione del nuovo regolamento europeo prevede che all'inizio del 2026, Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea formalizzino l’intesa politica raggiunta da poco. Nei prossimi mesi, dunque, il nuovo regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e fisserà scadenze e vincoli ai quali tutti dovranno uniformarsi, anche se in maniera progressiva.
Il punto di partenza della riforma è il microchip obbligatorio per tutti i cani e i gatti presenti nell’Unione europea dal 2028. Secondo una stima, circa il 44% dei cittadini europei possiede un animale domestico, per un totale di oltre 185 milioni di cani e gatti che vivono nelle case e nei condomini degli Stati membri.
Pertanto, tra poco più di due anni, tutti gli animali da compagnia dovranno essere dotati di microchip sottocute, ovunque si trovino. Questo obbligo sarà il primo tassello per arrivare:
- a uniformare le norme degli Stati membri e, all’interno di essi, delle singole regioni;
- a registrare cani, gatti e animali domestici nelle banche dati nazionali interoperabili;
- a un contrasto più efficace, efficiente e capillare del traffico illecito degli animali e del randagismo.
Quando è obbligatorio il microchip per il cane
È bene ricordare che il microchip per i cani è obbligatorio in Italia già dal 2004-2005, con inserimento sottocute nei primi due mesi di vita. Il nuovo regolamento europeo estende l’obbligo di microchip a tutti gli animali che dovranno essere anche registrati in banche dati nazionali interoperabili e centralizzate, a garanzia della tracciabilità e del controllo su tutto il territorio nazionale. Le tempistiche di adeguamento, tuttavia, saranno differenti e quantificabili in:
- 4 anni per l’adeguamento di allevatori, venditori e rifugi;
- 10 anni per i proprietari di cani;
- 15 anni per i proprietari di gatti.
Cosa cambia con il nuovo regolamento europeo
L'entrata a regime della normativa con tempistiche così ampie è stata studiata per non creare confusione e allarme tra i possessori di animali. Tuttavia, se per i venditori e gli allevatori si cerca di contrastare fenomeni di illegalità, per i proprietari privati la nuova disciplina richiede una maggiore responsabilità personale, soprattutto in contesti di condivisione degli spazi nei quali è facile che si arrivi a conflitti, magari perché un gatto gira liberamente nel condominio.
La normativa unica, alla quale tutti saranno soggetti, darà certamente il suo contributo nella prevenzione o nella risoluzione di eventuali liti, nonché nel ritrovamento di animali smarriti negli spazi comuni.
Come registrare il proprio animale al SINAC
Nel frattempo, ulteriori adempimenti riguardanti gli animali domestici sono stati adottati a livello nazionale il 6 febbraio 2025 con l’istituzione del Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia (SINAC), la nuova banca dati italiana per cani, gatti, conigli, furetti e roditori che ha uniformato le banche dati regionali. L’obiettivo è quello di superare i vecchi sistemi cartacei e di applicare regole che consentano:
- la tracciabilità degli animali anche oltre i confini regionali;
- la gestione e il contrasto al randagismo;
- il rintraccio dei proprietari;
- l’elaborazione di indicatori statistici;
- l’erogazione di servizi rivolti ai cittadini.
Ciascun proprietario può agire autonomamente, accedendo con Spid, Carta di Identità Elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS), per inserire i dati anagrafici e le variazioni degli eventi riguardanti il proprio animale anche per fare l'assicurazione. Pertanto, oltre a consultare la scheda sanitaria di un animale e a verificare lo stato delle proprie segnalazioni, si può comunicare:
- il furto o lo smarrimento di un animale;
- il ritrovamento;
- il decesso.
Cosa succede se il mio cane non ha il microchip
In attesa di avere un quadro sanzionatorio più uniforme grazie all’entrata in vigore del regolamento europeo, si può dire che, con le norme attualmente vigenti in Italia, la mancanza del microchip obbligatorio comporta l’adozione di sanzioni amministrative di importo variabile da 100 a 300 euro a seconda della regione.
La legge 82/2025, conosciuta come "Legge Brambilla", ha introdotto il ravvedimento operoso sugli adempimenti riguardanti gli animali. Infatti, i proprietari di cani non microchippati possono evitare la multa mettendosi in regola spontaneamente prima di essere scoperti.
Ravvedimento operoso: che cos'è
La mancata comunicazione di fatti relativi al proprio animale al SINAC comporta, invece, sanzioni che vanno da 50 a 500 euro per ciascun animale. Nello specifico, ciascun proprietario può collegarsi online e registrare la proprietà, il cambio di residenza, lo smarrimento o la morte del proprio animale in maniera autonoma e in modo da evitare qualsiasi multa.
Anche su questo adempimento vige il ravvedimento operoso, da esercitare prima della contestazione dell’infrazione. A prescindere dalla sanzione, si ricorda inoltre che in caso di mancanza del microchip:
- è più difficile ritrovare l’animale in caso di smarrimento;
- si possono avere problemi per la vendita o il trasferimento, in quanto queste operazioni sono illegali senza il microchip;
- non si può tracciare l’animale e, quindi, contrastare fenomeni quali l'abbandono e il randagismo.
Quanto costa fare il microchip a un cane
L’assenza di microchip impone di adempiere il prima possibile, in ogni modo nel termine di 15 giorni. Mettersi in regola è semplice: basta rivolgersi a un veterinario per microchippare il cane ed effettuare l’iscrizione all’anagrafe canina della propria regione.
Se, invece, si trova un cane occorre contattare i servizi veterinari o la Polizia locale. Saranno gli addetti a occuparsi dell’eventuale assenza del microchip e, in generale, a gestire tutta la situazione di difficoltà dell’animale.
Il costo del microchip per il cane in Italia varia da un minimo di 20 euro a un massimo di 50 euro se fatto dal veterinario. Tuttavia, per risparmiare ci si può rivolgere all’ASL di riferimento che applica tariffe da 5 a 25 euro.
Talvolta, alcuni enti - come l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA) - organizzano campagne di sensibilizzazione durante le quali queste operazioni vengono svolte in maniera gratuita. In ogni modo, nel costo è di norma compresa l’iscrizione dell’animale all’anagrafe canina regionale.
È obbligatorio mettere il microchip al gatto?
Per i gatti, invece, l’adozione del microchip segue regole differenti dal cane ed è obbligatoria solo in specifiche regioni o per talune situazioni. Tuttavia, l’obbligo si sta estendendo progressivamente, soprattutto per favorire il rispetto di norme già esistenti o di prossima emanazione, come nel caso del nuovo regolamento europeo.
In particolare, la legge nazionale numero 281 del 1991 e i decreti successivi stabiliscono da quando è obbligatorio il microchip per i gatti che, dunque, decorre dall’atto di compravendita, cessione o spostamento.
Anche in caso di viaggi al di fuori dei confini nazionali, il microchip è indispensabile ai fini della richiesta del passaporto europeo. Tuttavia, l’estensione di questa pratica ai gatti è resa possibile, a oggi, dalle normative regionali.
Microchip gatti, è obbligatorio in Lombardia?
In Lombardia il microchip per i gatti è obbligatorio già dal 1° gennaio 2020. Lo prevede la legge regionale numero 9 del 6 giugno 2019 che introduce il vincolo dell’identificazione e dell’iscrizione all’Anagrafe Animale d’Affezione dei gatti di cui si entri in possesso. L'articolo 3, infatti, specifica che:
"il proprietario, il possessore o il detentore, anche temporaneo di un cane o di un gatto, compreso chi ne fa commercio, è tenuto a iscriverlo all’anagrafe regionale degli animali d’affezione, entro 15 giorni dall’inizio del possesso o entro 30 giorni dalla nascita e comunque prima della sua cessione a qualunque titolo. L’identificazione in modo unico e permanente del cane o del gatto con metodologia indolore, secondo le tecniche più avanzate, è contestuale all’iscrizione nell’anagrafe regionale degli animali d’affezione ed è eseguita dai veterinari accreditati dall’ATS o dai veterinari delle ATS".
Inoltre, l’articolo 4 specifica che il proprietario, il possessore o il detentore di un cane o di un gatto è tenuto a denunciare all’anagrafe degli animali d’affezione entro 15 giorni qualsiasi cambiamento anagrafico, quali cessione, decesso o cambio di residenza ed entro 7 giorni la scomparsa per furto o per smarrimento.
Piemonte, è obbligatorio il microchip ai gatti?
In Piemonte l’obbligo di microchip per i gatti è scattato il 1° gennaio 2025, secondo quanto prevede la legge regionale 14/2024. Con l’entrata in vigore della norma, l’applicazione del microchip e l’iscrizione al SINAC devono essere effettuati obbligatoriamente, a pena di sanzioni, presso un veterinario o l’ASL entro 60 giorni dalla nascita o, in ogni modo:
- prima della cessione o vendita del gatto;
- come passaggio fondamentale per l’identificazione elettronica dell’animale nel caso in cui si decide di tenere il felino.
In altre regioni la microchippatura è ancora facoltativa. Per esempio, in Veneto non è obbligatorio applicare il microchip ai gatti, a meno di necessità dovute all’adozione del passaporto europeo o di provenienza dell’animale da un’altra regione.
Microchip obbligatorio per i gatti in FVG e in altre regioni
Nel frattempo, alcune regioni si stanno adeguando agli obblighi di microchippatura e di iscrizione all’anagrafe dei felini. È il caso della regione Friuli Venezia Giulia dove, dal 1° gennaio 2026, scatterà l’obbligo di inserire il microchip anche ai gatti, con sanzioni previste per chi non dovesse adempiere.
In generale, è semplice fare una ricerca su un motore online circa l’esistenza dell’obbligo o meno del microchip ai felini. Nei risultati viene da subito indicata qual è la legge regionale da seguire e da quando scatta l’obbligo.
È il caso della Puglia, per esempio, che con la legge regionale 2/2020 ha stabilito l’obbligo del microchip ai gatti e dell’iscrizione all’anagrafe felina regionale entro 60 giorni dalla nascita o entro 10 giorni dal possesso.
Altri divieti su pratiche a rischio riguardanti cani e gatti
Infine, è utile dare un’occhiata anche alle altre norme che entreranno in vigore con il regolamento europeo. In primis, si segnala lo stop agli accoppiamenti tra animali consanguinei al fine di prevenire gravi patologie ereditarie e pratiche commerciali dannose. Si farà divieto, inoltre, di tenere cani e gatti perennemente alla catena o di usare collari a strozzo o a punta.
Controlli più severi saranno disposti sulle importazioni, in particolare dai Paesi extra-europei. Cani e gatti dovranno essere dotati di microchip prima di entrare nei Paesi dell’Ue per poi essere registrati nella relativa banca dati nazionale. Infine, saranno vietati gli allevamenti finalizzati a ottenere tratti fisici esasperati.
Cosa cambia per chi ha cani e gatti in condominio?
Le nuove norme avranno un impatto significativo nei condomini per i possessori di cani e gatti. In primis perché il nuovo regolamento europeo chiarirà meglio quali sono gli animali che si possono tenere in casa e come ci si debba comportare negli spazi comuni, per esempio nei cortili e nelle scale.
Inoltre, le nuove norme dovrebbero consentire un controllo più capillare su come i proprietari tengono gli animali ed evitare situazioni di criticità. L’iscrizione obbligatoria all’anagrafe consentirà anche agli amministratori di condominio di gestire con maggiore facilità possibili segnalazioni riguardanti animali non registrati o di dubbia provenienza, fenomeno quest’ultimo particolarmente frequente a causa delle vendite online, non sempre tracciabili.
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