L'abbattimento di alberi condominiali può essere un'innovazione vietata, a meno che ci siano motivi di urgenza o di sicurezza
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Abbattimento albero condominiale
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La gestione degli spazi verdi del condominio richiede sempre grande attenzione, sia per mantenere il decoro dello stabile, che per evitare inutili pericoli ai residenti. Ma come funziona l’abbattimento di alberi condominiali? Secondo la giurisprudenza prevalente, l’operazione richiede una delibera all’unanimità, perché si tratta di un’innovazione vietata ai sensi del Codice Civile. Maggioranze diverse sono ammesse se vi sono motivazioni sufficientemente valide, come danni all’edificio, pericoli per la sicurezza o sanitari. Inoltre, spesso è necessario ottenere una specifica autorizzazione da parte del Comune di riferimento.

Quali sono le regole per abbattere un albero

Il taglio di piante nei giardini condominiali richiede il rispetto di precise regole, dettate da possibili vincoli ambientali e urbanistici. È però necessario sapere che non esiste una normativa per l’abbattimento degli alberi univoca per tutto il territorio nazionale, bensì un insieme di disposizioni, che dipendono dal contesto, dalla zona geografica e anche da regolamenti locali.

In linea generale, per poter eliminare un albero in un giardino privato - come un cortile condominiale - è innanzitutto necessario informarsi presso il Comune. Infatti, a seconda dei regolamenti locali approvati, potrebbe essere necessario ottenere:

  • un permesso specifico, accompagnato da perizie tecniche effettuate da agronomi o arboricoltori, che ne giustifichino l’intervento per instabilità delle radici, danni strutturali, malattie o altre valide ragioni;
  • dei permessi generali in base alle soglie dimensionali della pianta. In altre parole, alcuni Comuni richiedono l’autorizzazione solo se l’albero supera certe dimensioni, ad esempio una circonferenza superiore agli 80 cm per il tronco, misurata a circa 130 cm dal suolo. I riferimenti possono però variare a seconda della zona.

Dopodiché, bisogna accertarsi che l’albero non sorga in aree soggette a precisi vincoli paesaggistici, in base a quanto definito dal D.Lgs 42/2004. In questo caso, è necessaria anche la relativa autorizzazione paesaggistica, che viene rilasciata dal Comune o dalla Sopraintendenza. Tuttavia, la Legge 10/2013 prevede una tutela rafforzata per gli alberi monumentali o di pregio: oltre al via libera dal Comune, potrebbe essere necessario il parere di enti competenti locali.

Tagliare un albero
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Infine, se l’albero sorge in un contesto condominiale, bisognerà ottenere anche il parere positivo in assemblea, con un’apposita delibera.

Chi decide se abbattere un albero

All’interno dei contesti condominiali, gli interventi sugli alberi sono soggetti a specifica delibera. Di conseguenza, oltre all’ottenimento del permesso dal Comune e da eventuali altri enti se sussistono vincoli specifici, la questione dovrà essere discussa in assemblea. 

In sede assembleare, occorrerà ottenere la necessaria maggioranza per l’abbattimento di alberi condominiali, in base alle disposizioni previste dalla normativa vigente. Secondo l’orientamento giurisprudenziale prevalente, in assenza di condizioni di pericolo o di sicurezza, il taglio di un albero nel giardino comune può essere considerato un’innovazione vietata, ai sensi dell’articolo 1121 del Codice Civile. Questo perché altera irreversibilmente un bene collettivo, richiedendo pertanto l’unanimità di tutti i condomini. Tuttavia, esistono maggioranze diverse per casi specifici, accertati tramite perizia o urgenza documentata:

  • in situazioni di pericolo imminente, come alberi instabili che minacciano la sicurezza dello stabile o dei condomini, può bastare la maggioranza qualificata, in base all’articolo 1136 del Codice Civile. Si dovrà perciò ottenere la maggioranza dei partecipanti in assemblea, purché rappresentino almeno la metà del valore in millesimi nel condominio;
  • se l’abbattimento è particolarmente urgente, l’amministratore può agire in modo autonomo, ratificando poi la scelta in assemblea entro tempi brevi, ai sensi dell’articolo 1135 del Codice Civile.

È però bene sapere che il regolamento condominiale - in particolare, quello contrattuale - potrebbe prevedere requisiti specifici per i cortili comuni, come maggioranze speciali o procedure per il taglio degli alberi condominiali dedicate.

Il taglio degli alberi nei giardini privati in condominio

La questione può avere però risvolti lievementi diversi, quando le piante sorgono all’interno di un giardino di proprietà esclusiva, pur all’interno di contesti condominiali. Ma come funziona l’abbattimento di alberi privati in condominio?

Il proprietario del giardino gode di una maggiore autonomia decisionale: nella maggior parte dei casi, può procedere al taglio senza la necessità di una delibera assembleare, pur ottenendo le dovute autorizzazioni dal Comune e, se sono presenti vincoli, anche paesaggistiche e ambientali. 

Tuttavia, se l’albero si trova sul confine - e quindi coinvolge involontariamente le parti comuni - il parere del condominio potrebbe essere necessario. Ad esempio, in base all’articolo 896 del Codice Civile, il condominio può imporre la potatura di piante che invadono la proprietà altrui, riducendo radici o rami sporgenti. Ancora, se l’abbattimento dell’albero può avere effetti sul decoro, l’estetica o la sicurezza dell’intero stabile, una valutazione in assemblea potrebbe essere indispensabile.

Bisogna anche considerare che, nonostante il giardino di proprietà esclusiva, il regolamento contrattuale potrebbe prevedere precisi vincoli per l’eliminazione o la potatura degli alberi presenti o, ancora, determinati limiti per l’altezza degli alberi in condominio: per la modifica di norme contrattuali, servirà l’unanimità di tutto lo stabile.

La ripartizione dei costi per l’abbattimento dell’albero

Quando si interviene sulle aree verdi del condominio, è anche utile informarsi sulle modalità di ripartizione dei relativi costi. In altre parole, chi paga per l’abbattimento di alberi condominiali? Per gli esemplari che sorgono in cortili e giardini comuni, si segue il criterio di proporzionalità stabilito dall’articolo 1123 del Codice Civile. Di conseguenza, vi contribuiscono:

  • tutti i condomini;
  • in base ai loro millesimi di proprietà.

Le spese per l’abbattimento di piante in giardini di proprietà esclusiva, invece, sono a carico esclusivo del relativo proprietario. Quest’ultimo dovrà provvedere anche al risarcimento di eventuali danni causati da alberi pericolanti, ad esempio sull’edificio o su beni privati dei residenti, quali le auto nelle aree parcheggio. Non ultimo, in caso l’unità immobiliare fosse concessa in locazione, è bene sapere che all’inquilino spetteranno i soli costi di manutenzione ordinaria - come la ciclica potatura di un albero ad alto fusto - mentre al proprietario le spese straordinarie, come appunto l’abbattimento.

Come opporsi al taglio di un albero

Può però capitare che l’eventuale delibera votata dall’assemblea, allo scopo di tagliare una o più piante, non sia gradita da tutti i proprietari dello stabile. Ci si può opporre all’abbattimento di alberi condominiali?

Molto dipende dalla natura dell’intervento e, ancora, dall’effettiva validità della delibera. In linea generale, se la decisione di procedere al taglio risponde a sole necessità estetiche o non è motivata da valide ragioni, l’opposizione può essere legittima. In particolare, si può intervenire se:

  • la delibera è stata approvata senza le maggioranze di legge;
  • vengono violate norme ambientali, vincoli paesaggistici o regolamenti locali.
Potare un albero
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I condomini interessati possono perciò impugnare la delibera, ai sensi dell’articolo 1137 del Codice Civile: per delibere annullabili, il termine è di 30 giorni dall’assemblea - per chi vi ha partecipato - oppure dalla notifica del verbale per gli assenti. Se la delibera è nulla, invece, non vi è decadenza.

Se, tuttavia, l’abbattimento riguarda alberi condominiali pericolosi, l’opposizione può essere più complessa: le ragioni di sicurezza, o di urgenza, rendono infatti l’intervento legittimo. Bisognerà perciò dimostrare che l’assemblea abbia deliberato su un pericolo sovrastimato o, ancora, in contrasto con perizie tecniche, regolamenti locali o vincoli ambientali e paesaggistici. 

Cosa succede se taglio un albero senza permesso

Infine, è utile anche prendere in considerazione le possibili conseguenze di un intervento realizzato senza permessi o, ancora, in contrasto con le disposizioni di legge sulla potatura degli alberi condominiali. Le implicazioni possono essere sia civili che penali, a seconda della gravità della violazione. Tra i principali rischi, è necessario elencare:

  • le violazioni amministrative, con multe comunali che possono variare da centinaia a diverse migliaia di euro, in base ai regolamenti locali;
  • gli abusi in aree vincolate, secondo quanto definito dall’articolo 181 del D.Lgs. 42/2004, che possono sfociare in ammende da circa 15.000 a 52.000 euro e, nei casi più gravi, l’arresto fino a due anni;
  • l’obbligo di ripristino dei luoghi, con il Comune o la Soprintendenza che hanno facoltà di ordinare la ripiantumazione di alberi equivalenti o altre misure compensative.

Limitatamente alla gestione della convivenza condominiale, può accadere che:

  • i condomini dissenzienti, o eventualmente danneggiati, procedano alla richiesta di risarcimento per l’alterazione del decoro architettonico o della sicurezza dello stabile;
  • la delibera assembleare venga annullata, se considerata irregolare;
  • l’amministratore venga chiamato a rispondere per omessa vigilanza, con possibili azioni di rivalsa da parte del condominio.

Prima di procedere all’abbattimento, indipendentemente si tratti di una pianta comune o privata, è perciò sempre utile informare l’amministratore di condominio e vagliare il parere di tutti gli enti preposti, anche valutando la possibilità di una perizia preliminare da parte di esperti.

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