Parlando di trattamenti contro le malattie delle piante, il verderame è uno dei prodotti più popolari. Ma esattamente, cos’è il verderame? È fondamentale se coltivi un orto, hai un frutteto, qualche vite o semplicemente per proteggere le tue piante ornamentali. Il verderame, infatti, è un fungicida a base di rame molto efficace contro numerose malattie. Ecco, allora, a cosa serve e come si applica correttamente.
A cosa serve il verderame?
Per verderame, in ambito agricolo, si indicano i prodotti a base di rame utilizzati come fungicidi e, in parte, come battericidi. Il verderame più “classico” è la poltiglia bordolese, una miscela di solfato di rame e idrossido di calcio che, una volta preparata, assume il tipico colore azzurro‑verde. Tuttavia, oggi con “verderame” si indicano comunemente diverse formulazioni rameiche (ossicloruro di rame, idrossido di rame, ossido rameoso, solfato tribasico di rame) che svolgono la stessa funzione.
A prescindere dalla composizione, il verderame è un fungicida preventivo: ciò significa che agisce impedendo l’insediamento e la germinazione delle spore dei funghi patogeni sulla superficie di foglie, germogli e frutti. Non è curativo, quindi non “guarisce” una malattia già in atto, ma riduce in modo netto la possibilità che l’infezione si sviluppi o si diffonda.
Perché si chiama verderame?
Il riferimento è al caratteristico colore verde‑azzurro che assumono molte formulazioni rameiche utilizzate in agricoltura, soprattutto la storica poltiglia bordolese, visibile su foglie, tronchi e frutti dopo il trattamento.
Dal punto di vista chimico, il colore verde deriva dai sali di rame che, combinandosi con altre sostanze danno origine a composti con differenti sfumature di azzurro e verde.
Per quali piante usare il verderame
Il verderame è un fungicida molto versatile e viene impiegato su un gran numero di colture, sia a livello professionale che hobbistico. Non tutte le piante, però, reagiscono allo stesso modo ai trattamenti rameici: alcune specie li tollerano bene, altre sono più sensibili e richiedono maggiore prudenza.
In caso di prodotti industriali è importante controllare sempre le indicazioni dell’etichetta, ma in linea generale il verderame viene comunemente utilizzato sulle seguenti piante:
- Vite: per prevenire la peronospora e altre malattie fungine della chioma e dei grappoli.
- Pomodoro, patata, melanzana, peperone: in particolare contro peronospora e altre patologie fogliari.
- Zucchino, cetriolo, zucca, melone: per contenere peronospora e altre malattie fungine comuni in condizioni di forte umidità.
- Alberi da frutto (come melo, pero, pesco, albicocco, ciliegio, susino): come trattamento preventivo contro ticchiolatura, bolla, corineo, monilia e batteriosi.
- Olivo: per il controllo di malattie fungine e batteriche.
- Agrumi (come arancio, limone, mandarino, pompelmo): per prevenire macchie sulle foglie e batteriosi.
- Piante ornamentali (come rose, camelie, ortensie, conifere sensibili): per ridurre macchie, ruggini, cancri e marciumi di origine fungina o batterica.
Il verderame è velenoso?
Il rame è un microelemento essenziale per la vita di piante, animali e uomo: in piccole quantità partecipa a processi fondamentali. Tuttavia, come accade per molte sostanze, la differenza tra nutriente e veleno la fa la dose. Oltre una certa soglia, il rame diventa tossico non solo per funghi o batteri ma anche per altri esseri viventi.
Nei prodotti fitosanitari il verderame è classificato come sostanza pericolosa se maneggiata senza protezioni o se ingerita in quantità rilevanti. L’esposizione ripetuta a dosi elevate può provocare irritazioni cutanee, oculari e delle vie respiratorie, oltre a disturbi gastrointestinali in caso di ingestione accidentale.
Qual è la differenza tra verderame e solfato di rame
Spesso si ritiene che verderame e solfato di rame siano sinonimi. In realtà non è esattamente così: il solfato di rame è un composto chimico ben definito, mentre con “verderame” in agricoltura si indica l’insieme dei prodotti rameici utilizzati come fungicidi, tra cui anche il solfato di rame. In pratica, si può dire che ogni solfato di rame destinato all’uso agricolo è un “verderame”, ma non ogni verderame è per forza a base di solfato di rame.
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