Il vincolo culturale di un immobile impone rigide limitazioni sia sulla ristrutturazione che sulla vendita, per evitare danni
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Vincolo culturale su una villa storica a Como
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Prima di procedere alla ristrutturazione o alla compravendita di fabbricati e terreni, è sempre necessario verificare la presenza di eventuali limitazioni. Ad esempio, potrebbe esservi un vincolo culturale sull’immobile: un riconoscimento legale attribuito a strutture o zone rilevanti per il loro valore storico, artistico o architettonico. Tutelati dal Codice dei Beni Culturali, gli immobili vincolati sono sottoposti a restrizioni su modifiche, demolizioni e destinazioni d’uso, tanto da richiedere specifiche autorizzazioni da parte della Soprintendenza. In caso di vendita, bisogna invece considerare la possibilità di prelazione statale.

Cosa sono i vincoli culturali

I vincoli culturali rappresentano uno strumento indispensabile per salvaguardare il patrimonio nazionale: garantiscono, infatti, che gli edifici e le aree di pregio non subiscano delle modifiche che potrebbero comprometterne il valore. 

Regolati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio - ovvero il D.Lgs. 42/2004 - i vincoli culturali rappresentano delle limitazioni alla ristrutturazione e alla vendita di beni immobili dall’elevato valore artistico, storico o architettonico. Queste restrizioni derivano dalla necessità di bilanciare l’interesse pubblico alla conservazione con i diritti dei proprietari. In linea generale, si possono identificare due categorie principali di vincoli culturali:

  • vincoli diretti, che si applicano direttamente al bene per il suo intrinseco valore, così come previsto dall’articolo 10 del D.Lgs. 42/2004. Solitamente riguardano immobili che conservano testimonianze storiche o artistiche, imponendo ai proprietari degli obblighi di manutenzione e restauro per preservarli nel tempo;
  • vincoli indiretti, previsti dall’articolo 45 del D.Lgs. 42/2004, che impongono prescrizioni su aree o strutture adiacenti al fine di proteggere il contesto, la prospettiva o le condizioni ambientali del bene principale tutelato, evitando che interventi circostanti ne pregiudichino il valore o la fruizione.

Cosa comporta un vincolo su un immobile

Gli immobili soggetti a vincolo culturale sono sottoposti a una serie di obblighi e restrizioni, affinché possano essere correttamente conservati nel tempo. In base all’articolo 21 del D.Lgs. 42/2004, qualsiasi intervento su beni vincolati richiede l’approvazione preventiva da parte della Soprintendenza, proprio al fine di evitare modifiche che potrebbero danneggiarne irrimediabilmente il valore.

Dimora storica e vincolo culturale
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Tra le principali implicazioni di un immobile sottoposto a vincolo culturale, si possono elencare:

  • l’obbligo di ottenere specifiche autorizzazioni per qualsiasi modifica, con progetti dettagliati e valutazione da parte di esperti qualificati;
  • il divieto di demolizione o alterazioni incompatibili con il carattere storico della struttura;
  • la necessità di denunciare i trasferimenti di proprietà, affinché possano essere condotti i necessari controlli pubblici;
  • la possibilità di prelazione statale in caso di alienazione, che consente allo Stato o agli enti territoriali di acquisire il bene alle stesse condizioni pattuite tra privati.

Nella pratica, ciò significa che non è possibile procedere in autonomia alla ristrutturazione di un immobile sottoposto a vincolo della Soprintendenza: bisognerà sempre ottenere precisa autorizzazione, affinché gli enti preposti possano valutare il progetto e l’effettiva capacità di conservazione.

Quanti anni deve avere una casa per essere storica

In relazione ai vincoli culturali sugli immobili, spesso sorge il dubbio sulla sussistenza di eventuali limitazioni temporali. Ad esempio, quanti anni deve avere una casa per essere considerata storica?

  • Per gli immobili privati, non esiste una soglia temporale automatica che imponga il vincolo, che richiede sempre un provvedimento esplicito di dichiarazione di interesse culturale. Tuttavia, ai sensi dell’articolo 10 del D.Lgs 42/2024, l’età superiore a 70 anni - con autore non più in vita - rappresenta un criterio rilevante per valutare l’interesse, rendendo più probabile l’avvio di una verifica.

  • Per gli immobili di proprietà pubblica, o di enti privati senza scopo di lucro, sussiste invece una presunzione relativa di interesse culturale, definita dagli articoli 10 e 12 del Codice. Noto anche come vincolo ope legis a 70 anni, impone che gli immobili realizzati da oltre 70 anni, e con autore non più in vita, siano sottoposti a disposizioni di tutela fino all’esito di una verifica specifica, che può confermare o escludere definitivamente l’interesse culturale.

Quando si può vendere un immobile vincolato

Per gli interventi di modifica e ristrutturazione, la necessità di autorizzazione da parte della Soprintendenza è abbastanza comprensibile: gli interventi potrebbero irrimediabilmente modificare la struttura, compromettendone la conservazione. Ma cosa accade in caso di compravendita?

La vendita di un immobile con vincolo della Soprintendenza è possibile, ma segue rigide procedure, proprio per salvaguardarne il valore e l’interesse pubblico. In base agli articoli da 55 a 62 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, la vendita è innanzitutto condizionata al mancato esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato o degli enti locali. In particolare, si rende necessario:

  • stipulare il contratto preliminare di compravendita, con precisa indicazione del vincolo culturale;
  • procedere al rogito notarile, con relativa denuncia. Il notaio deve infatti denunciare l’atto alla Soprintendenza entro 30 giorni, attivando un periodo di 60 giorni per permettere l’acquisto prioritario da parte dello Stato o degli enti interessati alla prelazione.

Durante i 60 giorni successivi alla denuncia, è consigliato evitare la consegna del bene all’acquirente privato, in quanto l’eventuale esercizio della prelazione trasferirebbe direttamente la proprietà allo Stato. Per contro, in assenza di prelazione può concretizzarsi il definitivo trasferimento della proprietà al compratore: quest’ultimo diventerà il nuovo responsabile degli obblighi di tutela, sia storico-culturali che relativi a eventuali vincoli paesaggistici.

Cos’è il vincolo di prelazione culturale

Proprio poiché la compravendita di immobili vincolati è peculiare, è utile soffermarsi ulteriormente sul vincolo di prelazione culturale. Regolato dagli articoli da 60 a 62 del D.Lgs. 42/2004, questo istituto mette al centro le esigenze di tutela di strutture già esistenti, garantendo una precedenza statale sui privati nelle operazioni di vendita.

Permette infatti al Ministero della Cultura - o, in subordine, a Regioni, Province o Comuni - di procedere all’acquisizione dell’immobile:

  • con un diritto di prelazione rispetto ad acquirenti privati;
  • alle stesse condizioni di vendita concordate tra le parti private.

Si tratta di un meccanismo di controllo pensato per garantire che i beni di valore collettivo non escano dal controllo pubblico, dato anche il livello di tutela e conservazione che non sempre i privati potrebbero essere in grado di offrire. 

Vincolo culturale su case storiche
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Come spiegato nel precedente paragrafo, in presenza di un immobile vincolato, entro 30 giorni dal rogito il notaio deve denunciare l’atto alla Soprintendenza: a questo punto, lo Stato ha 60 giorni per esercitare il diritto di prelazione. Se non esercitato, si completa il trasferimento di proprietà con il primo acquirente.

È possibile richiedere la rimozione di un vincolo culturale?

Infine, è utile sapere che la normativa in vigore permette anche la possibilità di revocare un vincolo culturale, anche se si tratta di una possibilità rara e, ancora, dalle condizioni stringenti. Ad esempio, come togliere il vincolo delle Belle Arti su un immobile?

In base all’articolo 13 del D.Lgs. 42/2004, è necessario inoltrare una richiesta motivata alla Soprintendenza, che procede ad aprire un’istruttoria di valutazione, eventualmente richiedendo anche il parere dell’apposita Commissione regionale per il patrimonio culturale.
Tra i casi normalmente ammessi per la rimozione del vincolo, vi rientrano:

  • il venir meno dei presupposti di interesse culturale, ad esempio per trasformazioni irreversibili o danni gravi che abbiano eliminato il valore storico-artistico;
  • la presenza di vizi nel provvedimento originario, come errori materiali o illegittimità procedurali nella prima dichiarazione di valore culturale, tali da renderla nulla o annullabile;
  • l’emersione di nuovi elementi probatori, come documentazioni e perizie che dimostrano l’assenza, sin dall’origine, di un preciso valore culturale;
  • l’esito negativo della verifica dell’interesse culturale per i beni di enti pubblici o non profit realizzati da oltre 70 anni, che esclude definitivamente la tutela.

Al termine della valutazione, la Soprintendenza emette un provvedimento finale per la conferma o l’eliminazione del vincolo: quest’ultimo dovrà essere adeguatamente motivato e può essere impugnato al TAR.

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