Per rispondere alle principali necessità domestiche, gli immobili a uso residenziale devono disporre di sufficienti utenze. Ma come funziona l’allaccio di acqua, luce e gas? Con questo termine si identifica il collegamento di un’unità abitativa alle reti pubbliche di distribuzione, tramite l’installazione di contatori, affinché le forniture possano essere erogate.
Si procede sia per le nuove costruzioni che per le ristrutturazioni, contattando il distributore locale, fornendo i dati dell’immobile e del titolare della futura utenza. Le tempistiche di attivazione sono variabili - in genere dalle due alle quattro settimane - e i costi dipendono sia dalle offerte sottoscritte che dalle medie di mercato, a cui aggiungere le eventuali imposte.
Gli allacciamenti principali per la casa
Innanzitutto, è bene ricordare quali siano gli allacciamenti di base per gli immobili residenziali. A seconda della configurazione dell’abitazione, e della sua posizione geografica, sono in media tre i servizi essenziali:
- l’allaccio alla rete elettrica, per collegare l’abitazione alla bassa tensione pubblica, così da garantire un’alimentazione stabile e sicura;
- il collegamento alla rete del gas, tramite la predisposizione di tubature, valvole e contatori che possano garantire standard di sicurezza elevati;
- l’allacciamento dell’acqua, tramite condutture e contatori collegati all’acquedotto locale.
Sebbene non esista un obbligo di legge per collegare unità immobiliari alle reti elettriche, idriche o del gas, la disponibilità di impianti adeguati potrebbe rappresentare un requisito per ottenere l’agibilità, in base al D.P.R. 380/2001, cioè il Testo Unico dell’Edilizia.
Infatti, l’articolo 24 specifica che l’immobile debba rispettare condizioni idonee di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico e accessibilità. Per questa ragione, in caso non si volessero sfruttare le reti pubbliche, bisognerà dimostrare di essere in possesso di alternative consone, come ad esempio impianti fotovoltaici o riserve idriche private.
Allo stesso tempo, i distributori sono soggetti a precisi obblighi di allacciamento a seguito della richiesta degli utenti, purché l’immobile si trovi nella loro area di competenza e non vi siano impedimenti tecnici o urbanistici.
Cosa serve per allacciare le utenze
Per richiedere l’allaccio di luce, gas e acqua, è necessario sia preparare dei documenti specifici, che essere in possesso di determinati requisiti. Il primo passo è quello di identificare il soggetto competente:
- per l’elettricità, è il distributore che gestisce la rete locale. Si possono consultare i vari distributori sul sito ARERA o, in alternativa, affidarsi direttamente al fornitore scelto, che provvederà a contattare il distributore competente di zona;
- per il gas, il procedimento è analogo: se ne occupa il distributore di zona, su richiesta diretta dell’utente o del fornitore
- per l’acqua, invece, è necessario rivolgersi al gestore idrico del proprio Comune.
Dopodiché, si procede alla raccolta di tutti i documenti necessari, che possono variare a seconda della zona d’attivazione e del distributore locale. In generale, vengono richiesti:
- i dati personali del richiedente, come il codice fiscale, la copia di un documento di identità valido, i recapiti telefonici e la mail;
- le informazioni sull’immobile, come l’indirizzo completo, i dati catastali - foglio, particella, subalterno - ed eventuali visure o planimetrie;
- il titolo abilitativo posseduto, come un titolo di proprietà, un contratto d’affitto registrato o un altro documento che dimostri la legittimità della richiesta.
Vi sono poi dei requisiti ulteriori a seconda del collegamento da effettuare, che possono anche variare in base a specifiche locali, alla potenza dell’impianto installato e alle sue finalità. Ad esempio:
- per l’elettricità, molto dipende dalla potenza contrattuale richiesta, che per le abitazioni residenziali è di solito di 3 kW. Potrebbero rendersi necessari permessi edilizi, se si tratta di una nuova costruzione o di una ristrutturazione, così come eventuali concessioni edilizie o il certificato di agibilità;
- per il gas, spesso serve una dichiarazione sulla destinazione d’uso - cottura, produzione di acqua calda sanitaria, riscaldamento - e la documentazione tecnica sull’impianto interno, redatta da un installatore certificato;
- per l’acqua, può essere necessaria la mappa catastale o la planimetria con l’indicazione del punto d’allaccio, l’atto di proprietà o il contratto d’affitto, l’eventuale autorizzazione comunale per gli scavi o l’occupazione del suolo pubblico.
In ogni caso, è solitamente prevista una visita tecnica preliminare da parte del distributore o del gestore di zona, per verificare la fattibilità dell’intervento, ad esempio per valutare la distanza dalla rete esistente, l’eventuale presenza di ostacoli o la necessità di estensioni.
Ancora, è bene ricordare che ogni singola abitazione deve disporre di propri allacci: in altre parole, non è possibile approfittare di un solo contatore per due abitazioni, se non in situazioni rare o inderogabili.
Gli allacci nei contesti condominiali
Un caso particolare è rappresentato dai contesti condominiali, dove alcune unità - ad esempio, perché mai abitate dalla costruzione dell’edificio - potrebbero essere ancora sprovviste delle necessarie utenze.
In base all’articolo 1102 del Codice Civile, ogni condomino ha diritto a usufruire delle parti comuni - passaggio indispensabile per collegarsi alla rete esterna - purché non ne alteri la destinazione d’uso, né impedisca ad altri di fare altrettanto. Per questa ragione:
- non è necessaria l’autorizzazione in assemblea condominiale;
- l’assemblea può intervenire solo in presenza di un concreto e determinato pregiudizio alle funzionalità degli impianti comuni o, ancora, un aggravio eccessivo per gli altri condomini.
Nella maggior parte dei casi, il rifiuto per allacciamenti di servizi essenziali è illegittimo e può essere impugnato. Le spese individuali sono a carico del condomino che ne fa richiesta, mentre quelle sulle parti comuni - ad esempio, in presenza di contatori condominiali unificati - sono a carico dell’intero condominio, con la classica ripartizione in base ai millesimi di proprietà.
L’allacciamento delle utenze nelle locazioni
Altra situazione particolare è quella della locazione, dove non è sempre immediato capire chi debba procedere alla predisposizione degli allacci di base, tra inquilino e proprietario.
Per l’allaccio delle utenze in una casa d’affitto che ne è completamente priva, ad esempio perché di nuova costruzione, è il proprietario a dovervi provvedere, in base all’articolo 1575 del Codice Civile. A quest’ultimo spettano infatti tutti gli interventi di manutenzione straordinaria, compresi appunto il collegamento alla rete idrica e l’allaccio di luce e gas per la casa d’affitto.
L’inquilino è invece responsabile in caso di subentro, ovvero di impianti e contatori già esistenti, ma disattivati perché l’appartamento è rimasto precedentemente sfitto, o in caso di voltura, per forniture attive ancora intestate all’affittuario uscente. In questo caso non si rende necessario un nuovo allacciamento, perché fisicamente gli impianti sono già disponibili, bensì l’attivazione di un contratto di fornitura
Quanto tempo ci vuole per l’allaccio di luce e gas
Le tempistiche per l’allacciamento delle principali utenze dipendono dalla complessità dalle opere da realizzare, dalla tipologia d’intervento e da diverse variabili locali. Di solito, dopo la richiesta da parte dell’utente, il distributore inoltre entro 15 giorni lavorativi - estendibili a 30, per situazioni complesse - il preventivo. Se accettato, gli effettivi lavori possono richiedere dai 10 ai 60 giorni, a seconda del tipo di collegamento e della sua difficoltà.
In media, i tempi per l’allaccio di luce e gas sono tra le due e le quattro settimane per i contesti urbani, ma possono impiegare anche diversi mesi in aree remote, dove si rendono necessarie estensioni dalla rete principale. Per l’acqua, invece, le tempistiche sono di circa 30-60 giorni, a seconda della complessità degli scavi.
È utile sapere che vi sono dei limiti di tempistiche regolati da ARERA, a seconda delle specificità del territorio: in caso di superamento, l’utente può avere diritto a indennizzi automatici, quantificati sui giorni di attesa oltre le soglie.
Quanto costano gli allacci per una casa nuova
Ma qual è il costo degli allacciamenti di luce, acqua e gas per una casa nuova? Molto dipende dalla tipologia d’immobile, dalla sua posizione geografica e dalla complessità dell’intervento.
Innanzitutto, è utile sapere che i costi d’allaccio delle utenze risentono molto della vicinanza alla rete pubblica: se la casa di nuova costruzione si trova in aree remote, e si rendono necessarie estensioni, la spesa sale sensibilmente. Seppur con forti differenze su base territoriale, le cifre medie sono:
- dai 300 ai 1.000 euro per l’elettricità;
- dai 500 ai 2.000 euro per il gas;
- dai 500 ai 2.500 euro per l’acqua, se comprende anche il collegamento alla fognatura.
Diverso è invece il costo d’allaccio a un contatore esistente, dove non si parla più di allacciamento vero e proprio, bensì di attivazione o subentro. In questo caso, vi sono spese perlopiù amministrative, che possono variare dalle 20 alle 100 euro, a seconda della tipologia di fornitura e agli oneri previsti dal gestore prescelto.
È però utile sapere che, sebbene sia difficile ottenere un nuovo allaccio della luce gratis o per altre utenze, alcuni operatori offrono promozioni che azzerano le spese amministrative o di attivazione contestuale: ad esempio, è possibile trovare offerte per nuovi contratti a zero costi d’attivazione, che possono aiutare a calmierare la spesa totale per un nuovo allaccio, comprensivo di contratto di fornitura.
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