“Sul fronte delle case popolari è necessario mettere a disposizione delle risorse per far tornare in circolo gli immobili vuoti e dare così risposta a chi è in attesa”. Lo ha detto a idealista/news il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, parlando di emergenza abitativa e di quali interventi sarebbe necessario adottare per affrontare il problema, per risolvere il quale “non c’è una soluzione unica, ma serve fare più cose”. A partire proprio dal recupero delle numerose case vuote che sono sul nostro territorio. Il tema, di cui si discute molto in relazione al Piano Casa annunciato a più riprese dal governo, è stato approfondito partendo dal protocollo d’intesa sottoscritto dall'organizzazione storica dei proprietari di casa con Federcasa per la formazione degli amministratori condominiali operanti negli enti di edilizia residenziale pubblica.
Qual è l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto con Federcasa?
“Il protocollo d’intesa nasce innanzitutto da un rapporto che esiste da tempo con Federcasa per questioni di confronto sulle politiche abitative. Si tratta di una collaborazione che nasce da un’esigenza e si inquadra in un rapporto consolidato per tante altre ragioni.
Nello sviluppare questo rapporto, abbiamo visto che c’era la possibilità di rispondere anche a esigenze pratiche e concrete. Esiste infatti un certo numero di immobili nei quali c’è una sorta di mix fra condomini che hanno acquistato da una precedente proprietà pubblica e inquilini delle case popolari.
In queste situazioni, emergono tanti problemi di gestione, come spesso ci viene segnalato dalle nostre associazioni territoriali. Ci siamo allora messi a disposizione per svolgere attività di formazione, consulenza, corsi. Il tutto finalizzato a collaborare e a migliorare la gestione di questi immobili”.
Quali sono le competenze necessarie per amministrare e gestire i condomini in generale e questa tipologia di condomini in particolare?
“In generale, noi teniamo a sottolineare che serve unire diverse competenze. Gli amministratori di condominio devono essere molto bravi nella gestione e nella messa a fattor comune di competenze altrui.
Sul piano di questi immobili in particolare, bisogna innanzitutto ricordare che si tratta di condomini a tutti gli effetti. In sostanza, quindi, le regole civilistiche, fiscali e tecniche sono le stesse. Serve però un po’ di flessibilità in più e saper gestire i rapporti tra soggetti che sono completamente diversi. Per fare questo non servono particolari nuove competenze, ma buon senso e buona volontà.
In questo quadro, ci offriamo un po’ come esperti: non perché servano specifiche conoscenze giuridiche, fiscali o tecniche per quel settore, ma perché serve saper mettere insieme impostazioni e approcci completamente diversi che sono quelli del condomino e dell’inquilino di una casa popolare”.
Parlando di edilizia residenziale pubblica non si può non menzionare l'emergenza abitativa. Quali sono a suo avviso gli interventi non più procrastinabili per affrontare il problema?
“Non c’è una soluzione unica. Serve fare più cose. Non c’è un’azione che risolve. Ci sono più azioni che possono contribuire a risolvere. Ma se si volessero elencare queste azioni – non dico in ordine di importanza, ma di urgenza – una cosa che a mio avviso si dovrebbe fare subito ad esempio sulle case popolari è mettere a disposizione delle risorse per far tornare in circolo gli immobili vuoti e così dare risposta a chi è in attesa.
Prima ancora di pensare a realizzare nuove abitazioni e di pensare a cambiare l’impostazione delle case popolari, sarebbe opportuno recuperare e mettere a disposizione di chi ha titolo le numerose case vuote che ci sono.
C’è chi parla di 80mila immobili, chi di 70mila e chi di 60mila. In ogni caso, si tratta di troppe abitazioni vuote, che sono tali perché non sono disponibili per l’assegnazione in quanto prive delle caratteristiche di presentabilità sul piano della ristrutturazione necessaria, di impianti e di opere magari anche di muratura. Serve fare dei lavori e servono risorse per fare questo. La prima cosa da fare, dunque, è mettere a disposizione delle risorse per questi immobili al fine di rimetterli in circolo. Si tratterebbe della risposta più rapida”.
Cos’altro sarebbe necessario fare?
“Servono poi controlli e capacità nell’essere determinati a chiudere i rapporti con chi occupa senza titolo e a liberare gli immobili che sono occupati abusivamente. Dopodiché, noi siamo favorevolissimi al Piano Casa annunciato dal presidente del Consiglio, quello da 100mila appartamenti entro dieci anni attraverso un’operazione che si avvale anche di privati, che a quanto mi risulta stanno lavorando. Tutto questo, però, non può essere sufficiente a risolvere il problema, anche perché alcuni di questi interventi necessitano di tempi lunghi.
Si deve quindi provare ad ampliare di più l’offerta degli immobili esistenti.
Ora, non è vero che ci sono numeri spaventosi di case vuote di privati, ma c’è comunque una fetta di immobili che può essere rimessa sul mercato, magari sul mercato della locazione lunga, dando più stimoli ai proprietari in termini di garanzie, quindi sfratti più rapidi, e in termini di incentivi fiscali. E qui si può fare ancora di più. Perché è vero che c’è la cedolare secca del 21 o del 10% a seconda dei tipi di contratto, ma si può agire sull’Imu.
Insomma, se ci sono emergenze, come viene sempre detto, allora si può rispondere con una misura di emergenza, come l’azzerare qualsiasi imposta a chi fa affitti lunghi, magari anche solo quelli a canone calmierato. Non si può rispondere con misure normali a cose che si ritengono essere eccezionali. Bisogna essere coerenti”.
Consentire ai proprietari di recuperare la disponibilità dell’immobile in tempi certi e brevi è un cavallo di battaglia per la Confedilizia. Con il Ddl Sicurezza si è fatto qualcosa. Si può fare concretamente di più?
“Si può fare di più scrivendo senza alcuna distinzione che la procedura accelerata di sgombero, che a mio avviso era la grande novità prevista dal decreto Sicurezza di qualche mese fa, si deve applicare a tutti gli immobili – case, negozi, uffici – senza alcuna distinzione.
Se pensiamo che la proprietà privata debba essere tutelata e c’è una nuova procedura più accelerata, quest’ultima deve poter essere applicata a tutti gli immobili.
Tutti gli immobili sono preziosi e da tutelare. Non ci deve essere distinzione”.
Ci sono altre cose che si possono fare?
“Alle novità legislative si deve accompagnare la volontà di mettere in pratica quanto previsto dalla legge. Nel senso di intervenire sia sul fronte della prevenzione che sul fronte delle occupazioni storiche, datate, in particolare quelle che riguardano interi immobili.
Qui è vero che lo si sta facendo, ma quando si tratta di edifici interi occupati abusivamente non si può pensare di liberarli da un giorno all’altro, perché quando si tratta di situazioni così vecchie, consolidate e con numeri così elevati fare lo sgombero senza essersi preoccupati degli effetti è anche peggio.
Le nuove occupazioni vanno stroncate immediatamente. Per quelle datate – soprattutto se sono ampie come numeri – è necessario prima risolvere le situazioni sottostanti”.
Segui tutte le notizie del settore immobiliare rimanendo aggiornato tramite la nostra newsletter quotidiana e settimanale. Puoi anche restare aggiornato sul mercato immobiliare di lusso con il nostro bollettino mensile dedicato al tema.
per commentare devi effettuare il login con il tuo account