Nell’ambito del Piano Casa, approvato dal Consiglio dei ministri giovedì 30 aprile e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il governo sta definendo un sistema di controlli per l’accesso all’edilizia convenzionata. In particolare, l’obiettivo è evitare che soggetti privi dei requisiti, perché titolari di redditi troppo elevati, possano ottenere immobili a canone calmierato.
Questi controlli si dovrebbero basare sulle comunicazioni dei dati e sugli incroci con le informazioni reddituali e patrimoniali già presenti nell’Anagrafe tributaria. Ad operare tali verifiche dovrebbero essere i Comuni e l’Agenzia delle Entrate.
L’edilizia convenzionata nel Piano Casa 2026
Si ricorda che l’edilizia convenzionata è uno dei tre pilastri su cui si poggiano le misure previste dal Piano Casa 2026. Su questo fronte, il provvedimento introduce semplificazioni burocratiche e procedure rapide per gli investitori. A fronte di tali semplificazioni, in cambio il privato dovrà garantire, su 100 alloggi realizzati, almeno 70 alloggi in edilizia convenzionata, da vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33% rispetto a quello di mercato.
Questi immobili saranno riservati alla “fascia grigia” della popolazione, ossia quella fetta di persone che ha un Isee superiore al limite fissato per le case popolari (circa 20.000 euro), ma un reddito troppo basso per accedere al mercato libero. I paletti sono precisi: un mutuo o un affitto devono pesare oltre il 30% del reddito disponibile.
Come funzionano i controlli incrociati tra Fisco e Comuni
Ed è qui che si inseriscono le verifiche dei Comuni e dell’Agenzia delle Entrate per evitare che chi ha un reddito troppo elevato possa accedere agli immobili a canone calmierato. Sui quali, si ricorda, pesa un vincolo di destinazione che dura almeno trent’anni.
Nello specifico, come spiegato dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, i Comuni dovranno effettuare un’attività di controllo sulla destinazione effettiva degli immobili a soggetti che rispettano i requisiti di legge; l’Agenzia delle Entrate dovrà innanzitutto approvare (entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge) un provvedimento che definirà le modalità tecniche per la trasmissione “all’amministrazione finanziaria dei contratti registrati di compravendita, mutuo fondiario, locazione delle unità residenziali”, poi riceverà indicazioni su quali contratti e quali soggetti sottoporre a verifiche per procedere “ai controlli di competenza avvalendosi dei poteri e delle facoltà consentite dalla normativa vigente” e stilare le “black list” di persone considerate a rischio.
Cosa rischia chi dichiara il falso per ottenere una casa agevolata
Le “black list” saranno poi trasmesse ai Comuni, che – nel caso di soggetti privi dei requisiti di reddito – dovranno rivedere i contratti. Nel dettaglio, gli enti locali potranno:
- annullare contratto se la falsità emerge al momento della sottoscrizione;
- risolvere il rapporto con la conseguente liberazione dell’immobile da parte dell’inquilino o dell’acquirente;
- trasformare il canone calmierato in prezzo libero.
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