Andrea Napoli "Il problema abitativo in Italia nasce da un enorme patrimonio immobiliare non utilizzato"

Intervista all'autore di "La Repubblica della Casa", che fotografa la storia del mattone italiano dal dopoguerra ad oggi
andrea napoli
Andrea Napoli, Ceo Locare

Tra immobili inutilizzati, canoni di affitto alle stelle, nuove forme dell’abitare e trasformazione dei modelli familiari, la questione abitativa torna al centro dell’attenzione.  È in questo scenario che si colloca “La Repubblica della Casa”, il nuovo libro di Andrea Napoli, fondatore di Locare, che ricostruisce le trasformazioni che hanno attraversato il sistema abitativo italiano, a partire dal dopoguerra, quando il “mattone” rappresentava sicurezza e crescita, fino a oggi, dove quello stesso modello mostra crepe profonde e fatica a rispondere ai bisogni contemporanei. Idealista/news propone una intervista all’autore.

Nel suo libro parte da un paradosso che colpisce molto: milioni di persone cercano una casa mentre milioni di abitazioni restano inutilizzate. Come si è arrivati a questa situazione?

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È il risultato di una serie di fattori che si sono accumulati nel tempo. Da un lato abbiamo un patrimonio immobiliare enorme, dall'altro una crescente difficoltà nel far incontrare domanda e offerta. Molti proprietari preferiscono lasciare gli immobili sfitti per timore della morosità, delle complessità burocratiche o dell'incertezza normativa. Nel frattempo, le famiglie cambiano, le città attraggono nuovi residenti e cresce la domanda di soluzioni flessibili. Il problema non è soltanto la quantità di case disponibili, ma la capacità del sistema di renderle accessibili e utilizzabili.

Per decenni la casa di proprietà è stata considerata il principale obiettivo degli italiani. Oggi questo modello sembra entrare in crisi. Cosa sta cambiando?

La proprietà rimane un valore importante, ma non è più l'unica risposta ai bisogni abitativi. Le nuove generazioni si muovono più frequentemente per studio e lavoro, le famiglie sono meno stabili e i percorsi di vita sono diventati più articolati. In questo contesto cresce l'esigenza di accedere a una casa senza necessariamente acquistarla. L'affitto, che per anni è stato considerato una soluzione temporanea, sta assumendo un ruolo sempre più centrale e richiede strumenti, tutele e modelli più evoluti rispetto al passato.

Nel dibattito pubblico si parla spesso di emergenza abitativa. Secondo lei il problema riguarda soltanto le grandi città o è trasversale?

No, ed è uno degli equivoci più diffusi. Certamente città come Milano, Roma o Firenze vivono tensioni particolarmente evidenti, ma le difficoltà di accesso alla casa stanno emergendo anche nei centri medi e in molte aree periferiche. Ci troviamo di fronte a una trasformazione che coinvolge l'intero Paese: cambiano i flussi demografici, cambia il mercato del lavoro e cambiano le esigenze delle persone. La questione abitativa non può più essere letta esclusivamente come un problema urbano.

Repubblica casa
La Repubblica della Casa - Andrea Napoli

Nel libro sostiene che il problema della casa non sia soltanto una questione di prezzi. Qual è il vero nodo?

Il vero nodo è che il sistema continua a ragionare con categorie del passato. In Italia si discute molto di emergenza abitativa, ma poco del fatto che abbiamo circa 8,5 milioni di abitazioni inutilizzate. Il problema non è soltanto costruire nuove case: è capire perché una parte così rilevante del patrimonio esistente non riesca a rientrare nel circuito abitativo. Se non affrontiamo questo tema, continueremo ad avere contemporaneamente scarsità di offerta e abbondanza di immobili vuoti.

Lei sostiene che la casa debba essere considerata qualcosa di più di un semplice bene economico. Cosa intende?

La casa è il luogo da cui partono molte delle opportunità individuali. Influisce sulla possibilità di studiare, lavorare, costruire una famiglia e partecipare alla vita sociale. Quando l'accesso all'abitare diventa difficile, le conseguenze non sono soltanto economiche, ma riguardano la coesione sociale e le prospettive di sviluppo del Paese. Per questo credo che il tema della casa debba tornare a occupare uno spazio centrale nel dibattito pubblico.

Il mercato italiano della locazione continua a essere regolato da una riforma che risale al 1998. È ancora adeguata a un Paese che nel frattempo è completamente cambiato?

Il punto non è stabilire se quella riforma fosse giusta o sbagliata. Il problema è che fotografava un'Italia che non esiste più. Nel 1998 non c'erano gli affitti brevi come li conosciamo oggi, non esisteva il lavoro da remoto, la mobilità professionale era diversa e anche la struttura delle famiglie era molto più stabile. Oggi abbiamo milioni di persone che cercano soluzioni abitative flessibili e milioni di immobili che restano fuori dal mercato. Questo dovrebbe portarci ad aprire una riflessione seria sull'efficacia degli strumenti attuali.

Se dovesse indicare una priorità per il futuro dell'abitare in Italia, quale sarebbe?

Superare la contrapposizione tra interessi dei proprietari e bisogni di chi cerca casa. Abbiamo bisogno di un sistema che generi fiducia e che favorisca la circolazione degli immobili oggi inutilizzati. Le soluzioni esistono: maggiore innovazione nei servizi, strumenti di tutela più efficaci, semplificazione dei processi e una visione di lungo periodo. La vera sfida è costruire un mercato abitativo capace di rispondere alle esigenze delle persone senza rinunciare alla sostenibilità economica.

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