Come si coltiva il finocchietto selvatico? Richiede pochissime cure

Ecco tutti i consigli per coltivare al meglio questa pianta, che cresce rigogliosa anno dopo anno e richiede poche cure.
come si coltiva il finocchietto selvatico
Marica Massaro, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Il finocchietto selvatico cresce molto più facilmente di quanto si pensi: basta seminarlo in primavera in una posizione soleggiata e ben drenata, e questa pianta aromatica perenne farà quasi tutto da sola. Resiste alla siccità, tollera i terreni poveri e, una volta attecchita, ritorna puntuale ogni anno regalando foglie, fiori gialli e semi dal profumo intenso di anice. Ecco, quindi, come si coltiva il finocchietto selvatico, un'erba spontanea generosa e quasi indistruttibile.

Come riconoscere il finocchietto selvatico

Il finocchietto selvatico (Foeniculum vulgare) si riconosce a colpo sicuro grazie a un dettaglio: il suo inconfondibile profumo di anice. Basta sfregare una fogliolina tra le dita per sentire quell'aroma dolce e liquoroso. Oltre all'olfatto, conta anche l’osservazione. Si tratta di una pianta alta e slanciata, che può superare il metro e mezzo di altezza, con un portamento elegante e vagamente piumoso. Fra i tratti distintivi:

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  • Foglie filiformi: sottilissime, quasi come fili o aghi morbidi, di un verde brillante.
  • Fusto eretto e cavo: striato verticalmente, ramificato nella parte alta, di colore verde uniforme.
  • Fiori a ombrella: piccoli e gialli, raggruppati in caratteristiche infiorescenze a ombrello (le tipiche ombrelle delle Apiaceae) che compaiono in piena estate.
  • Semi aromatici: verdi all'inizio, poi bruni a maturazione, dal sapore deciso.
finocchietto selvatico
Albarubescens, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Come coltivare il finocchietto selvatico nell'orto

Nell'orto il finocchietto selvatico chiede poco e dà molto. La regola d'oro è una sola, ovvero fornirle tanto sole e terreno ben drenato. Va scelta una posizione in pieno sole, possibilmente riparata dai venti più forti che potrebbero piegare gli steli alti. 

Per coltivarlo, la semina diretta in piena terra è il metodo più pratico. Vanno distribuiti i semi a una profondità di circa mezzo centimetro, mantenendo il terreno appena umido fino alla germinazione, che di solito avviene in una o due settimane. Tra le mosse davvero utili:

  • Irrigazione moderata: abbondante solo nei primi tempi, poi sempre più rada. Da adulta la pianta è notevolmente resistente alla siccità.
  • Niente concimazioni forzate: un terreno troppo ricco produce più foglie ma meno aroma. 
  • Diserbo leggero: la base della pianta va tenuta pulita nelle prime settimane, finché la pianta non prende il sopravvento.

Da ricordare, infime che il finocchietto è leggermente allelopatico: rilascia sostanze che possono frenare la crescita di alcune coltivazioni vicine, come pomodori, fagioli e cavoli. 

I trucchi per coltivarlo in vaso

Il finocchietto selvatico cresce benissimo anche in vaso, a patto di scegliere un contenitore profondo. Questa pianta sviluppa una radice fittonante che scende in verticale; quindi, un vaso basso la limiterebbe parecchio. Servono almeno 30-40 cm di profondità. Ecco qualche accorgimento pratico per avere successo:

  • Posizionare il vaso in pieno sole, su un balcone o davanzale ben esposto. Con meno di sei ore di luce diretta l'aroma ne risente.
  • Annaffiare quando il terreno è asciutto in superficie, senza esagerare: in vaso il rischio di marciume è più alto che in terra piena.
  • Rinvasare ogni uno o due anni, oppure quando le radici iniziano a spuntare dai fori, per dare nuovo respiro alla pianta perenne.
  • Cimare leggermente la pianta se diventa troppo alta e instabile.
finocchietto selvatico
Joanbanjo, CC BY-SA 3.0 Wikimedia commons

In che mese si pianta e quando si raccoglie?

Il finocchietto selvatico si semina in primavera, tra marzo e maggio, quando il rischio di gelate tardive è ormai passato. Nelle regioni dal clima mite, come gran parte del Centro-Sud e delle zone costiere, è possibile anticipare o seminare anche in autunno (settembre-ottobre), lasciando che le piantine sverni protette.

La raccolta, invece, si distribuisce lungo quasi tutta la bella stagione, a seconda di cosa interessa.

Parte della piantaPeriodo di raccoltaUso tipico
Foglie (barba)Primavera – inizio estateInsalate, pesce, soffritti
Fiori gialliGiugno – agostoAromatizzare dolci e liquori
Pollini dei fioriPiena estate"Spezia" pregiata e profumata
SemiSettembre – ottobreTisane, pane, salumi, liquori

Come si propaga il finocchietto selvatico

Il modo più semplice e naturale per propagare il finocchietto selvatico è tramite seme. Questa pianta, anzi, si autosemina dato che ricompare da sola nell'orto l'anno successivo. Ci sono comunque tre strade a disposizione:

  • Semina dei semi raccolti: i semi maturi si conservano in un luogo asciutto e buio, per poi seminarli la primavera seguente. Mantengono una buona germinabilità per circa due o tre anni.
  • Autosemina spontanea: cadendo alcune ombrelle, si trovano nuove piantine nate da sole nei dintorni. 
  • Divisione del cespo: essendo una perenne, una pianta adulta e ben sviluppata può essere divisa alla base in primavera o autunno, ottenendo due o più nuovi esemplari già pronti.
finocchietto selvatico
Acabashi, CC BY-SA 4.0 Wikimedia commons

Il finocchietto selvatico può essere velenoso?

Il finocchietto selvatico non è velenoso: è una pianta commestibile in ogni sua parte, ampiamente usata in cucina, in erboristeria e nella preparazione di liquori. Il vero pericolo non sta nella pianta in sé, ma nella possibilità di confonderla con specie tossiche della stessa famiglia.

Il rischio più serio per chi raccoglie in natura è la cicuta (Conium maculatum), una pianta altamente velenosa che a un occhio inesperto può sembrare simile. Coltivarlo in casa partendo da semi certificati elimina del tutto questo rischio ed è la scelta più tranquilla. 

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