Nesso, il borgo verticale del Lago di Como con 340 gradini e una cascata

Un paese verticale affacciato sull’orrido: ponte in pietra, 340 gradini e pozze smeraldo. Gita perfetta tra Como e Bellagio.
Nesso
EzPzPics, CC0 Wikimedia commons

Sul Lago di Como esiste un luogo dove il rumore dei motoscafi svanisce e resta solo l'acqua. A Nesso, il paesaggio lo dettano i dislivelli: case aggrappate alla roccia, vicoli stretti, mulattiere e una gola in cui due torrenti s'incontrano e precipitano verso il lago. Il risultato è un orrido spettacolare, una cascata che scende per oltre 200 metri e un ponte in pietra a portata di scalinata. È una pausa sulla strada tra Como e Bellagio, con un bonus poco noto appena sopra il borgo: Onzanigo e la Val de Tuf.

Perché Nesso merita una deviazione tra Como e Bellagio

Nesso si sviluppa sulle pendici del Triangolo Lariano, lungo la provinciale che collega Como a Bellagio. Non è un solo nucleo, ma un mosaico di frazioni che spiegano bene come, per secoli, ogni metro di pendenza sia stato sfruttato. 

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L'elemento che unisce tutto è l'acqua: i torrenti Tuf e Nosée hanno scavato una gola profonda che si apre direttamente sul lago, creando uno degli scorci più sorprendenti del Lario. La visita è doppia: la potenza naturale dell'orrido e l'ingegno di chi ha trasformato quei salti d'acqua in energia per mulini e officine. 

Il cuore d'acqua: dall'alto dell'orrido al Ponte della Civera

Il punto più immediato si trova in Piazza Castello, piccolo belvedere nel cuore del paese. Da qui si abbracciano in un solo colpo d'occhio l'imbocco della gola, il ponte in pietra che la scavalca e il blu del lago. La prospettiva è stretta: tetti, roccia, acqua e una rete di scalinate che scivolano a valle. È da qui che conviene iniziare la discesa.

L'ultimo tratto mette alla prova le gambe: circa 340 gradini regolari portano a riva tra parapetti in pietra e scorci improvvisi sull'orrido. In fondo si attraversa un portico e si raggiunge il Ponte della Civera, un arco in muratura che unisce le frazioni di Coatesa e Riva del Castello. La tradizione locale lo vuole di origine antica, spesso definita romana: la cascata compare di taglio nella fessura della montagna, si frange sulle rocce e si riversa nel lago a pochi metri dal ponte. 

I segni dei mulini e della seta lungo la gola

L'orrido non è solo natura. Guardando con attenzione le pareti della forra, si scorgono basamenti, ruote e strutture metalliche: sono le tracce dell'epoca in cui l'energia dell'acqua muoveva mulini, magli, torchi e stabilimenti legati alla lavorazione della seta. Dettagli che raccontano un paesaggio produttivo, figlio di una geografia sfruttata con precisione. 

Anche grandi viaggiatori e studiosi notarono questa forza: nelle note del Codice Atlantico Leonardo da Vinci citò la "fessura di monte" di Nesso come tappa consigliata sul Lario nei mesi di piena.

Nesso in verticale: frazioni, chiese e il Castello di San Lorenzo

Il borgo è un insieme di nuclei con funzioni diverse. A nord del Colmenace si trova Borgovecchio, la parte più antica, fatta di edifici addossati e vicoli stretti. Tra la foce del Colmenace e l'orrido si estende Coatesa, la cartolina più nota: case in pietra che quasi toccano l'acqua e si incastrano a pochi metri dalla cascata.

Più in alto si incontra Lissogno, cresciuta lungo il Tuf per sfruttarne la potenza, mentre lo sperone di Castello prende il nome dalla fortificazione che per secoli controllò transiti e scambi sul lago. Del Castello di San Lorenzo resta oggi un muraglione in pietra alto circa 15 metri; le torrette e i merli "a coda di rondine" visibili dal lago sono aggiunte ottocentesche che restituiscono l'idea del sistema difensivo.

La Strada Regia oggi: 30 km tra lago e bosco

Tutto Nesso è attraversato dall'antica Strada Regia, tracciato di mulattiere che collegava i paesi del Triangolo Lariano prima delle carrozzabili di riva. Oggi è un percorso escursionistico di oltre 30 chilometri tra Como e Bellagio, percorribile a piedi e in bici, con alternanza di scorci sul lago, tratti nel bosco e nuclei rurali rimasti quasi intatti. 

Onzanigo e Val de Tuf: mulini e pozze color smeraldo

Appena sopra Nesso, lungo la strada per Zelbio e il Piano del Tivano, Onzanigo rappresenta l'altra faccia del borgo. Qui il lago non si vede, ma il torrente Nosée si tuffa nella fresca Val de Tuf. Già nel Cinquecento il nucleo contava una ventina di edifici, con due mulini e una pesta a servizio delle lavorazioni artigianali. 

Un sentiero nel bosco segue il Nosée fino al Punt de Nusee, dove il torrente scorre su lastre chiare e forma pozze profonde dai riflessi verde smeraldo e azzurri. In estate l'ombra dei noccioli e l'umidità del fondo valle creano una sosta naturale; in primavera l'acqua è più impetuosa e il suono rimbalza sulle pareti. 

Articolo visto su (travel.thewom.it) In Lombardia c’è un borgo verticale nascosto tra cascate e ponti romani: ecco dove