A pochi passi da uno dei monumenti più visitati al mondo, il Pantheon, esiste (e resiste) una magnifica rappresentazione di arte totale. Nel cuore di Roma, sulla salita de’ Crescenzi, c’è un palazzo che ospita, da quasi 40 anni, uno spazio in cui la vita e l’arte di Luigi Serafini (autore del Codex Seraphinianus e nominato artista dell’anno da Rai Radio3) si fondono tra letteratura, scultura, pittura, architettura e design. L’artista, che è rimasto l’unico inquilino dell’edificio e attualmente è sotto sfratto, ha aperto le porte della sua “casa ontologica” a idealista/news.
Quasi quarant’anni di arte totale
Luigi Serafini vive nella sua casa ontologica (“molti la chiamano casa studio o casa museo, ma non mi piace nessuna di queste due definizioni”, ci dice appena ci accoglie) da quasi quarant’anni. “Sono qui in questa casa dal 1987 – spiega l’artista – entrai semplicemente perché una mia amica aveva sua sorella che, una volta rimasta vedova, aveva deciso di cambiare casa perché era diventata troppo grande per lei, mi diede il numero di telefono della proprietà, chiamai in quattro e quattr'otto facemmo tutto. Insomma, erano altri tempi”.
La posizione del palazzo, di cui lui è rimasto l’ultimo e unico inquilino, è davvero incantevole.
“Ci troviamo a due passi dal Pantheon, precisamente su quelle che erano le Terme di Nerone, possiamo dire siamo sul tetto delle Terme di Nerone, che poi furono restaurate da Alessandro Severo e per questo vennero chiamate poi Terme Alessandrine”.
Il momento in cui Luigi Serafini è entrato in questo appartamento per la prima volta è stato l’atto iniziale di un processo artistico in divenire ancora oggi, tuttavia inaugurato con i primi lavori di manutenzione come accade per tutti. “Quando entrai mi trovai una casa che era stata molto vissuta e all’inizio mi occupai di ripristinare alcuni solai che erano completamente imbarcati poi ho tinteggiato tutto, insomma, i primi i primi lavori sono stati proprio di restauro ecco”.
Una volta sbrigate le prime incombenze, però, “cominciò tutto un percorso autoriale, se si può dire così, nel senso che pian piano cambiai più volte i colori alle pareti fino alla situazione attuale”. Ed è lo stesso artista che ci tiene a dare una definizione di questo spazio:
“Questa è una casa che io spesso ho definito ontologica, nel senso che ha a che fare con l'essere, col mio essere stato e il mio essere nel mondo. Insomma, anche i colori sono cambiati secondo, appunto, i momenti della mia vita, quindi sotto i colori attuali ci sono almeno altri due strati, che sono colori di varie fasi. Appunto per questo definisco questa casa come ontologica e, quindi, legata alla mia vita”.
Una delle prime cose che chiediamo a Luigi Serafini è di spiegarci come ha deciso di rendere la casa in cui vive l’espressione stessa della sua indole artistica. “Per prima cosa, non mi sono mai preoccupato del fatto che la casa non era di mia proprietà – è l’incipit della sua risposta – però diciamo tutti questi passaggi sono sempre stati documentati pubblicamente su diverse riviste di architettura e design, non c'è stato mai niente di nascosto, quindi la proprietà era perfettamente informata di quello che stava succedendo”.
Più che una scelta, la casa ontologica è nata dalla necessità di sprigionare una naturale inclinazione dell’artista:
“Io l'ho sempre sentita come una espressione, una necessità espressiva, insomma. Avevo bisogno di quel colore in quel momento e le pareti prendevano quel colore”.
I semi della sua opera di arte totale, però, partono da lontano, dai tempi in cui era studente. “Questa casa mi ha permesso di realizzare quello che leggevo sui libri quando, da studente, preparavo gli esami di Storia dell’Architettura. Così scoprii quello che succedeva a Vienna all'inizio del Novecento, l’idea dell'arte totale della Gesamtkunstwerk, che significava unire pittura, scultura, architettura, design in un'unica unità. Come a dire – continua Serafini – l'uomo ha bisogno di tutto questo intorno a sé, è una visione un po’ leonardesca, se vogliamo”.
Da qui è partito l’autore del Codex Seraphinianus per realizzare la sua casa ontologica: “Quello dell’arte totale, per me, è stato un mito un mito fondativo e, in effetti, in questa casa ho praticamente disegnato tutto, oltre ad aver appeso e incrostato i muri con con sculture, con bassorilievi e quant'altro”.
Il “tour” della casa
“Le stanze, in qualche modo, hanno dei temi”, precisa Serafini, che ci accompagna in una sorta di tour della casa: “L'ingresso, per esempio, è un luogo in cui ho raccolto lavori di epoche diverse, è diventato una sorta di micro museo, in qualche modo è un punto di passaggio, perché lì non ci si può neanche sedere, è un ingresso in cui racconto un po‘ quello che ho fatto”.
Usciti dall’ingresso ci si ritrova in quella che è una vera e propria libreria, perché sono appassionato di libri e una buona parte sono qui, un'altra parte sono nello studio di Milano e nelle Marche – ci racconta Serafini – insomma il libro è fondamentale. E poi c'era questa la stanza in cui adesso sto parlando, che appunto è dove dipingo e disegno“.
Dallo studio si passa al salotto, guai, però, a chiamarlo living: “living è una definizione brutta, perché sembra che una persona viva solamente in quella stanza e non nelle altre. Questo termine che si usa molto spesso nel design è tremenda. Nel salotto ci sono perlomeno delle poltrone per sedersi e fare conversazione e poi si passa in cucina, che è un luogo importantissimo, perché in effetti è stata la prima stanza arredata, all'inizio era il focolare”. La casa è completata da un piccolo laboratorio e dalla zona notte.
Serafini ci tiene a sottolineare una cosa, per lui, fondamentale nella percezione di questa casa:
“Vivo e lavoro in questo in questo posto, vivere e lavorare nello stesso posto è una cosa che non si pratica tanto, generalmente gli artisti hanno il loro laboratorio, la loro officina e poi vivono da un'altra parte. Qui, invece, la vita si mescola con il lavoro, mentre l’arte totale è proprio questo, ci deve essere lo spazio per il lavoro ma anche per vivere, tutto all’interno dello stesso posto”.
La questione dello sfratto
Attualmente, la casa dove vive e lavora Luigi Serafini è sotto sfratto esecutivo dal Sovrano Ordine di Malta (SMOM), proprietario dell'immobile. “A novembre scorso – ci spiega l’artista – è arrivata la sentenza definitiva che mi ha dichiarato ‘soccombente’ e lo sfratto doveva essere esecutivo, tuttavia ad oggi ci stroviamo in una situazione di stallo totale”.
Lo sfratto, inizialmente, era stato sospeso dalla Corte d'Appello di Roma per motivi "estetico-culturali", in questo momento è però esecutivo. Nel frattempo, è stata lanciata una petizione (con oltre 4000 firme) sostenuta anche da figure di rilievo del mondo della Cultura per salvare la casa e le opere al suo interno.
Lo stesso Serafini ci ha raccontato le tappe fondamentali che hanno portato alla sentenza di sfratto e allo stallo di questi giorni. L’intero palazzo è di proprietà del Sovrano Militare Ordine di Malta, che lo ha ricevuto in donazione dopo la morte del precedente proprietario quasi in contemporanea all’ingresso di Serafini nell’appartamento del terzo piano.
Alla fine dei primi anni 2000 arriva una prima disdetta del contratto e l’artista inizia a cercare dei contatti senza avere risposte. “Dopo la pandemia riesco di nuovo a stabilire dei contatti e, inizialmente, raggiungo un accordo con la proprietà, che è il Sovrano Militare Ordine di Malta – spiega Serafini – ma la persona con cui avevo stipulato questo accordo, proprio una settimana prima della firma, morì”.
Da quel momento lo scenario cambia nuovamente: “Comincia tutta un'altra storia e a un certo punto noto un atteggiamento molto radicale da parte dell'Ordine di Malta e trovarono 1000 scuse per mandarmi via”. Ma c’è di più, “all'inizio non capivo, poi vidi che pian piano il palazzo si svuotava, tanto che alla fine sono rimasto da solo con la mia compagna a vivere qui”.
Stando a quanto ci racconta Serafini sono circolate diverse voci “su una qualche attività di tipo commerciale, ma non si è mai capito bene cosa volessero fare con questo edificio”. Dopo lo sfratto esecutivo, Serafini si rivolge alla Corte di Appello, che ha rinviato per due anni lo sfratto in attesa che arrivasse dalla Soprintendeza speciale di Roma quello che non è mai arrivato, cioè un'indicazione del valore culturale artistico. Secondo l’artista, il parere della Soprintendenza è contraddittorio, “perché da una parte riconosce il rilievo artistico di questa casa, ma dall’altra afferma che il Sovrano Militare Ordine di Malta è un ante internazionale che deve essere tutelato”.
Tuttavia, Serafine tiene a sottolineare che nella richiesta di vincolo presentata alla Soprintendenza speciale di Roma sono contenute attestazioni molto autorevoli del panorama culturale internazionale: Laurent Le Bon (storico dell'arte, curatore attuale Presidente del Centre Pompidou di Parigi dal 2021), Hans Ulrich Obrist (uno dei più influenti curatori, critici d'arte e storici dell'arte contemporanea a livello mondiale, dal 2006 direttore artistico delle Serpentine Galleries di Londra) e Fondazione Renzo Piano. Anche Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura del Comune di Roma, ha scritto una lettera al ministro Giuli, perché reputa che la casa dove vive Luigi Serafini sia un patrimonio culturale della città.
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