Con la sentenza n. 186, la Corte costituzionale ha respinto integralmente il ricorso presentato dal Governo contro la legge regionale sul turismo della Toscana, sancendone la piena legittimità costituzionale. Una pronuncia destinata ad avere effetti di sistema, in particolare sul delicato terreno delle locazioni brevi, e che riafferma il ruolo centrale di Regioni e Comuni nella regolazione del settore. I commenti degli operatori.
La Consulta ha dichiarato “assolutamente infondate” tutte le questioni di legittimità sollevate dall’Esecutivo, confermando che la normativa toscana non invade l’ambito dell’ordinamento civile, ma si colloca correttamente nelle materie del governo del territorio e del turismo. In questo quadro si inserisce l’articolo 59 della legge regionale, che attribuisce ai Comuni un potere regolatorio specifico sulle locazioni brevi a fini turistici, comprese quelle disciplinate dall’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 50/2017.
Secondo la Corte, i Comuni possono legittimamente, attraverso propri regolamenti, definire criteri e limiti per lo svolgimento delle locazioni brevi, prevedendo autorizzazioni, vincoli urbanistici e tutele territoriali. Viene così escluso che il coinvolgimento degli enti locali costituisca una violazione delle competenze statali, riconoscendo invece una discrezionalità normativa coerente con le esigenze di governo dei territori.
Cosa stabilisce la Corte Costituzionale in materia di affitti
Nel dettaglio, la Corte ha ritenuto legittime alcune delle disposizioni più controverse della normativa regionale. Tra queste:
- la possibilità per gli alberghi di ampliare fino al 40% la propria capacità ricettiva utilizzando unità immobiliari situate entro 200 metri dalla struttura principale, ferma restando la facoltà dei sindaci di introdurre limiti più restrittivi;
- l’obbligo che le locazioni turistiche siano effettuate esclusivamente in immobili con destinazione turistico-ricettiva, escludendo l’uso residenziale e imponendo di fatto il cambio di destinazione d’uso;
- la previsione che le locazioni brevi possano essere svolte solo in forma imprenditoriale;
- la legittimità della norma transitoria che consente l’adeguamento fino al 1° luglio 2026, senza configurare profili di disparità di trattamento;
- la discrezionalità regionale nel limitare il frazionamento degli immobili per aumentare la capacità ricettiva;
- la possibilità per Comuni ad alta densità turistica o capoluoghi di provincia di introdurre, per un periodo di cinque anni, limitazioni al numero di licenze.
Sunia e Anci festeggiano
La pronuncia rafforza la titolarità di Regioni e Comuni nell’intervenire su un fenomeno che, in molte aree urbane e turistiche, ha prodotto effetti rilevanti sul tessuto sociale e sull’accesso alla casa. Non a caso l’ANCI, intervenuta a poche ore dal deposito della sentenza, ha salutato positivamente il chiarimento della Consulta, ribadendo la necessità di un intervento regolatorio e auspicando al contempo una cornice nazionale unitaria che fornisca regole certe a tutti i Comuni.
Una posizione condivisa anche dal SUNIA che, insieme alla CGIL, ha annunciato iniziative a livello nazionale e territoriale per valorizzare il contenuto della decisione della Corte. L’obiettivo dichiarato è una “decisa inversione di marcia” rispetto ai tentativi di ridimensionare il ruolo degli enti territoriali, riaffermando la centralità delle competenze urbanistiche e turistiche nella gestione delle locazioni brevi, soprattutto nei contesti ad alta pressione turistica.
Le critiche degli operatori del settore
Di segno opposto le valutazioni delle associazioni di categoria. Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia e CEO di Apartments Florence, ha parlato di un impianto normativo che “penalizza di fatto le forme di ricettività non tradizionali”, sottolineando come la stessa Corte riconosca che le norme toscane rappresentano un’ingerenza nelle scelte dei proprietari, seppur ritenuta giustificata sul piano costituzionale.
Secondo Fagnoni, il rischio è che la sentenza diventi un precedente per altre Regioni, innescando una “stretta normativa” con effetti rilevanti sull’organizzazione delle imprese, sull’occupazione e sugli investimenti del settore, fino a configurare un possibile “effetto slavina” sull’intero comparto.
Ancora più critico il commento di AIGAB (Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi). "Con questo pronunciamento, - è il parere dell'ente presieduto da Marco Celani, - la norma della Regione Toscana resta in vigore concedendo ad un numero ampio di Comuni la possibilità di introdurre un regime amministrativo regolatorio che sulla base di criteri, probabilmente arbitrari, limiterà i diritti di famiglie e imprese di disporre della propria casa. Il paradosso è che mentre viene confermata la possibilità di limitare i diritti di proprietà delle famiglie italiane viene estesa la possibilità per gli hotel di espandere la propria capacità ricettiva utilizzando gli immobili limitrofi".
"Gli effetti prevedibili a livello di mercato - prosegue Aigab, - sono una diminuzione del valore degli immobili in tutti i Comuni che faranno ricorso a questi strumenti, un aumento delle tariffe degli hotel e dei posti letto extra-alberghieri gestiti dagli hotel, un aumento della conflittualità amministrativa tra cittadini e imprese poiché assisteremo al proliferare di abusi da parte degli enti locali e un aumento del ricorso al nero da parte di proprietari e host. A questo punto il Governo dovrebbe porsi come obiettivo quello di una norma quadro di riferimento nazionale per limitare l’arbitrio locale ed evitare, come spesso indicato dal Presidente Draghi, il proliferare di barriere normative e burocratiche che impediscono al Paese di liberare risorse produttive".








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