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Turismo lavorativo, riscoprire i borghi italiani attraverso lo smart working

Sambuca di Sicilia / Giuseppe Cacioppo, vicesindaco Sambuca
Sambuca di Sicilia / Giuseppe Cacioppo, vicesindaco Sambuca
Autore: floriana liuni

Turismo lavorativo è fare smart working da uno dei più bei borghi d’Italia sfruttando non solo le case rimaste vuote ma l’intero tessuto comunitario che anima questi piccoli gioielli del nostro territorio. Utilizzare i i borghi come altrettante sedi aziendali diffuse, e dare ai lavoratori occasione anche di godersi la vita, creando al contempo occasioni di sviluppo e opportunità di crescita in loco. E’ l’idea di Federico Pistone e Luca Piras, fondatori della start-up HQVillage. idealista/news li ha intervistati per scoprire il loro progetto.

Un progetto che per la verità ha già riscosso in pochi mesi una risonanza importante: con la pandemia le regole del lavoro, in molte sedi aziendali, sono cambiate e la ricerca di sedi da cui lavorare da remoto è diventata spasmodica. HQVillage si differenzia dalle altre soluzioni perché unisce alla semplice fornitura di spazi da utilizzare come ufficio (segnatamente, le case rimaste vuote con lo spopolamento dei borghi) anche una serie di “amenities” e servizi sul territorio, in modo che, dopo il lavoro, l’utente possa anche scoprire il “suo” borgo, vivendo esperienze di benessere uniche.

“Il nostro esperimento è partito con soli tre borghi, uno al nord, uno al centro e uno al sud, - spiega il co-founder Luca Piras, che si occupa degli aspetti finanziari di HQVillage. – Ma poi siamo stati letteralmente sommersi di richieste da tutta Italia, e anche dall’estero. Non abbiamo nemmeno dovuto fare particolari azioni di marketing, semplicemente noi abbiamo la risposta ad una esigenza che già esiste”.

L’esigenza, cioè, di creare location alternative e piacevoli da cui lavorare, ridando vitalità agli splendidi borghi italiani.

Ma come è nata, in primis, questa idea?

“Luca ed io siamo originari dalla zona di Cecina, - risponde il co-founder Federico Pistone, che si occupa dello sviluppo del business. – Negli anni abbiamo visto i nostri amici allontanarsi e il borgo svuotarsi, ed è stato triste perché questo è il nostro luogo del cuore. Così, dopo la nostra formazione, abbiamo deciso di fare qualcosa per invertire la rotta, inizialmente pensando di creare una rete di servizi sul territorio che fosse complementare al servizio di semplice affittacamere, in modo che il soggiorno diventasse più attraente.  Poi abbiamo pensato: perché farlo con un solo borgo e non son tutti? E abbiamo pensato di risolvere il problema dello spopolamento sfruttando un’altra tendenza già in atto, anche prima della pandemia: quella dello smart working in tutte le sue accezioni. Dipendenti di aziende o nomadi digitali possono lavorare, in molti casi, da qualsiasi sede: perché non far ripopolare a loro i borghi, creando un sistema di servizi e di attrazioni legate al territorio, che rendano piacevole il soggiorno rivitalizzando il territorio?”.

In che modo lavora HQVillage?

HQVillage lavora di concerto con i Comuni per mettere a disposizione non solo gli appartamenti ma anche servizi sul territorio. Definiamo degli standard, sia a livello di immobili che di servizi, e aiutiamo i borghi a raggiungerli, nel caso non fossero ancora pronti. In questo modo lanciamo un progetto di crescita, spingendo gli investimenti verso degli obbiettivi di sviluppo del territorio. La risposta che stiamo avendo è molto positiva, le comunità hanno molta voglia di aprirsi e raccontarsi al mondo.

Come funziona la piattaforma?

Chi desidera mettere a disposizione una location inserisce la sua descrizione nella nostra piattaforma, che poi confronta e incrocia i requisiti con quelli del nostro database. Si tratta di una decina di requisiti minimi da soddisfare, più un’altra quarantina di “plus” che rendono un posto attraente. Se il borgo e le proprietà immobiliari sono già pronte, la piattaforma permette all’utente di selezionare il borgo più adatto alle proprie esigenze e le facilities attraverso cui personalizzare la propria esperienza. Alcuni borghi ad esempio mettono a disposizione le terme, eventi culturali, gastronomici ecc, permettendo di customizzare il soggiorno come si vuole trovando la giusta quadra tra lavoro e qualità di vita. Non solo a livello di singolo immobile ma di intero paese, attraverso “pacchetti benessere” che possono essere acquistati sia da parte dell’azienda come benefit per i dipendenti, sia personalmente dai nomadi digitali. Il lavoratore deve poter lavorare ma anche avere dirritto alla disconnessione, e lo fa fruendo di una qualità di vita che si può godere in quel posto e in nessun altro.

E cosa succede se i borghi non raggiungono gli standard?

Se invece il borgo non dovesse raggiungere gli standard…è uno sprone a svilupparli. Qualora si dovessero riscontrare delle carenze, noi interveniamo offrendo servizi di vario genere, anche consulenziali, per portare la location al giusto livello. Ovviamente con l’attenzione a mantenere l’unicità del borgo: non si tratta di omologare l’offerta ma di moltiplicare i servizi per valorizzare la cultura e la dimensione del luogo. Precisiamo che la valutazione tiene conto non solo del singolo immobile, ma anche della comunità: un singolo proprietario non potrà sempre dare un’offerta valida, mentre, mettendosi in rete e collaborando con gli altri sì. Spingiamo quindi a fare rete, creando contatti sia con singoli proprietari sia con investitori più strutturati che, ad esempio, acquistano interi borghi per creare un’offerta apposita per lo smart working e possono trovare utile acquistare i nostri servizi allineandosi con i nostri standard.

Quale team di professionisti interviene in questo processo?

Per ora siamo nove persone che includono team tecnico, creativi, web developer e architetti specializzati in alberghi diffusi in piccoli borghi italiani, che ci aiutano a individuare quegli standard che permettono al borgo di valorizzare la propria unicità. Il nostro progetto comunque è articolato e ampio e può creare occasioni di lavoro soprattutto sul posto, nel borgo. Perché al di là dell’immobile, ci sono i servizi che devono essere offerti dalla comunità locale: più si creano opportunità, più si possono generare nuovi servizi e nuove idee sempre migliori. A questo serve la nostra consulenza, attraverso partnership con i servizi locali e con i property manager. I partner HQ Village e gli ambassador, poi, faranno da punto di riferimento per le nuove realtà aziendali che si trasferiranno, con lo smart working, nelle diverse location.

Quali prospettive di sviluppo ci sono per HQVillage?

Il nostro progetto ha l’obbiettivo, lato utente, di offrire l’esperienza più customizzabile possibile; lato borgo, vogliamo permettere alla comunità di esprimersi al meglio e raccontarsi con la nostra piattaforma, non limitandosi alla fornitura di immobili ma anche fotografando la situazione del territorio e intraprendendo poi un percorso di crescita del borgo. In quest’ottica è importante lavorare sull’offerta da generare, perché è su questo che si gioca il cambio di paradigma, la crescita reale del territorio, che vogliamo offrire. Al momento abbiamo un discreto numero di borghi nel nostro sistema su cui preparare l’offerta; da maggio 2021 siamo on line con la nostra vetrina di 40 borghi, tra cui come Sambuca di Sicilia, comune già attivo in termini di attrazione con iniziative come le case a un euro. Le prospettive sono quindi ottime e davvero importanti per far fare un reale salto di qualità a questi luoghi.