Tra rovine antiche, vita quotidiana e memoria storica, il Portico d’Ottavia racconta una Roma profondamente autentica, sospesa tra passato e presente.
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Portico d’Ottavia a Roma
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Roma è una di quelle città in cui, nel giro di pochi passi, ci si può trovare a passare dagli antichi basolati romani al Medioevo. L'area del Portico d’Ottavia a Roma è un palinsesto storico, esempio perfetto di questo salto temporale: in pochi metri, e con un unico sguardo, si possono ammirare sia le colonne corinzie, sia il Ghetto ebraico. Oggi il Portico d’Ottavia è al centro di uno dei quartieri più vivi di Roma: ristoranti, osterie giudaico-romanesche, scorci fotografici verso il Tevere e il Teatro di Marcello fanno di questa zona una tappa irrinunciabile per chi vuole capire come si è trasformata la città nel tempo. 

Che cos’è il Portico d’Ottavia e dove si trova

Il Portico d’Ottavia a Roma è un grande complesso porticato che, in età romana, chiudeva a nord la piazza del Circo Flaminio. È l’unico superstite dei vari portici monumentali che occupavano questa zona, oggi corrispondente al quartiere dell’ex Ghetto ebraico. Si affaccia sull’omonima via del Portico d’Ottavia, a pochissimi metri dal Teatro di Marcello, dalla Sinagoga e dal Lungotevere dei Cenci.

In origine, l’area fu organizzata come un vasto quadriportico rettangolare che racchiudeva due templi famosi, spazi di riunione pubblica e “gallerie d’arte” a cielo aperto. Oggi, pur restando solo una parte dell’insieme, il Portico è perfettamente integrato nel tessuto urbano e costituisce uno dei punti cardine di qualsiasi passeggiata nel Ghetto ebraico e lungo il percorso tra Campidoglio, una delle piazze da non perdere della Capitale, Teatro di Marcello e Isola Tiberina.

Portico d’Ottavia a Roma
Il Portico d'Ottavia Getty images

La fase metelliana: il porticus Metelli e i primi templi

Nel II secolo a.C. l’area del Circo Flaminio diventa uno dei luoghi privilegiati per celebrare i trionfi militari. È in questo contesto che nasce il primo nucleo del complesso, il porticus Metelli, legato alla figura di Quinto Cecilio Metello Macedonico. Attorno al tempio di Giunone Regina e al tempio di Giove Statore Metello fa edificare il porticus Metelli, un quadriportico che li ingloba e li mette in scena.

Sui lati del portico vengono collocate pregiate opere di arte greca: una sorta di prototipo di “museo all’aperto” nel cuore di Roma. Qui i cittadini potevano passeggiare, discutere di politica, ammirare statue, rilievi e trofei di guerra.

La ricostruzione augustea: nascita del Portico d’Ottavia

Con l’ascesa di Ottaviano Augusto, alla fine del I secolo a.C., l’intera zona viene ripensata in chiave monumentale. Tra il 27 e il 23 a.C., grazie ai proventi delle campagne militari, l’imperatore decide una radicale ricostruzione del complesso, da dedicare alla sorella Ottavia: da qui la nuova denominazione porticus Octaviae, ovvero Portico d’Ottavia.

Si trattava di un centro religioso, culturale e politico per il settore del Circo Flaminio, un modello che anticipa per molti aspetti i grandi complessi dei Fori Imperiali. Nel corso dell’età imperiale il Portico viene più volte danneggiato da incendi e terremoti, ma al tempo stesso è oggetto di restauri che gli danno l’aspetto in gran parte riconoscibile ancora oggi.

Portico d’Ottavia a Roma
Il camminamento del Portico Getty images

Dal Medioevo all’età moderna: pescheria, chiesa e cimitero

Con il progressivo declino delle funzioni pubbliche tardoantiche, il Portico d’Ottavia a Roma entra in una nuova fase di vita. Le sue strutture non vengono demolite, ma riutilizzate e adattate secondo le esigenze di una città profondamente cambiata.

  • Gli spazi porticati vengono trasformati in mercato del pesce, il cosiddetto Forum piscium o Pescheria Vecchia, principale mercato ittico di Roma fino a fine Ottocento.
  • Alla destra del grande arco del Portico si conserva ancora oggi la pietra di misura, una lastra di marmo con incavo: i pescivendoli erano tenuti a consegnare ai magistrati del Campidoglio la parte di ogni pesce che superava quella lunghezza.
  • Nell’ultimo quarto dell’VIII secolo, sulle strutture del portico e sui resti vicini, vengono ricavati gli ambienti della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria (già San Paolo in summo circo).
  • Tra la fine dell’VIII e il XII–XIII secolo, lo spazio antistante la chiesa diviene un’area cimiteriale, con sepolture su più livelli stratificate direttamente sopra le rovine romane.

Via del Portico d'Ottavia oggi: la memoria civile

In età moderna e contemporanea il Portico d’Ottavia resta un punto di riferimento del quartiere, non solo dal punto di vista urbanistico ma anche simbolico.

  • Nel 1347, da quest’area parte la marcia di Cola di Rienzo verso il Campidoglio, episodio chiave della storia civile di Roma.
  • Con l’istituzione del Ghetto di Roma nel 1555, il portico rimane appena all’esterno della cinta, ma ne condiziona percorsi, spazi e toponomastica, divenendo una sorta di soglia fisica tra “dentro” e “fuori”.
  • Nel Novecento, dopo la demolizione di gran parte del Ghetto ottocentesco e la costruzione degli argini del Tevere, le vie intorno al Portico – via del Portico d’Ottavia, via Catalana, piazza delle Cinque Scole – diventano luoghi della memoria della comunità ebraica, con lapidi e pietre d'inciampo (stolpersteine) che ricordano le deportazioni del 1943.
Portico d’Ottavia a Roma
Le pietre d'inciampo Getty images

Cosa si vede oggi al Portico d’Ottavia a Roma

L’elemento più scenografico e riconoscibile è il propileo d’ingresso, che occupa il lato corto meridionale. È la “facciata” che cattura subito l'attenzione arrivando da via del Portico d’Ottavia o dal Teatro di Marcello.

  • La facciata presenta quattro colonne corinzie tra robusti pilastri; due di queste colonne, crollate o danneggiate, sono state sostituite in età tardoantica-medievale da una grande arcata in laterizio, creando il caratteristico contrasto tra marmo e mattoni.
  • Sull’architrave corre l’epigrafe dedicatoria del 203 d.C., attraverso cui sappiamo che Settimio Severo e Caracalla si occuparono del restauro del complesso dopo i danni dell’incendio del 191.
  • Il frontone è privo delle decorazioni figurate originarie, ma la sagoma triangolare è ancora ben leggibile e definisce l’impatto scenografico del prospetto.
Portico d’Ottavia a Roma
Il Teatro di Marcello Getty images

Come arrivare al Portico d’Ottavia

Raggiungere il Portico d’Ottavia a Roma è semplice: si trova nel cuore del centro storico, a metà strada tra Piazza Venezia, Trastevere e l’Isola Tiberina. Puoi arrivarci a piedi, con tram e autobus, oppure scendendo dai Lungotevere.

  • A piedi da Piazza Venezia: prosegui lungo via del Plebiscito e poi verso largo Argentina. Da lì segui via Arenula e svolta in direzione Teatro di Marcello. Una volta raggiunto il Teatro, basta costeggiare le arcate per ritrovarti in via del Portico d’Ottavia.
  • Con tram e bus: le linee di superficie che fermano a largo Argentina (ad esempio il tram 8 o vari autobus da Termini e da Trastevere) consentono di raggiungere a piedi il Ghetto in pochi minuti.

Cosa vedere nei dintorni

Il Portico d’Ottavia a Roma è un ottimo punto di partenza per esplorare i dintorni del Ghetto e del rione Sant’Angelo. In un raggio di pochi minuti a piedi ci sono monumenti antichi, chiese, fontane rinascimentali e locali tipici.

  • Il Teatro di Marcello, con la sua scenografica sovrapposizione di arcate romane e palazzi rinascimentali, offre viste spettacolari, soprattutto al tramonto.
  • La Sinagoga e il Museo Ebraico raccontano la storia plurisecolare della comunità ebraica di Roma, con percorsi dedicati alle festività, ai riti e alle persecuzioni del Novecento.
Portico d’Ottavia a Roma
La Sinagoga di Roma Getty images
  • Piazza Mattei, con la celebre Fontana delle Tartarughe, è uno degli angoli più fotografati del centro per l’eleganza della composizione e l’atmosfera raccolta.
  • Le trattorie, i forni e le pasticcerie di via del Portico d’Ottavia e delle vie limitrofe sono il posto ideale per assaggiare la cucina giudaico-romanesca, con piatti come i carciofi alla giudia, il baccalà fritto e le specialità di pesce che richiamano la storia della Pescheria.
Portico d’Ottavia a Roma
La Fontana delle Tartarughe Getty images

Vivere nel centro di Roma

Il centro di Roma è uno spazio insieme quotidiano e straordinariamente stratificato, dove la normalità convive con secoli di storia senza mai risultare museale. Le giornate si muovono a un ritmo tutto loro, fatto di mattine silenziose prima dell’arrivo dei visitatori e di serate che tornano a essere dei residenti. I servizi sono vicini, spesso raggiungibili a piedi, ma richiedono una certa capacità di adattamento a spazi antichi e infrastrutture non sempre lineari. Se hai desiderio e necessità di vivere a Roma centro inizia a cercare casa tra gli annunci di idealista:

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