Calabria segreta: l’isola selvaggia fatta di grotte davanti Praia a Mare

Un’isola davanti a Praia a Mare: acqua cristallina, grotte e i resti di un resort mai nato. Ecco tutto quello che c'è da sapere.
isola di dino
Nikoup, CC BY-SA 3.0 Wikimedia commons

Un’isola a pochi colpi di pagaia dalla spiaggia, con acqua che vira dal turchese al blu in pochi metri e una “città fantasma” abbarbicata in cima. L’Isola di Dino, davanti a Praia a Mare (Cosenza), è uno dei tratti più sorprendenti del Tirreno calabrese: scogliere scure, grotte luminose e fondali che si leggono come una carta geografica. Si tratta di un luogo che si esplora dal mare, lentamente, entrando e uscendo da cavità che cambiano volto con la luce. 

Dove si trova e perché colpisce

L’Isola di Dino si affaccia nel Golfo di Policastro, lungo il tratto settentrionale della costa tirrenica calabrese, proprio di fronte a Praia a Mare. Dalla spiaggia la separano poche centinaia di metri: il profilo della Torre di Fiuzzi e di Capo Arena fa da riferimento costante.

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Con circa 50 ettari di superficie è la più grande tra le isole calabresi e supera i 100 metri nel punto più alto, un altopiano che chiude pareti verticali che in diversi tratti scendono per oltre 80 metri in mare. Il perimetro è in gran parte una sequenza di scogliere scure e rientranze scolpite dall’acqua; il versante nord è l’unico più morbido, attrezzato con un piccolo pontile che consente l’accesso controllato. 

L’isola è disabitata, ma non priva di vita: sostano uccelli migratori e rapaci, si osservano piccoli roditori e rettili, e la macchia mediterranea disegna una trama di lentisco, cisto e ginestre. Tra le presenze più curiose spiccano la palma nana, il garofano delle rupi e la primula di Palinuro, specie che colonizzano le pareti calcaree del Tirreno meridionale.

Anche il nome porta con sé due piste affascinanti: per alcuni deriverebbe da un antico luogo di culto di Venere (dall’ellenico “aedina”, poi Dino), per altri da “dina”, tempesta in greco, a ricordare un mare che qui sa diventare impetuoso.

Grotte e fondali: il giro che vale il viaggio

L’esperienza più intensa si vive costeggiando l’isola via mare. La roccia calcarea è un mosaico di cavità, archi e piccoli tunnel, diversi a ogni cambio di luce e marea. L’acqua filtra nelle grotte, rimbalza sul fondo chiaro e restituisce un ventaglio di sfumature che vanno dal verde brillante all’azzurro più carico. La Grotta Azzurra è la più scenografica: una grande galleria in cui i raggi del sole, entrando dall’imboccatura, illuminano l’interno con riflessi cangianti. 

Le grotte principali

Prima di entrare nelle singole cavità, conviene conoscerle al meglio. Molti skipper si fermano qualche minuto all’imbocco, così da cogliere il momento giusto.

  • Grotta del Monaco: nota per i contrasti, con passaggi in cui l’acqua vira dall’azzurro latteo al verde intenso.
  • Grotta delle Sardine: spesso animata da banchi di piccoli pesci; con mare limpido si distinguono stelle marine e forme del fondale.
  • Grotta delle Cascate: pareti rosate, stalattiti e un costante scroscio d’acqua che cade dall’alto come una pioggia sotterranea.
  • Grotta del Leone: una roccia affiorante richiama la sagoma di un grande felino disteso.

Come arrivare e organizzare l’uscita in mare

Per chi soggiorna sulla Riviera dei Cedri, l’isola è sempre in vista. La soluzione più immediata parte dalla spiaggia di Praia a Mare: si noleggia un pedalò, un kayak o una piccola barca e si punta al lato rivolto verso la Torre di Fiuzzi. Con mare calmo la breve traversata diventa parte del piacere dell’escursione, tra il rumore secco dell’onda sulla roccia e il continuo cambio di colore dell’acqua. 

Escursioni in barca: l’itinerario più richiesto

Per capire com’è strutturata una classica uscita, basta guardare le rotte che collegano i punti simbolo della zona. Si parte in genere dalla zona del Lido di San Nicola (località Marinella), si tocca il porticciolo naturale di San Nicola Arcella e si passa sotto la Torre Crawford, quindi si raggiunge l’Isola di Dino per la visita alle grotte.

Al rientro molte barche si fermano alla Spiaggia di Enea, accessibile solo dal mare o tramite sentieri, ideale per un bagno più lungo. Da qui si accede anche alla laguna dell’Arcomagno, uno dei “quadri” naturali più fotografati del litorale, incorniciato da un arco roccioso che chiude una piccola insenatura.

Quando andare e cosa mettere in programma

Il clima della Riviera dei Cedri è mite gran parte dell’anno. Per cogliere l’isola al meglio conviene puntare su tarda primavera, estate e inizio autunno, quando il mare è più calmo e la luce esalta i colori nelle grotte. Giugno e settembre offrono in genere il giusto equilibrio tra temperature dell’acqua, affollamento contenuto e tempi di visita più rilassati.

Come arrivare in zona: auto, treno, aereo

Praia a Mare è collegata alla rete viaria tirrenica: si percorre l’Autostrada del Mediterraneo (A2) e si devia verso la costa lungo la statale della Riviera dei Cedri. In treno si scende direttamente alla stazione di Praia a Mare, servita dalle principali linee tirreniche regionali e interregionali. Gli aeroporti di riferimento, per poi proseguire in treno o con auto a noleggio, sono Lamezia Terme e Napoli.