Sembra un dipinto ad acquerello: muri in pietra chiara, colline morbide e grappoli di giuggiole stese al sole. Ma ad Arquà Petrarca non c’è solo bellezza, c’è anche una storia che si tocca con mano: quella del poeta che qui scelse di vivere gli ultimi anni. E, a pochi chilometri, un sito UNESCO racconta le prime comunità che abitarono questi luoghi.
- Perché sta conquistando viaggiatori e curiosi
- Orientarsi tra parte bassa e alta
- La Casa del Petrarca: cosa vedere
- Fontane, oratori e logge: la vita pubblica del borgo
- Nei dintorni: giardino barocco e pianoforti storici
- Archeologia tra i colli: il Laghetto della Costa (UNESCO)
- Come arrivare e muoversi tra i Colli Euganei
- Sapori locali e la stagione delle giuggiole
Perché sta conquistando viaggiatori e curiosi
Arquà Petrarca è uno dei borghi più riconoscibili dei Colli Euganei. Qui il legame con Francesco Petrarca non è solo un ricordo scolastico: è parte del paesaggio urbano, inciso nella pietra dei monumenti e nelle abitudini del paese. La visita offre un equilibrio raro tra arte, natura e gastronomia locale, con un impatto immediato per chi cerca mete facili da raggiungere ma fuori dalle rotte affollate.
Orientarsi tra parte bassa e alta
Il centro storico si sviluppa in salita e si divide in due nuclei. La parte bassa è il punto d’ingresso naturale, con una piazza che funge da crocevia e dove si incontra subito la memoria del poeta. Da qui, tra rampe e gradini, si sale verso scorci sempre più ampi sui vigneti e sugli oliveti dei colli.
La chiesa di Santa Maria Assunta
Affacciata sulla parte bassa, la chiesa mostra una facciata romanica essenziale e origini documentate almeno dall’XI secolo. L’interno è a navata unica con tre altari: al centro un altare in pietra proveniente dall’eremo del Monte Rua; ai lati, due altari lignei cinquecenteschi, uno dei quali ospita un Battesimo di Gesù attribuito a Pietro Damini. I restauri del Novecento hanno riportato alla luce affreschi di scuola veneto-bizantina e post-giottesca, con diverse Madonne col Bambino databili tra XI e XV secolo.
La tomba del Petrarca
Nella piazza antistante si trova l’arca in marmo rosso di Verona, eretta sei anni dopo la morte del poeta per volontà del genero, Francescuolo da Brossano. Il sarcofago, ispirato ai modelli romani, reca un’epigrafe latina composta dallo stesso Petrarca.
La Casa del Petrarca: cosa vedere
Il cuore della visita è in via Valleselle 4. La dimora, donata al poeta nel 1369 da Francesco il Vecchio da Carrara, fu riplasmata sotto la sua direzione unendo due corpi sfalsati di circa tre metri e mezzo: la parte sinistra sopraelevata destinata alla famiglia, l’edificio più alto a destra per servitù e servizi, con ingresso principale su quel lato. Nel Cinquecento, il nobile padovano Pietro Paolo Valdezocco aggiunse loggetta, scala esterna e pitture a tempera ispirate a Canzoniere, Trionfi e Africa.
All’interno colpisce lo studiolo dove Petrarca morì nel 1374, con sedia e libreria ritenute tradizionalmente originali. Sorprende anche una piccola nicchia con la mummia di una gatta, legata alla leggenda domestica del poeta.
Fontane, oratori e logge: la vita pubblica del borgo
Scendendo lungo via Fontana si incontra una sorgente cara al poeta. Nel punto più alto del paese, invece, un piccolo complesso racconta la dimensione religiosa e civile della comunità tra Medioevo ed età veneziana, con testimonianze riaperte alla fruizione dopo interventi recenti.
La fontana del Petrarca
È un manufatto antico già esistente prima dell’arrivo del poeta, probabilmente sistemato su sua indicazione. L’arco in pietra di Nanto porta un distico latino che invita a onorare l’acqua, richiamando il legame tra paesaggio, vita quotidiana e ispirazione poetica.
Oratorio della Santissima Trinità e Loggia dei Vicari
L’Oratorio è attestato dal 1181 e veniva frequentato dal Petrarca. L’interno, romanico a navata unica con tetto a capanna, conserva un altare ligneo seicentesco con pala di Palma il Giovane raffigurante la Trinità, una statua in pietra dipinta di San Cristoforo, una statua lignea di Santa Lucia, lastre tombali, un’acquasantiera romana e una grande tela del 1670 con Padova che rende omaggio a un vescovo martire.
Resti di affreschi trecenteschi e un campanile duecentesco, restaurato nel 1928, completano il quadro. Al momento l’oratorio risulta temporaneamente chiuso: aggiornamenti tramite i canali della Casa del Petrarca.
Accanto, la Loggia dei Vicari — luogo di riunione dei capifamiglia con i rappresentanti della Serenissima — è stata riletta nel 2003 con una copertura contemporanea in vetro e rame, che crea riflessi azzurri e valorizza gli stemmi dei Vicari veneziani conservati sulle pareti.
Nei dintorni: giardino barocco e pianoforti storici
A pochi chilometri si apre il Giardino di Valsanzibio, parte di Villa Barbarigo: realizzato tra il 1665 e il 1696, è uno dei giardini barocchi d’acqua meglio conservati in Europa. Ospita più di 60 statue in pietra d’Istria, fontane, cascate, ruscelli, peschiere e laghetti in oltre 10 ettari, con un percorso simbolico che include un labirinto di bosso, la Grotta dell’Eremita, l’Isola dei Conigli e il Monumento al Tempo. Informazioni aggiornate su orari e visite sono disponibili sul sito ufficiale.
Nel territorio comunale, la Fondazione Musicale Masiero e Centanin (Villa Centanin) custodisce 25 pianoforti storici tra Sette e Ottocento — a coda, a tavolo, verticali e forme meno consuete — con firme tedesche, inglesi, francesi e venete. Le visite guidate, su prenotazione e per gruppi di almeno cinque persone, sono proposte tutto l’anno; la fondazione organizza anche attività didattiche, concerti e il Festival Euganeo d’Estate a luglio, con strumenti d’epoca.
Archeologia tra i colli: il Laghetto della Costa (UNESCO)
Nel vicino territorio di Battaglia Terme, il Laghetto della Costa fa parte dal 2011 del sito seriale transnazionale UNESCO “Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino”. Sulla riva sud-occidentale sono emersi resti di un insediamento peri-lacustre frequentato tra la fine dell’età del Rame e l’inizio del Bronzo recente (circa XXIII–XV secolo a.C.).
Le ricerche hanno restituito ceramiche (scodelle con peducci e cordoni plastici, numerosi boccaletti in impasto nero), oltre a manufatti in osso e corno. Le abitazioni su bonifica erano impostate su travi di quercia poggiate su pali infissi nel limo, con pavimenti lignei e focolari separati dal legno mediante lastre di pietra. Un doppio allineamento di pali, privo di funzione portante, indicherebbe la delimitazione dell’abitato. Un elemento ligneo conservato al Museo Civico di Padova ha consentito una datazione tra XXII e XX secolo a.C.
Come arrivare e muoversi tra i Colli Euganei
Il borgo è semplice da raggiungere e da esplorare senza auto. Per chi proviene in treno esistono collegamenti in autobus verso il centro storico, mentre nei dintorni si trovano punti di noleggio bici per itinerari tra vigneti e boschi. Le salite richiedono un minimo di allenamento, ma ripagano con vedute ampie sulla pianura.
- In auto: A13 Bologna–Padova, uscita Terme Euganee e indicazioni per Arquà Petrarca. Parcheggio a pagamento in via Fontana (Via Valli), poco prima del centro.
- In treno: stazioni di Monselice e Abano Terme sulla linea Bologna–Venezia; prosecuzione con autobus di linea (SITA) per Arquà Petrarca.
- In bicicletta: percorsi del Parco Regionale dei Colli Euganei con tratti collinari e scorci sui vigneti.
Sapori locali e la stagione delle giuggiole
Arquà è sinonimo di giuggiole: il microclima dei colli favorisce la maturazione tra inizio estate e autunno, quando il frutto diventa bruno e la polpa acquista una dolcezza mielata. I primi due weekend di ottobre si celebra la sagra dedicata, ma durante tutto l’anno le botteghe propongono liquori e ricette tradizionali, incluso il celebre “brodo di giuggiole”, servito anche in chiave cocktail in alcuni locali.
- Da assaggiare: olio extravergine dei Colli Euganei, salumi locali, vini della zona.
- Da acquistare: preparazioni a base di giuggiole e prodotti tipici del territorio.








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