Un lago nel cuore di Roma, con carrozze che solcano l’acqua e fontane usate come rubinetti monumentali: non è una leggenda urbana. A metà Seicento, Piazza Navona veniva allagata creando un bacino fino a 60 centimetri, un sollievo pubblico nelle estati torride. L’usanza, inaugurata il 23 giugno 1652, tornava ogni fine settimana di agosto, trasformando la piazza in uno spettacolo collettivo. La storia sorprende per l’ingegnosità e per il suo risvolto sociale: nobili in parata, popolani a bagno vestiti, vetturini che lavano cavalli e carrozze. Ecco, allora, perché Piazza Navona veniva allagata in estate.
Dallo Stadio di Domiziano alla piazza barocca
Prima di essere il salotto barocco che si conosce, Piazza Navona nacque sulle rovine dello Stadio di Domiziano, chiamato anche Circus Agonalis. L’impianto, edificato nell’86 d.C., misurava circa 275 metri in lunghezza e 106 metri in larghezza ed era dedicato ai giochi atletici greci, detti “agones”.
Da qui l’evoluzione del nome: “agone”, “in agone”, “innagone”, “navone” e infine “Navona”. Dalla seconda metà del Quattrocento lo spazio tornò a vivere come piazza vera e propria, con un grande mercato quotidiano che occupava l’intero perimetro. L’acqua entrò stabilmente nella scena urbana a fine Cinquecento, quando si progettarono tre fontane al servizio del mercato e degli animali da trasporto.
Quando e come nasceva il “lago” di Piazza Navona
Il primo allagamento ufficiale si registrò il 23 giugno 1652, poi replicato ogni fine settimana di agosto. Il meccanismo era semplice e scenografico: si chiudevano i tubi di scarico delle tre fontane, che continuavano a far scorrere l’acqua. La piazza, allora pavimentata con un leggero profilo concavo, tratteneva l’acqua fino a un livello massimo di 60 centimetri. In poche ore il selciato diventava uno specchio lucente, dove si riflettevano statue, chiese e palazzi.
Cosa succedeva nell’acqua: riti, divieti e aneddoti
Le cronache dell’epoca raccontano una piazza in festa. I nobili attraversavano l’acqua a bordo delle carrozze per affermare il proprio rango, mentre i popolani si immergevano rigorosamente vestiti, come imposto da un editto per il buon costume. I vetturini approfittavano del lago per lavare mezzi e cavalli, pratica che accese presto i riflettori sulle condizioni igieniche. Non mancavano gli episodi pittoreschi: si tramandano tuffi avventati e persino sospetti annegamenti, nonostante l’acqua non superasse i 60 centimetri.
Perché si smise e perché oggi è impossibile
Le criticità sanitarie, acuite dall’uso promiscuo dell’acqua, portarono a sospensioni temporanee già nel corso dei secoli. Il colpo di grazia arrivò nel 1867, quando papa Pio IX decise di interrompere definitivamente gli allagamenti. Pochi anni dopo, nel 1870, la pavimentazione della piazza venne rifatta con un andamento convesso, rendendo tecnicamente impossibile replicare l’effetto lago. Oltre all’aspetto strutturale, oggi pesano anche ragioni di igiene, di costume e di tutela dei beni culturali.








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