Montescudaio tra vigne e Tirreno, il borgo dove il pane è un rito

Panorami sul Tirreno, vino Montescudaio DOC, forni a legna e mura medievali: guida pratica per un weekend tra Costa degli Etruschi e colline.
montescudaio
Tyrrhenus, CC BY 3.0 Wikimedia commons

Dalle mura si aprono filari che scendono alla Val di Cecina, tetti color mattone e, nelle giornate limpide, una striscia blu che mostra il Tirreno. Qui il pane si inforna ancora all'alba, senza sale e con crosta spessa, mentre in cantina riposano rossi e bianchi che portano il nome stesso del borgo. Montescudaio, piccolo e raccolto, è uno di quei luoghi che si raggiungono per il panorama e si ricordano per i gesti quotidiani: il forno che apre, il bar in piazza, la vendemmia che profuma l'aria. Una tappa da vivere con calma, perfetta per un weekend tra Costa degli Etruschi e colline che guardano a Volterra. 

Dove si trova Montescudaio

Montescudaio si adagia a circa 240 metri di quota alle spalle di Cecina, nell'entroterra della Costa degli Etruschi. La posizione è un equilibrio felice: alle spalle le ondulazioni che spingono verso Volterra, davanti la linea costiera con pinete e spiagge di sabbia. 

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Dall'antico circuito difensivo si distinguono profili lontani dell'arcipelago toscano, con colori che cambiano tra mattina e tramonto. Il borgo fa parte dei "Borghi più belli d'Italia", è iscritto all'Associazione Nazionale Città del Vino ed è conosciuto come "Città del Pane". 

Un centro medievale da percorrere a piedi

Il toponimo deriva dal latino "Mons scutorum", il monte degli scudi, memoria di un ruolo difensivo che attraversa il Medioevo. Il primo nucleo abitato sorse attorno a un monastero benedettino femminile voluto nel 1091 dal conte Gherardo Della Gherardesca, lignaggio che per lungo tempo controllò quest'area. 

Oggi l'impianto storico è visibile in un reticolo di vie che salgono e si incrociano, con case in pietra chiara e corti minute. Il perimetro del vecchio castello resiste in tratti di mura che, in alcuni punti, superano i quindici metri di altezza, evidenti soprattutto a nord e a sud. A vegliare resta la Guardiola, l'ultima torre di avvistamento, dove il vento porta l'odore di salsedine dalla costa e lo sguardo si allunga su pianura e vigneti.

La chiesa sulla rocca e il segno del terremoto ottocentesco

Nel Piazzale del Castello si staglia la Chiesa di Santa Maria Assunta, che domina dall'alto il profilo del borgo. L'edificio visibile oggi è ottocentesco: venne ricostruito dopo il sisma del 1846 che danneggiò gravemente la parte più antica e l'originaria abbazia. 

La precedente pieve aveva raccolto nel Quattrocento l'eredità del monastero femminile, unificando i titoli di Sant'Andrea e della Vergine. All'interno si conservano una statua settecentesca in marmo dipinto di San Francesco di Paola e una tela dell'Annunciazione attribuita alla scuola veneziana del Seicento, riconoscibile per i toni profondi.

Oratorio dell'Annunziata: arte devozionale e restauri novecenteschi

Scendendo verso il cuore del paese si incontra la Chiesa-Oratorio della Santissima Annunziata, nata nel Quattrocento e rinnovata nel Novecento. La facciata, rielaborata negli anni Trenta, mostra colonne in pietra con capitelli e un portale incorniciato da un piccolo timpano spezzato che custodisce un bassorilievo con l'Annunciazione. 

All'interno spiccano un tabernacolo con inserti in alabastro e la nicchia con le statue in terracotta dell'Annunziata e dell'Angelo annunziante, documentate dal 1598 e tuttora al centro della devozione locale.

Piazze, stemmi e memorie civiche

In Piazza Matteotti si affacciano i palazzi delle casate che hanno inciso la storia del luogo, tra cui i Marchionneschi e i Ridolfi, insieme al più tardo Palazzo Guerrini che oggi ospita il municipio. Qui nacque lo scultore Italo Griselli, ricordato in paese anche da un monumento ai caduti in bronzo che restituisce con essenzialità il segno del Novecento. 

Poco distante, lungo Via del Borgo, emerge la Torre Civica del XII secolo, blocco in pietra che rimanda all'epoca in cui il castello presidiava la valle. Lo stemma comunale, con corona nobiliare a cinque punte e tre monti nello scudo, sintetizza i legami con la contea dei Della Gherardesca e i castelli di Montescudaio, Donoratico e Segalari.

Vino DOC e pane senza sale: l'identità quotidiana

Montescudaio vive di vigne e olivi, inserita nella Strada del Vino e dell'Olio della Costa degli Etruschi. La denominazione Montescudaio DOC, riconosciuta nel 1977, valorizza rossi spesso a base di Sangiovese con tagli di Cabernet e Merlot, e bianchi in cui trovano spazio Trebbiano, Malvasia e Vermentino; non mancano versioni di vin santo più o meno dolci. 

In tavola i calici si accompagnano a salumi locali e, soprattutto, al pane toscano del borgo: senza sale, crosta scura e spessa, mollica compatta, profumo di cereale e legna. 

La Sagra del Vino: il primo weekend di ottobre

Ogni anno, nel primo fine settimana di ottobre, il borgo si anima con la Sagra del Vino, appuntamento attivo dagli anni Sessanta. È l'occasione per assaggiare etichette della denominazione, passare dai classici Sangiovese alle interpretazioni più moderne, e vivere un centro storico che si riempie di banchi, musica e piatti della tradizione. 

Articolo visto su (travel.thewom.it) È il borgo toscano tra vigne e mare dove il pane è un rito: un gioiello medievale tutto da scoprire

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