L’isola fantasma tra Murano e Burano sta per riaprire come laboratorio d'arte

San Giacomo in Paludo, micro‑isola tra Murano e Burano, sta per riaprire come laboratorio pubblico di arte, natura e sostenibilità.
L’isola fantasma tra Murano e Burano sta per riaprire: arte e natura
Photo by Maël BALLAND on Unsplash

Un'isola senza residenti, piatta come una tavola e nascosta tra barene e canali: sta per tornare accessibile uno dei luoghi più sorprendenti della Laguna di Venezia. San Giacomo in Paludo, poco più di un ettaro tra Murano e la rotta per Burano e Torcello, è al centro di un progetto che unisce recupero ambientale, ricerca e arte contemporanea. Qui, dove per secoli si sono alternati monaci, pellegrini, malati di peste e soldati, si prepara una riapertura con funzioni pubbliche e culturali, senza trasformazioni ricettive. I lavori sono in corso e includono impianti energetici a basso impatto, mentre la gestione culturale è affidata a un'istituzione già attiva sull'arte. 

Dove si trova San Giacomo in Paludo

San Giacomo in Paludo si affaccia sul canale Scomenzera San Giacomo, nella fascia nord della laguna centrale, lungo l'asse ideale che collega Murano a Burano e Torcello. È un lembo bassissimo, circa un metro sul livello del mare, protetto da argini e circondato da vegetazione alofila che cambia colore con le maree e il vento. Non ci sono residenti, solo edifici ottocenteschi, terrapieni militari e aree verdi in progressivo riassetto dopo decenni di abbandono. 

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Dal 1960 l'isola è sottoposta a vincolo paesaggistico e rientra nel Comune di Venezia, municipalità Venezia-Murano-Burano. La posizione è strategica: abbastanza vicina ai percorsi principali da risultare collegabile in futuro con la linea LN, ma abbastanza isolata da offrire quiete e paesaggi d'acqua quasi privi di edifici.

Dalla palude ai cannoni: le metamorfosi di San Giacomo in Paludo

La storia documentata parte dal 1046, quando il doge Orso Badoer concesse a Giovanni Trono di Mazzorbo un'area allora paludosa per un ospizio e monastero dedicato a San Giacomo Maggiore, rifugio per pellegrini e naviganti sorpresi dal maltempo. Nel 1238 arrivarono le monache cistercensi, presenti fino al 1440 prima di trasferirsi a Torcello, mentre nel 1456 l'isola venne impiegata come lazzaretto durante una pestilenza.

Dal XVI secolo subentrarono i frati minori conventuali legati ai Frari, che officiavano le feste e davano ricovero ai naviganti; la chiesa rinascimentale contava tre altari, dedicati a San Giacomo Maggiore, San Giovanni Battista e San Nicolò da Bari, e accanto crebbe un'operosa comunità di ortolani con terreni in concessione.

Il 1810 segnò la svolta: con gli editti napoleonici il monastero fu soppresso, chiesa e convento demoliti e l'isola divenne postazione militare. Prima austriaca e poi del Regno d'Italia, ospitò batterie, terrapieni, polveriere e depositi attivi fino al 1961; durante i moti del 1848 fu forte della Repubblica di San Marco. Seguirono anni di abbandono e vandalismi, interrotti da sporadiche iniziative culturali: nel 1975 arrivarono spettacoli teatrali legati alla Biennale; tra 2002 e 2005 gli scavi archeologici rivelarono che l'isola in passato era più estesa.

San Giacomo in Paludo oggi

Dopo passaggi di gestione tra associazioni ambientaliste e Cassa Depositi e Prestiti, nel 2019 San Giacomo in Paludo è stata ceduta ad Agostino Re Rebaudengo con un vincolo chiaro: niente alberghi o resort, ma finalità collettive e culturali. Dal 2021 sono in corso lavori di pulizia, messa in sicurezza e infrastrutturazione di base; nel 2022 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ha annunciato una sede espositiva dedicata alle arti contemporanee. 

Nel 2024 sono avviati interventi di elettrificazione a basso impatto, con impianto fotovoltaico, sistema di accumulo e generatore di backup alimentato con HVO, progettato anche per ridurre l'impatto acustico.

Cosa riapre e come: un laboratorio tra arte, botanica e sostenibilità

L'isola si prepara a diventare uno spazio pubblico di ricerca e produzione culturale intrecciato al paesaggio lagunare. L'idea è quella di un laboratorio diffuso che combini mostre multidisciplinari, residenze d'artista e progetti di studio sull'ambiente, con giardini accessibili, serre e percorsi tra vegetazione e terrapieni storici. L'impianto energetico rinnovabile e le infrastrutture leggere puntano a limitare consumi e rumore, in un contesto delicato come la laguna nord. 

Non sono previste funzioni alberghiere: San Giacomo in Paludo si configura come meta di visita giornaliera, da abbinare a Murano, Burano o Torcello. I dettagli su calendari, modalità d'accesso e attività saranno definiti con l'avanzamento del cantiere.

Come arrivare a San Giacomo in Paludo

L'isola non rientra nei classici circuiti turistici e proprio per questo offre un'esperienza diversa, che richiede un minimo di programmazione. La base d'imbarco naturale è l'area delle Fondamente Nove, snodo per le isole del nord. Una volta completati i lavori, San Giacomo in Paludo sarà servita dalla linea LN di Actv, la stessa che collega Venezia a Burano, con transito su Murano.

Articolo visto su (travel.thewom.it) L’isola “fantasma” della Laguna che sta per riaprire: un paradiso segreto che nessuno conosce ancora