Nessuna specie di pianta carnivora conosciuta possiede la forza, le dimensioni o le tossine necessarie per rappresentare una minaccia reale per le persone. Si tratta di organismi vegetali affascinanti, evoluti per catturare piccoli insetti e artropodi, non per aggredire esseri umani. Le piante carnivore, quindi, non sono pericolose per l’uomo. Ecco tutto quello che c’è da sapere su queste piante affascinanti.
Cosa sono le piante carnivore
Le piante carnivore (dette anche piante insettivore) sono vegetali che hanno sviluppato la capacità di attrarre, catturare e digerire piccoli organismi per integrare i nutrienti che il terreno povero in cui vivono non riesce a fornire. Si parla soprattutto di azoto e fosforo, elementi fondamentali per la crescita che scarseggiano in ambienti come torbiere, paludi acide e terreni sabbiosi.
Nel mondo esistono oltre 800 specie di piante carnivore, distribuite in ogni continente tranne l'Antartide. Alcune sono minuscole, quasi invisibili a occhio nudo. Altre, come la Nepenthes rajah del Borneo, sviluppano trappole abbastanza grandi da contenere piccoli roditori.
Come catturano le prede
I meccanismi di cattura variano enormemente da specie a specie, e proprio questa diversità rende il gruppo così straordinario dal punto di vista evolutivo:
- Trappole a scatto: la Dionaea muscipula (Venere acchiappamosche) chiude le sue foglie modificate in una frazione di secondo quando un insetto tocca i peli sensoriali interni.
- Trappole a colla: le Drosera producono goccioline appiccicose sui tentacoli delle foglie. L'insetto si posa, resta incollato e viene lentamente avvolto.
- Trappole ad ascidio (a brocca): Sarracenia e Nepenthes attirano le prede con nettare e colori vivaci verso un'apertura scivolosa. Una volta cadute all'interno, gli insetti non riescono a risalire le pareti lisce e finiscono nel liquido digestivo sul fondo.
- Trappole a risucchio: le Utricularia (piante acquatiche) utilizzano minuscole vescicole che aspirano le prede in pochi millisecondi grazie a un differenziale di pressione.
- Trappole a nassa: le Genlisea guidano i microrganismi attraverso strutture a spirale da cui è impossibile tornare indietro.
Cosa succede se si mette il dito nella pianta carnivora?
Se si vuol toccare una pianta carnivora non succede praticamente nulla. Si può sperimentare una leggera pressione delle foglie che si chiudono intorno al polpastrello, ma senza dolore, ferite, né veleno.
La forza di chiusura della trappola della Venere acchiappamosche è calibrata per trattenere una mosca, non per ferire un dito umano. I margini delle foglie presentano delle ciglia (strutture a forma di denti) che si intrecciano per impedire alla preda di fuggire, ma sono morbide e flessibili al tatto.
Dopo la chiusura, la pianta secerne enzimi digestivi per scomporre la preda. Questi fluidi sono efficaci su tessuti molli di insetti, ma completamente innocui sulla pelle umana.
In realtà, il vero rischio è per la pianta: la chiusura della trappola consuma una quantità significativa di energia. Una singola foglia di Dionaea può chiudersi solo 3-5 volte nel corso della sua vita prima di esaurirsi e morire. Stimolare la trappola senza che ci sia una preda reale da digerire significa costringere la pianta a sprecare risorse preziose in cambio di nulla.
Le piante carnivore più "pericolose" al mondo
Nessuna pianta carnivora è pericolosa per l'uomo in senso medico o fisico. Le piante più impressionanti lo sono per dimensioni, capacità predatoria verso piccoli animali e aspetto inquietante, non perché rappresentino un rischio reale per le persone. Tra queste:
- Nepenthes rajah: originaria del Monte Kinabalu nel Borneo malese, è la pianta carnivora con le trappole ad ascidio più grandi al mondo. Gli otri (le "brocche") possono raggiungere i 35 centimetri di altezza e contenere fino a 3,5 litri di liquido digestivo. Nonostante le dimensioni, la Nepenthes rajah è assolutamente innocua per un essere umano.
- Nepenthes attenboroughii: scoperta nel 2007 nelle Filippine, questa specie produce ascidi di dimensioni comparabili alla rajah.
- Dionaea muscipula (Venere acchiappamosche): la rapidità della chiusura (circa 100 millisecondi) la rende spettacolare da osservare, ma la forza meccanica è irrisoria per un dito umano.
- Sarracenia purpurea: diffusa nelle torbiere del Nord America, questa pianta a brocca attira insetti con nettare e colori vivaci.
- Drosera regia con foglie che superano i 50 centimetri. I tentacoli appiccicosi intrappolano insetti di dimensioni maggiori rispetto alle cugine più piccole.
Si possono tenere le piante carnivore in casa?
Moltissime specie di piante carnivore si adattano perfettamente alla coltivazione domestica, a patto di rispettare alcune esigenze specifiche. Sono piante ornamentali affascinanti, sicure per adulti e bambini, e non richiedono troppe cure una volta comprese le basi. Tra queste:
- Dionaea muscipula: vuole molta luce diretta (almeno 4-6 ore al giorno), acqua distillata o piovana e un periodo di dormienza invernale a temperature fresche (5-10°C) per rigenerarsi.
- Drosera capensis: tollera una gamma più ampia di condizioni e produce continuamente nuove foglie coperte di tentacoli appiccicosi. Ottima per chi è alle prime armi.
- Sarracenia: le varietà più compatte funzionano bene in vaso, purché ricevano abbondante luce solare diretta. Necessitano anch'esse di un riposo invernale.
- Pinguicula: le specie messicane (come la Pinguicula moranensis) sono perfette per interni.
Bisogna dare da mangiare alle piante carnivore?
Nella maggior parte dei casi non è necessario dare da mangiare alle piante carnivore. Se la pianta vive in un ambiente dove occasionalmente passano insetti si nutre da sola senza alcun intervento umano.
Le piante carnivore non dipendono dalla cattura di insetti per sopravvivere. Eseguono regolarmente la fotosintesi clorofilliana come qualsiasi altra pianta e ottengono la maggior parte della propria energia dalla luce solare. Gli insetti rappresentano un supplemento nutritivo, non la fonte primaria di sostentamento.








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