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Tassazione canoni locazione arretrati, le ultime novità

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Autore: Redazione

Novità per quanto riguarda la tassazione dei canoni di locazione arretrati. Vediamo quanto sottolineato dalla Ctp di Milano.

Con la sentenza 894/10/2019, la Ctp di Milano ha affermato che non deve essere tassata autonomamente la clausola del contratto di locazione che, per il caso di omesso pagamento del canone, stabilisce che il conduttore debba corrispondere le somme non versate maggiorate degli interessi a un tasso superiore a quello legale.

La vicenda ha origine in seguito all’impugnazione di un avviso di liquidazione, con cui l’Agenzia delle Entrate aveva chiesto l’imposta di registro di 200 euro. Tale tributo era relativo alla clausola con cui, in un contratto di locazione, si era stabilito che, sui canoni non pagati, il conduttore avrebbe dovuto corrispondere gli interessi di mora pari al tasso legale maggiorato di due punti.

In particolare, l’Agenzia delle Entrate aveva applicato il primo comma dell’articolo 21 del Dpr 131 del 1986 (Testo unico sull’imposta di registro), secondo cui, se un atto contiene più disposizioni che – per la loro intrinseca natura – non derivano necessariamente le une dalle altre, ciascuna di esse è soggetta a imposta come se si trattasse di un atto distinto.

Il ricorrente ha però sostenuto che la norma di riferimento andava invece individuata nel secondo comma dello stesso articolo 21, in base al quale “l’imposta si applica come se l’atto contenesse la sola disposizione che dà luogo all’imposizione più onerosa” quando le disposizioni dell’atto discendono le une dalle altre.

La Ctp ha accolto il ricorso e ha affermato che, con il termine “disposizioni”, l’articolo 21 si riferisce “al concetto di negozio giuridico” e non alle singole obbligazioni che nell’atto trovano la loro fonte unitaria: infatti tali obbligazioni, non essendo “atto che possa sopravvivere autonomamente, non costituiscono atto tassabile”.

L’articolo 20 del Dpr 131/1986 (“Interpretazione degli atti” da sottoporre a imposta di registro”), inoltre, attribuisce rilievo alla causa reale del negozio e alla regolamentazione degli interessi perseguiti dai contraenti, che si possono esprimere “anche mediante una pluralità di pattuizioni collegate”. La previsione dell’onere di corrispondere un determinato importo in caso di omesso versamento dei canoni costituisce una pattuizione che, derivando direttamente dall’obbligazione di pagamento di quanto è dovuto, è priva dell’autonomia che ne giustificherebbe la tassazione.

Quanto stabilito dalla Ctp di Milano con la sentenza 894/10/2019 è differente da quanto affermato con la sentenza 618/1/2019. Con tale pronuncia, infatti, era stato stabilito che alla clausola che dispone la maggiorazione degli interessi legali in caso di mora del conduttore si deve applicare, per analogia, la disciplina relativa alla registrazione degli atti sottoposti a condizione sospensiva, articolo 27 del Dpr 131/1986. Per tali atti è prevista l’imposta fissa di 200 euro e, al momento dell’eventuale verificarsi della condizione stessa, quella proporzionale nella misura del 3%, al netto dei 200 euro già versati.

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Affitti, non va tassata la clausola penale sui canoni arretrati (Il sole 24 ore)