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Il lavoro domestico si conferma uno dei settori più rilevanti e allo stesso tempo più fragili del mercato del lavoro italiano. Secondo il Settimo Rapporto annuale sul lavoro domestico, realizzato dall’Osservatorio DOMINA, il comparto coinvolge complessivamente oltre 3,3 milioni di persone, includendo sia i rapporti regolari sia quelli sommersi. Un universo ampio e articolato, che genera un impatto economico significativo ma che continua a essere segnato da un’elevata incidenza di irregolarità.

Nel 2024, i dati INPS censiscono 902 mila famiglie datrici di lavoro e 817 mila lavoratori domestici regolari, per un totale di oltre 1,7 milioni di soggetti ufficialmente registrati. Tuttavia, considerando che il tasso di lavoro irregolare nel settore raggiunge il 48,8%, il numero reale delle persone coinvolte risulta ben più elevato, confermando il lavoro domestico come un ambito essenziale per il welfare familiare, ma al tempo stesso esposto a criticità strutturali.

Famiglie datrici in calo e sempre più anziane

Il numero delle famiglie che impiegano lavoratori domestici continua a ridursi. Nel 2024 se ne contano 902 mila, 16 mila in meno rispetto all’anno precedente, con una flessione pari all’1,7%. La maggiore concentrazione geografica si registra in Lombardia, con 170 mila famiglie, e nel Lazio, con 152 mila. Dal punto di vista demografico, emerge una prevalenza femminile tra i datori di lavoro (58%), mentre la quasi totalità dei nuclei è di cittadinanza italiana; la componente straniera si attesta intorno al 5%.

Un dato particolarmente rilevante riguarda l’età: il profilo dei datori di lavoro appare sempre più anziano. Il 37,9% delle famiglie datrici ha almeno 80 anni, una quota in crescita rispetto al 2019, mentre poco meno di un terzo ha meno di 60 anni. Un elemento che riflette l’invecchiamento della popolazione e la crescente domanda di assistenza continuativa.

Meno lavoratori regolari, ma cresce la componente italiana

Anche sul fronte dell’occupazione si registra una contrazione. I lavoratori domestici regolari nel 2024 sono 817 mila, in calo del 2,7% rispetto all’anno precedente. La diminuzione più marcata riguarda gli uomini stranieri, mentre gli uomini italiani mostrano un lieve aumento. Nel complesso, il settore resta fortemente femminilizzato, con le donne che rappresentano circa il 90% degli occupati, e caratterizzato da una netta prevalenza di lavoratori stranieri, pari a circa il 70%.

Tuttavia, negli ultimi anni si osserva una crescita costante della componente italiana, che nel 2024 supera un terzo della forza lavoro complessiva. Cambia anche la composizione delle mansioni: per la prima volta, le badanti superano numericamente le colf, arrivando a rappresentare il 50,5% dei lavoratori domestici, contro il 42,7% del 2015. Dal punto di vista anagrafico, il settore appare maturo: oltre il 60% degli occupati ha almeno 50 anni, con una forte concentrazione nella fascia 50-59 anni.

Un impatto economico da 17 miliardi di euro

Il lavoro domestico genera un valore economico di primo piano. Il valore aggiunto prodotto ammonta a 17,1 miliardi di euro, pari allo 0,9% del PIL nazionale. Le famiglie italiane sostengono una spesa complessiva di 13,4 miliardi di euro, cifra che comprende sia il lavoro regolare sia quello sommerso.

Le retribuzioni annue risultano concentrate nelle fasce più basse: quasi un quarto dei lavoratori dichiara un reddito inferiore ai 3 mila euro l’anno, una percentuale superiore a quella di chi supera i 12 mila euro annui. Un dato che riflette la frammentazione dei contratti e la diffusione del lavoro a tempo parziale.

I benefici per lo Stato e il nodo del sommerso

Oltre all’impatto sulle famiglie, il lavoro domestico produce un beneficio diretto anche per le finanze pubbliche. Nel 2024 ha consentito allo Stato un risparmio stimato di oltre 6 miliardi di euro, evitando il ricorso a forme di assistenza istituzionalizzata per più di 800 mila anziani non autosufficienti. I rapporti regolari hanno inoltre garantito oltre 1,3 miliardi di euro di entrate fiscali e contributive.

Secondo le stime di DOMINA, l’emersione del lavoro sommerso potrebbe quasi raddoppiare il gettito, portandolo a circa 2,5 miliardi di euro. Un potenziale che rende evidente come la lotta all’irregolarità non sia soltanto una questione di diritti e tutele, ma anche una leva concreta per il rafforzamento dei conti pubblici.

Le proposte di DOMINA per incentivare la regolarità

“L’alto livello di irregolarità continua a frenare lo sviluppo di un mercato del lavoro domestico equo e sostenibile”, ha dichiarato Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA. “Molte famiglie, per contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro sommerso, esponendosi a rischi legali ed economici e privando i lavoratori di protezioni essenziali”.

Per contrastare questo fenomeno, DOMINA propone un pacchetto di misure strutturali orientate a rendere la regolarità una scelta conveniente. Tra queste figurano un meccanismo di cash back sui contributi INPS, il trasferimento parziale e differito di una mensilità di NASpI come incentivo all’assunzione stabile e una detrazione fiscale del 10% dei costi sostenuti dai datori di lavoro domestico.

“Attraverso interventi mirati – conclude Gasparrini – è possibile trasformare la legalità da semplice obbligo formale a reale opportunità per famiglie, lavoratori e per l’intero sistema Paese”.

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