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"Il rischio sismico in Italia è uno dei più alti al mondo a causa della vulnerabilità degli edifici"

Autori: @Annastella Palasciano, Luis Manzano

La vulnerabilità del patrimonio architettonico italiano unita all'alta densità della popolazione rendono l'Italia uno dei Paesi a più alto rischio sismico del mondo. A dirlo è Paolo Riva, professore di tecnica delle costruzioni alla Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Bergamo e Vice presidente dell'Associazione ISI (Ingegneria Sismica Italiana). Esperto in progettazione sismica, spiega a idealista come è possibile intervenire sul patrimonio esistente e costruire ex novo riducendo il rischio sismico e perché proprio il terremoto sia il più grande sperimentatore che esista al mondo.

Il rischio sismico in Italia

"Il rischio sismico di un Paese - spiega il professor Riva - dipende da tre parametri. Il  primo si chiama pericolosità sismica (ovvero la sismicità di fatto del nostro territorio), mentre gli altri due riguardano la vulnerabilità di un edificio (quanto a parità di condizioni un immobile è incline a essere danneggiato da un terremoto) e l'esposizione. Un edificio calato in un contesto urbano, all'interno di un aggregato urbano è più soggetto a subire dei danni a causa dei danni dei vicini, rispetto ad un edificio che si trova in una zona scarsamente popolata. Il fatto che in Italia ci sia un grande quantità di costruito storico e in villaggi densamenti popolati (perché chiaramente la densità ha effetti sull'esposizione) rende il nostro uno dei Paesi a più elevato rischio sismico al mondo".

Come ridurre il rischio sismico 

"Partendo dalla premessa che non è possibile eliminare totalmente il rischio sismico, si può certamente ridurlo notevolmente attraverso degli interventi sul nostro patrimonio architettonico che pero' dovrebbero essere realizzati in un frame temporale dell'ordine dei 10-20 anni. Anche per la costruzione ex novo ci sono diverse tecniche che permettono di costruire edifici antisismici: si può costruire tranquillamente in cemento armato, ma anche in muratura"

"Anche se in fin dei conti la cosa principale è costruire a norma, con materiale a norma secondo le tecniche costruttive più moderne e secondo la normativa vigente".

I terremoti del passato come modelli di riferimento

"Anche i modelli di ricostruzione post sisma che sono stati utilizzati in passato - perlomeno dall'Emilia in poi - sono modelli che hanno dimostrato di essere funzionali . Ma bisogna sempre tenere presente che è il terremoto il miglior sperimentatore che esista al mondo perché quando una scossa colpisce un edificio ne mobilita tutte la capacità di resistenza e di deformarsi e ne mette in risalto le vulnerabilità e le carenze progettuali. In effetti le normative sono evolute nella storia in seguito a un terremoto, e non certo prima".

La ricostruzione all'Aquila

 "Bisogna partire dalla considerazione che li ad essere colpito è stato il centro di una città, con un grande numero di abitanti. Se la ricostruzione delle zone periferiche è potuta partire in maniera abbastanza celere, diciamo che nel giro di un anno i cantieri erano già in moto, il centro città non ha avuto cantieri sostanziamente attivi fino a 4 anni dal terremoto".

"Questo è quasi inevitabile perché si vuol ricostruire su un tessuto urbano è necessario intervenire contemporaneamente su tutti gli edifici di un isolato, coordinando tutte le fasi di progettazione e realizzazione. E'impensabile che un'operazione di questo genere venga fatta senza controlli a tappetto sui progetti, sui costi di ricostruzione, nel caso si intervenga su un patrimonio vincolato c'è bisogno del via libera della Sovrintendenza. Ed è diverso intervenire su un singolo edifico che su 10mila e 20.000 edifici, il tempo necessario per la ricostruzione cambia notevolmente".

Le misure fiscali di prevenzione

"Anche se le politiche di incentivi e detrazioni fiscali approvate dal governo sono l'unica strada percorribile per una politica di prevenzione, per quanto riguarda il sisma bonus rimane ancora aperto il nodo degli incapienti. Senza affrontare il tema degli incapienti, non ci saranno interventi sui condomini perché è impensabile che in un condominio tutti siano a credito d'imposta. Basti che alcuni non lo siano e per loro l'intervento è notevolmente più costoso perché non possono usufruire degli interventi da rendere completamente inefficaci le misure."