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La Bce annuncia la fine del Qe: cosa significa questo per il mercato?

Autore: Redazione

Arrivano importanti novità dalla Banca centrale europea. L'organismo guidato da Mario Draghi ha già determinato quale sarà la direzione che prenderà la politica monetaria del vecchio continente, con la fine del programma straordinario del Quantitative easing.
Ma quali saranno le conseguenze per il mercato e per l'economia?

La riunione del Consiglio di Governo dell'autorità monetaria ha chiarito due importanti messaggi: il famoso QE finirà a dicembre di quest'anno e c'è la possibilità che i tassi di interesse aumentino nella seconda metà del 2019.

Il guardiano dell'euro ridurrà della metà il volume di debito dei Paesi e comprese che compra attualmente nel mercato nell'ultimo trimestre dell'anno (passerà da 30mila a 15mila minilioni di euro mensili) per concludere il programma a dicembre. Sarà l'addio definitivo di un programma iniziato a marzo 2015 e che ha portato all'iniezione di milioni e milioni di euro. 

Se non ci sono sorprese si manteranno i minimi storici attuali (0,0%) almeno fino alla prossima estate, e ciò significa che ci sarà un possibile aumento dei tassi da quel momento in poi e quando ci siano le condizioni adeguate nell'economia e nel mercato. Ricordiamo che il prezzo del denaro dell'eurozona è diminuito progressivamente dalla fine del 2011 e da marzo del 2016 è ai minimi storici dello 0,0%. 

Perché questo cambio di rotta proprio ora? Perché, secondo le ultime previsioni dell'autorità monetaria, l'eurozona crescerà intorno al 2% quest'anno e il prossimo, mentre l'inflazione potrà raggiungere circa l'1,7%, un livello simile a quello che cerca la Bce.

Quale sarà l'impatto di questo cambio di direzione?

La fine della politica monetaria straordinaria della Bce significherà che i costi del finanziamento dei Paesi, delle imprese e dei particolari diventeranno più cari. Inoltre questo potrebbe significare un aumento dell'euribor, l'indicatore di riferimento per la maggior parte dei mutui in Italia, e che crescerà anche il rendimento di altri prodotti come i depositi bancari. Le banche, infatti, saranno le grandi beneficiarie del ritiro di queste misure straordinarie.

Cosa dicono gli esperti?

È ormai da tempo che dal mercato si chiede a Mario Draghi la fine dello stimolo monetario straordinario. La pressione è arrivata da Paesi come Germania e Francia (dove l'inflazione ha superato il 2% a maggio) e da molti analisti ed economisti.
Molti assicuravano che il 2019 sarabbe stato il punto di inflessione e auspicavano la fine di questi stimoli monetari.