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Tfr in busta paga, come funziona e come si calcola

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Marzo si avvicina e, con esso, la “sperimentazione” sul trattamento di fine rapporto. Ovvero vedere quanti italiani, lavoratori dipendenti di aziende private, decideranno di farsi anticipare la “liquidazione” in busta paga. La prova, voluta dal governo e la cui partenza è stata confermata la settimana scorsa, avrà termine a giugno 2018, per un totale di 40 mesi. Per allora si vedrà. Ma vediamo come si calcola e come funziona il tfr in busta paga

Tfr in busta paga, conviene?
Chi sceglie di avere il tfr assieme alla retribuzione mensile non potrà, fino al termine del periodo, più cambiare idea. All'accantonamento in azienda (o nel fondo Inps, per le imprese con più di 50 dipendenti), oppure in un fondo pensione integrativo (possibilità introdotta dal primo gennaio del 2007) si affianca ora una terza opzione. A chi conviene?

Sostanzialmente solo a chi avesse proprio bisogno di dare una rimpinguata al proprio reddito mensile, per esigenze immediate e non differibili, contando, invece, di poter fare a meno di una più consistente cifra quando dovrà non necessariamente lasciare il mondo lavorativo in modo definitivo, ma pure solo dire addio a quello attuale, senza poter godere di risarcimenti

Chi chiede l'accredito mensile deve essere ben conscio non solo che perde quello che avrebbe avuto, tutto in una volta, in futuro, ma anche che subirà una tassazione maggiore, a meno che non abbia un reddito particolarmente basso. Solo in quel caso, infatti, l'aliquota marginale pagata può risultare più bassa di quella che, normalmente, si paga con la tassazione separata del tfr a fine rapporto di lavoro (secondo i calcoli dei caf acli tra il 23 e il 26 per cento). Ricordiamo che il primo scaglione dell'irpef termina a 15.000 euro, con un prelievo del 23%, mentre tra i 15 e i 28 mila euro si sale al 27 per cento

Calcolo quota mensile tfr in busta paga
I calcoli delle diverse fattispecie li ha fatti il mefop, ovvero la società del ministero dell’economia per lo sviluppo dei fondi pensione, le cui conclusioni sono che, sostanzialmente, conviene nettamente investire su questi ultimi che non prendersi qualche euro in più subito

Quanti per l'esattezza? chi ha un reddito che cade solo per una piccola parte nel secondo scaglione, 18.000 euro lordi all'anno, guadagnerà 72 euro netti al mese in più. Per averli subito rinuncia, secondo i conti fatti dal mefop, il lavoratore perderebbe 240 euro all'anno rispetto all'ipotesi in cui lasciasse il tfr in azienda, 340 rispetto all'ipotesi del conferimento in un fondo. Va chiarito che sono cifre alle quali si arriva con un rendimento presunto del 3%, verosimile ma sul quale non si può avere certezza

Chi prende 25 mila euro all'anno se ne può ritrovare in tasca 100 in più al mese, chiedendo l'anticipo. Anche in questo caso questo, però, significa una perdita cospicua rispetto a quello che si avrebbe lasciando tutto in azienda (quasi 320 euro all'anno) o versandolo in un fondo pensione (490 euro all'anno)

Se il reddito sale ulteriormente, la mancanza di convenienza diventa indubitabile. Il guadagno mensile torna a essere inferiore ai 100 euro, dato che il tfr finisce per essere interamente tassato al 38%, mentre con la tassazione separata a fine rapporto sarebbe del 25,3 per cento. Difficile che per chi guadagna, comunque, una cifra discretamente superiore a quella media, questo gruzzolo in più sia così utile. O che si scelga di intascarlo solo per dare al fisco un po' di soldi in più.