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Qual è la differenza tra oneri deducibili e spese detraibili nella dichiarazione dei redditi?

Autore: Alfredo Ranavolo (collaboratore di idealista news)

Pur essendo una distinzione che si ripresenta ogni anno uguale, al momento di compilare la dichiarazione dei redditi, la confusione tra detraibilità e deducibilità delle poste in dichiarazione dei redditi è un rischio che si corre sempre.

La regola da tenere presente è una e ben precisa: la “deducibilità” agisce sull'imponibile, vale a dire che gli oneri da dedurre vanno tolti dall'ammontare complessivo del reddito, prima che l'imposta venga calcolata; la “detraibilità”, per contro, è una riduzione dell'imposta medesima. Normalmente vale per una percentuale della spesa, che si sottrae direttamente dall'ammontare che dovrebbe essere versato al fisco.

Altra regola “aurea” è quella di conservare con cura tutta la documentazione relativa alle spese che si intendono dedurre o detrarre, per calcolarne correttamente gli importi ed esibirla in caso di successivi controlli.

L'elenco dell'una e dell'altra categoria è assai lungo. Vediamo le voci più comuni e ricorrenti. Tra le spese deducibili troviamo i contributi previdenziali e assistenziali, versati al proprio istituto di previdenza (se si è dipendenti direttamente dal datore di lavoro). Possono essere dedotti dall'imponibile anche se sostenuti per i familiari a carico, sempre se versati secondo le disposizioni di legge.

A questi si aggiungono gli oneri dei contributi per i fondi integrativi del servizio sanitario nazionale e quelli per forme pensionistiche complementari e individuali, per un importo non superiore a 5.164,57 euro.

Ci sono poi i ticket pagati al servizio sanitario nazionale e le altre spese mediche (con una franchigia di 129,11 euro) e le spese per l'assistenza e il ricovero di disabili, per la parte che riguarda le spese mediche e paramediche di assistenza specifica.

Altre deduzioni riguardano gli assegni periodici per il mantenimento del coniuge separato o divorziato, varie forme di erogazioni liberali (istituzioni religiose, organizzazioni non governative, università ed enti di ricerca, etc.), spese per istruzione secondaria e universitaria, per attività sportive dei minori (fino a 210 euro), canoni di locazione per universitari fuori sede (fino a 2.633 euro), spese per asili nido (fino a 632 euro).

Fino al prossimo anno risulta deducibile anche il 20% del prezzo di acquisto di un immobile abitativo (ripartito su 8 anni, con un tetto di 60.000 euro) purché di nuova costruzione e invenduto dalla data dell’11 novembre 2014 o per le spese sostenute dal proprietario per la costruzione di un’abitazione su un’area già di sua proprietà. A patto che, entro 6 mesi dall’acquisto, l'immobile venga affittato a valore non superiore a quello dei canoni concordati per un periodo di almeno 8 anni. Tra proprietario e inquilino non vi deve essere parentela di primo grado.

Tra le spese detraibili, oltre a quelle relative alle spese per i mutui di cui abbiamo parlato altrove, ci sono quelle per gli interventi di recupero e di ristrutturazione edilizia, da ripartire su 10 anni. Quelle per la sostituzione sia dei mobili che dei grandi elettrodomestici di classe A+ (di classe A per i forni), anche se non legate a interventi di recupero e di ristrutturazione edilizia, fino a un max di 10.000,00 euro per ogni unità immobiliare, al 50% in 10 anni. Le spese per il risparmio energetico (con massimali diversi a seconda della tipologia) vedono ancora, fino a dicembre, una detrazione pari al 65% in dieci anni. Scenderà, poi al 50% nel 2017 e al 36% dall'anno successivo.

Ci sono, inoltre, quelle sui canoni di locazione, pari al 5% dell'ammontare per gli inquilini di alloggi adibiti ad abitazione principale e per lavoratori dipendenti che trasferiscono la propria residenza per motivi di lavoro.

Infine, da quest'anno e fino al 2020, per l’acquisto dell’abitazione principale in leasing immobiliare, a favore di contribuenti con un reddito complessivo annuo non superiore a 55.000 euro, c'è una detrazione del 19%, con massimali diversi a seconda che si abbiano meno o più di 35 anni.