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Cedolare secca e locazioni brevi tagliano l’evasione delle imposte sui redditi

Cosa dicono i dati del documento allegato alla Nadef
I dati del documento allegato alla Nadef / Gtres
Autore: Redazione

Buone notizie sul fronte della lotta all’evasione delle imposte sui redditi. La cedolare secca e la normativa sulle locazioni brevi hanno fatto registrare un calo, dal 15,7% del 2012 al 7,9% del 2017. A renderlo noto la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva allegata alla nota di aggiornamento del Def.

I dati fanno riferimento al periodo monitorato che va dal 2012 al 2017. Secondo quanto emerso, nel 2012 la propensione all’evasione dei redditi prodotti dalla locazione era pari al 15,7%, nel 2013 è passata all’8,8% e nel 2014 all’8,9%. Nel 2015 si è tornati a livelli più elevati, 14,7%, e nel 2016 è stata registrata una percentuale pari al 10,1%. Nel 2017, infine, è stato registrato un 7,9%. Nei fatti, si è passati da 1,322 miliardi di euro nel 2012 a 655 milioni di euro nel 2017.

Un risultato, quest’ultimo, dovuto anche all’introduzione della normativa sulle locazioni brevi. In particolare, alla decisione di ampliare la cedolare secca anche a questa particolare tipologia di locazioni e all’obbligo per gli intermediari di comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati dei contratti stipulati e di operare la ritenuta pari al 21% della locazione.

A tal proposito, secondo quanto evidenziato dal documento, “per l’anno d’imposta 2017 sono state inviate certificazioni uniche relative a circa 33mila contribuenti, per un totale di quasi 263mila contratti e un importo dei canoni di circa 125 milioni di euro, nonché comunicazioni relative a 7.500 contribuenti, per un totale di quasi 55mila contratti e circa 32 milioni di euro di canoni”.

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