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Costruzioni: tra il 2008 al 2015 il settore ha perso il 34,8% degli investimenti, ma il 2016 potrebbe essere l’anno della svolta
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Se gli anni passati hanno segnato una debacle per il settore delle costruzioni, secondo l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance) il 2016 potrebbe rappresentare l’anno della svolta. In base a quanto riportato nel documento “Ance Congiuntura, Febbraio 2016”, si prevede un aumento dell’1% in termini reali degli investimenti in costruzioni che interrompe il trend negativo in atto dal 2008.

Costruzioni, gli elementi decisivi per invertire la rotta

A guidare l’inversione di tendenza:

- il prolungamento della crescita del comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo;

- il cambio di segno nelle opere pubbliche, dopo un decennio di forti cali;

- un’attenuazione della caduta dei livelli produttivi nella nuova edilizia abitativa e nel non residenziale privato.

Costruzioni, le misure contenute nella legge di Stabilità

Ad offrire un contributo alla ripresa del settore delle costruzioni anche le misure fiscali contenute nella legge di Stabilità 2016. A tal proposito ricordiamo:

- la conferma della proroga del potenziamento delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie e gli interventi di efficientamento energetico degli edifici;

- le agevolazioni fiscali per il leasing immobiliare per la prima casa;

- l’eliminazione dell’imposizione patrimoniale sulla prima casa;

- l’introduzione della detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di abitazioni in classe energetica A o B.

Ma non finisce qui. Per quanto riguarda i lavori pubblici, infatti, la legge di Stabilità 2016 prevede la cancellazione del Patto di stabilità interno e, grazie all’utilizzo della clausola europea per gli investimenti, un’accelerazione della spesa da realizzare nel 2016 per programmi già approvati e un incremento delle nuove risorse stanziate (+8% in termini reali rispetto al 2015).

Costruzioni, un 2015 con il segno negativo

Secondo quanto evidenziato dall’Ance, nel 2015 i livelli produttivi del settore risultano ancora in flessione. Si parla di una riduzione degli investimenti in costruzioni dell’1,3% in termini reali, in rallentamento rispetto ai significativi cali degli anni precedenti (-7% nel 2013 e -5,2% nel 2014). Una flessione più contenuta rispetto agli anni precedenti motivata dalla proroga del potenziamento degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico previsti dalla legge di Stabilità 2015 e da uno sviluppo della domanda di opere pubbliche che si è manifestata con un aumento dei bandi di gara nel 2014 e nel 2015.

Nel corso del 2015, poi, alcuni indicatori settoriali hanno mostrato un’attenuazione della tendenza negativa. L’indice Istat della produzione nelle costruzioni corretto per gli effetti di calendario evidenzia nei primi undici mesi del 2015 ancora un calo tendenziale del 2%, ma in rallentamento dopo il -6,9% del 2014 ed il -10,6% del 2013. I dati Istat sui permessi di costruire segnalano, nel primo semestre 2015, una flessione per le nuove abitazioni del 10,7% su base annua, più contenuta rispetto al -11,8% del 2014 e del -34,9% del 2013.

Se è stata registrata un’attenuazione della tendenza negativa, è pur vero che questo trend fortemente negativo risulta in atto da un decennio. Nel confronto con il picco del 2005 (305.706 abitazioni), il numero dei permessi ritirati per la costruzione di nuove abitazioni e ampliamenti è progressivamente diminuito e nel 2014 si stima che il numero di abitazioni concesse sia di circa 54.000, con una flessione complessiva dell’82,3%. Si tratta di uno dei livelli più bassi mai raggiunti, inferiore, escludendo gli anni del secondo conflitto mondiale, al 1936.

Non solo. Complessivamente, tra il 2008 al 2015, il settore delle costruzioni ha perso il 34,8% degli investimenti. Negli otto anni, per la nuova edilizia abitativa la flessione raggiunge il 61,1%, l’edilizia non residenziale privata segna una riduzione del 35,0%, mentre le costruzioni non residenziali pubbliche registrano una caduta del 48,7% (-54,7% dal 2005 al 2015).

Solo il comparto della riqualificazione degli immobili residenziali, che è giunto a rappresentare il 36,3% degli investimenti in costruzioni, mostra una tenuta dei livelli produttivi (+19,4%) grazie anche all’effetto di stimolo derivante degli incentivi fiscali (55% e 65%) relativi agli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica.

Costruzioni, timido segnale positivo per l’occupazione

Nel corso del 2015, l’occupazione nel settore delle costruzioni ha segnato un primo timido segnale positivo, dopo le forti perdite registrate negli anni precedenti. I dati Istat mostrano, nel secondo trimestre 2015, un aumento del numero di occupati (+2,3% su base annua), dopo 19 trimestri consecutivi di cali tendenziali. Nel terzo trimestre 2015 la crescita continua a coinvolgere solo i lavoratori alle dipendenze (+1,3%); di contro i lavoratori indipendenti registrano una diminuzione del -7,3%.

In tale contesto, bisogna ricordare che dall’inizio della crisi il settore delle costruzioni ha perso 502.000 posti di lavoro (-25,3%). E, considerando anche i settori collegati, la perdita complessiva raggiunge circa le 780.000 unità.

In termini di imprese, tra il 2008 ed il 2013, le costruzioni hanno sperimentato una notevole contrazione del tessuto produttivo, con una fuoriuscita dal sistema di 79.972 imprese che corrisponde ad un calo, in termini percentuali, del -12,7%.

 

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